Tottus in Pari 212: nella terra dei canguri

 

L’Australia è uno dei luoghi che offre uno spaccato esemplare dei vari flussi migratori che hanno riguardato la Sardegna. In questa lontana terra la comunità sarda – secondo calcoli attendibili – si aggira sulle 5mila unità. E’ quindi numericamente meno importante di altre zone dell’Europa e delle Americhe. Ma in nessun altro posto come in quest’isola-continente, forse, è possibile trovare le tracce di tutti i più significativi spostamenti di sardi della diaspora, in fuga dalla loro terra alla ricerca di un lavoro per sopravvivere. In Australia ci sono ancora alcuni rappresentanti di quelli partiti negli anni 20 e i loro discendenti. E poi ci sono quelli partiti subito dopo la Seconda Guerra Mondiale e quelli andati via dalla Sardegna alla fine degli anni 60, mentre in Italia esplodeva il boom economico e l’isola si impoveriva di braccia e di menti. Infine quelli dell’ultima ondata, meno massiccia delle precedenti e meno organizzata, fatta di giovani a volte mossi da spirito d’avventura, ma spesso dall’esigenza di trovare sbocchi per la loro preparazione. In Australia tra i vari flussi c’è una profonda differenza non solo generazionale ma anche e soprattutto di motivazioni. I sardi arrivavano nel Queensland, a Sidney e a Melbourne alimentando sogni e illusioni. Alcuni venivano accolti e ospitati, altri dovevano imparare fin dal primo giorno che la vita è dura e non fa sconti. Molti però ce l’hanno fatta, facendo arrivare dalla Sardegna il resto della famiglia, conservando così antiche abitudini e usanze. Hanno trasmesso ai figli e ai discendenti l’amore per la loro terra, il senso della sardità e i suoi valori. Quelli giunti in Australia, lì sono rimasti, perfettamente integrati. Il nuovo flusso migratorio degli anni 2000 è fatto da giovani con una preparazione che vogliono inserirsi nel sistema produttivo australiano. Ci sono manager che lavorano con società multinazionali e considerano l’esperienza australiana come un passaggio verso altre mete. Il contrasto tra le giovani generazioni nate in Australia da genitori sardi e quelle arrivate negli ultimi anni è rappresentato dal modo di sentire il distacco dalla Sardegna. Paradossalmente il senso di sardità dei sardi d’Australia o, se si preferisce, degli australiani di origine sarda, è più forte, più profondo di quello manifestato dai giovani che hanno appena lasciato l’isola. Il dato che più colpisce è quello relativo alla provenienza dei sardi d’Australia che fanno capire come e quando alcuni paesi isolani si siano spopolati. Il primato di questa diaspora spetta a paesi come Santulussurgiu, Pozzomaggiore, Pattada, Bultei, Bono, Esporlatu, Burgos. Emerge comunque un legame strettissimo per il proprio paese d’origine (che molti hanno visto solo quando erano adolescenti) che viene idealizzato come "il posto più bello del mondo". L’Australia ha offerto a tutti un’opportunità. Diversi hanno lavorato con il taglio della canna da zucchero e della coltivazione del tabacco, tanto per fare degli esempi. Ma oggi ci sono impresari edili, commercianti, titolari di ristoranti esclusivi e anche sacerdoti. Ma non è stato sempre e per tutti un approccio facile. Qui la natura è generosa ma anche implacabile. Molte le vittime sarde della terribile ondata di maltempo che nel 1956 colpì queste terre. Diversi i circoli australiani che hanno l’unanime presa di coscienza che il futuro della comunità sarda, dei suoi valori e delle sue tradizioni è nelle mani delle giovani generazioni. Per cui diventa fondamentale passare la mano e lasciare la responsabilità ai figli e ai nipoti per rilanciare e rivitalizzare le associazioni che ad oggi esistono in Australia: a Brisbane l’associazione "Sardi nel Queensland" ubicata nella 48B Ainsdale St. Chermside West; a Melbourne "Forza Paris" nella 232 a Lygon st. Brunswick; a Sidney a Wetherill Park "Associazione Culturale Sarda" nel Centre Place 4. Massimiliano Perlato

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