Tottus in Pari 212: nella terra dei canguri

 

L’Australia è uno dei luoghi che offre uno spaccato esemplare dei vari flussi migratori che hanno riguardato la Sardegna. In questa lontana terra la comunità sarda – secondo calcoli attendibili – si aggira sulle 5mila unità. E’ quindi numericamente meno importante di altre zone dell’Europa e delle Americhe. Ma in nessun altro posto come in quest’isola-continente, forse, è possibile trovare le tracce di tutti i più significativi spostamenti di sardi della diaspora, in fuga dalla loro terra alla ricerca di un lavoro per sopravvivere. In Australia ci sono ancora alcuni rappresentanti di quelli partiti negli anni 20 e i loro discendenti. E poi ci sono quelli partiti subito dopo la Seconda Guerra Mondiale e quelli andati via dalla Sardegna alla fine degli anni 60, mentre in Italia esplodeva il boom economico e l’isola si impoveriva di braccia e di menti. Infine quelli dell’ultima ondata, meno massiccia delle precedenti e meno organizzata, fatta di giovani a volte mossi da spirito d’avventura, ma spesso dall’esigenza di trovare sbocchi per la loro preparazione. In Australia tra i vari flussi c’è una profonda differenza non solo generazionale ma anche e soprattutto di motivazioni. I sardi arrivavano nel Queensland, a Sidney e a Melbourne alimentando sogni e illusioni. Alcuni venivano accolti e ospitati, altri dovevano imparare fin dal primo giorno che la vita è dura e non fa sconti. Molti però ce l’hanno fatta, facendo arrivare dalla Sardegna il resto della famiglia, conservando così antiche abitudini e usanze. Hanno trasmesso ai figli e ai discendenti l’amore per la loro terra, il senso della sardità e i suoi valori. Quelli giunti in Australia, lì sono rimasti, perfettamente integrati. Il nuovo flusso migratorio degli anni 2000 è fatto da giovani con una preparazione che vogliono inserirsi nel sistema produttivo australiano. Ci sono manager che lavorano con società multinazionali e considerano l’esperienza australiana come un passaggio verso altre mete. Il contrasto tra le giovani generazioni nate in Australia da genitori sardi e quelle arrivate negli ultimi anni è rappresentato dal modo di sentire il distacco dalla Sardegna. Paradossalmente il senso di sardità dei sardi d’Australia o, se si preferisce, degli australiani di origine sarda, è più forte, più profondo di quello manifestato dai giovani che hanno appena lasciato l’isola. Il dato che più colpisce è quello relativo alla provenienza dei sardi d’Australia che fanno capire come e quando alcuni paesi isolani si siano spopolati. Il primato di questa diaspora spetta a paesi come Santulussurgiu, Pozzomaggiore, Pattada, Bultei, Bono, Esporlatu, Burgos. Emerge comunque un legame strettissimo per il proprio paese d’origine (che molti hanno visto solo quando erano adolescenti) che viene idealizzato come "il posto più bello del mondo". L’Australia ha offerto a tutti un’opportunità. Diversi hanno lavorato con il taglio della canna da zucchero e della coltivazione del tabacco, tanto per fare degli esempi. Ma oggi ci sono impresari edili, commercianti, titolari di ristoranti esclusivi e anche sacerdoti. Ma non è stato sempre e per tutti un approccio facile. Qui la natura è generosa ma anche implacabile. Molte le vittime sarde della terribile ondata di maltempo che nel 1956 colpì queste terre. Diversi i circoli australiani che hanno l’unanime presa di coscienza che il futuro della comunità sarda, dei suoi valori e delle sue tradizioni è nelle mani delle giovani generazioni. Per cui diventa fondamentale passare la mano e lasciare la responsabilità ai figli e ai nipoti per rilanciare e rivitalizzare le associazioni che ad oggi esistono in Australia: a Brisbane l’associazione "Sardi nel Queensland" ubicata nella 48B Ainsdale St. Chermside West; a Melbourne "Forza Paris" nella 232 a Lygon st. Brunswick; a Sidney a Wetherill Park "Associazione Culturale Sarda" nel Centre Place 4. Massimiliano Perlato

 

PARLA PIETRO SCHIRRU, COORDINATORE DEI CIRCOLI SARDI IN AUSTRALIA

LA NUOVA FRONTIERA

L’Australia è l’area più lontana in assoluto dalla Sardegna. Un continente vastissimo che negli anni 40, 50 e 60 ha visto un costante afflusso di emigranti, dapprima diretti soprattutto nel nord dello Stato del Queensland e poi, con il cambiamento di problematiche e necessità di lavoro, di famiglia e di studio delle seconde generazioni si sono praticamente sparse in tutte le città con una consistente maggioranza a Melbourne, capitale del Victoria, a Sidney nel Nuovo Galles del Sud e a Brisbane nel Queensland. Non a caso sono queste tre città le sedi dei 4 circoli attualmente esistenti in Australia. Comunque anche in altre città, Camberra, la capitale federale, a Perth, nella lontana Australia occidentale e ad Adelaide nello Stato dell’Australia del sud si stanno costituendo altri circoli a conferma che un nuovo movimento associativo sta prendendo forma valendosi soprattutto in quella che, seppure meno consistente numericamente rispetto al passato, è la nuova ondata emigratoria dalla Sardegna. Grazie al mondo di internet, ho avuto modo di collaborare alla costituzione di un nuovo circolo sardo in Nuova Zelanda che è ora presieduto da una giovane donna, Susanna Cappai. La maggior parte di questi nuovi emigranti vengono in Australia con precisi intenti di sviluppo della loro preparazione: migliorare la conoscenza della lingua inglese, frequentare corsi di studi universitari per un master o per un dottorato, acquisire una conoscenza migliorativa del mondo che ci circonda e poi nella maggior parte dei casi, ottenere un visto di residenza permanente in Australia. Occorre tener conto di questa situazione. E’ importante effettuare un’analisi attenta di queste problematiche, individuando le strategie e le sinergie necessarie perché questa nuova emigrazione possa anche confluire nella vita associativa consentendo nello stesso tempo un rinnovamento generazionale, non più dilazionabile e l’istituzione di quelle variabilità di programmi e di obiettivi che si associano con il concetto di rinnovamento che corrisponda in maniera adeguata anche con le richieste da parte delle istituzioni regionali. Un elemento da avviare è quello di costituire un sito web collegato con le istituzioni regionali, con le agenzie sociali e soprattutto con le agenzie di viaggio preposte al rilascio dei visti per l’Australia, in modo da poter creare un collegamento di importante riferimento per tutti quei giovani che indirizzano il loro interesse verso il nostro Continente. Il mutato volto delle comunità sarde in Australia è passato da una fase caratterizzata dalla sopravvivenza e dal bisogno, ad una fase che presenta potenzialità di valori culturali, economici e sociali da favorire ed incrementare. Una delle prime risorse è il rispetto guadagnato con l’esempio di civiltà e laboriosit&
agrave; delle nostre comunità nel paese ospitante. I nostri valori e le nostre risorse vengono messi a disposizione della Sardegna. Un assioma questo che non riguarda solo l’Australia ma tutti i sardi che risiedono all’estero. Una comunità quella dei "quattro mori" conscia del suo patrimonio di esperienze che mette a profitto le competenze accumulate.
Pietro Schirru

 

DALLA SARDEGNA CHE SI SENTE CONTINENTE AL CONTINENTE PIU’ ISOLATO

UN DOCUMENTO PER CONOSCERE I SARDI D’AUSTRALIA

È già stato scritto tanto dei Sardi partiti per stabilirsi altrove e tanto si è detto delle ragioni di una scelta, della necessità di un viaggio. Ancora poco però si sa delle storie dei Sardi emigrati nel Continente più antico, quella specie di Sardegna mille volte più grande che è l’Australia, la quale, proprio come la nostra Sardegna, è dura da domare e impossibile da dimenticare. La voglia di conoscere queste storie non poteva che nascere direttamente dai Sardi che vivono in Australia, per la precisione dai soci della Sardinian Cultural Association dello Stato Victoria, i quali, insieme all’ "Italian Australian Institute" dell’Università La Trobe di Melbourne, hanno lanciato un progetto di ricerca sulla loro emigrazione e presenza in quella terra. "Una ricerca che ha come finalità la stesura di un documento che delinei la presenza dell’emigrazione sarda nel Victoria, primo passo verso la realizzazione di una Storia della presenza delle collettività sarde in Australia" come ha sottolineato il Prof. Piero Genovesi, direttore dell’Italian Australian Institute, durante la presentazione del progetto. "Nonostante la lunga gestazione, durata quasi tre anni, alla ricerca di finanziamenti, siamo tutti estremamente soddisfatti – spiega Paul Lostia, presidente della Sardinian Cultural Association del Victoria – per come il progetto si è evoluto e non ci limiteremo a raccontare solo le storie di dolore e sacrifici ma racconteremo anche le storie dei tanti Sardi che qui nel Victoria hanno trovato il successo e la realizzazione dei propri desideri, facendo il possibile per rintracciare anche coloro che non hanno rapporti con la nostra Associazione". L’incarico della ricerca è stato dato al vincitore della borsa di studio "Australian Sardinian Scholarship", Saverio Minutolo, giornalista e ricercatore residente da anni in Australia ma quasi sardo d’adozione avendo sposato una sarda e avendo vissuto a Cagliari per alcuni anni. La ricerca comincia cercando di stabilire il numero dei Sardi emigrati nel Victoria partendo dai dati ufficiali esistenti (il Rapporto Migrantes- Italiani nel mondo 2007 parla di 1.251 persone iscritte alle varie anagrafi AIRE della Sardegna), tornando poi indietro nel tempo a cercare di ricostruire una mappa della presenza sarda. A questa prima fase seguirà il vero e proprio studio storico sui documenti e la bibliografia disponibile, per provare a dare una cornice storica e scientificamente attendibile alle testimonianze raccolte e dare così una risposta ad alcune domande: perché emigrare così lontano? Perché stabilirsi dall’altra parte del mondo accettando distacchi dolorosi, assenze decennali dalla propria terra, il rischio enorme di una perdita della propria identità? Cosa hanno di diverso, se ce l’hanno, i Sardi d’Australia da quelli emigrati in altri paesi? E chi furono i primi ad andare a lavorare laggiù? Risposte che i promotori della ricerca vorrebbero raccogliere poi in una pubblicazione. Intanto Saverio Minutolo ha iniziato a scoprire le prime tracce: 66 emigrati Sardi registrati tra il 1876 e il 1925 in Oceania, molti provenienti da Bolotana, e un certo Carlo Cossu vice-console del Regno di Sardegna arrivato a Melbourne nel lontano 1866. Magari non un emigrante classico, ma pur sempre un sardo alla scoperta del Nuovo Continente. Cristina Marras

 

I DIRITTI DELLE DONNE NEI CIRCOLI DEGLI EMIGRATI SARDI D’AUSTRALIA

A SIDNEY, NEL SEGNO DI ELEONORA D’ARBOREA

Eleonora D´Arborea, regina del Medio Evo sardo e antesignana di pari opportunità, è stata la protagonista "speciale" delle iniziative organizzate in Australia dal Circolo dei Sardi del Nuovo Galles del Sud-Sydney, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Sydney, con i Circoli degli Emigrati Sardi in Australia, con la Società Dante Alighieri e il Coasit di Melbourne, e con l’Associazione Donne Italo-Australiane di Perth, in occasione del centenario della Giornata Internazionale della Donna. Ambasciatrice dei valori ideali e culturali che promanano dalla figura della "judichissa" Eleonora D´Arborea, è stata Pupa Tarantini, studiosa di Eleonora d´Arborea ed esperta in materia di pari opportunità, già presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Oristano e già vicepresidente di quella regionale. Quattro le tappe di questo straordinario viaggio attraverso le principali città del continente australiano, per parlare della azione di governo a favore dei diritti delle donne e dei minori, che Eleonora D´Arborea codificò nella "Carta De Logu", anticipando di secoli i principi fondamentali della pari dignità uomo-donna e delle pari opportunità, oggi obiettivo per l’opera di governo dei Paesi civili e democratici, come la stessa legislazione europea riconosce e impone: a Melbourne la prima tappa l´11 marzo, ha seguito Sydney il 14 marzo, Brisbane il 16 e per ultima Perth, il 19 marzo. "Da tempo pensavo ad una iniziativa in Australia su Eleonora D´Arborea ha sottolineato Pietro Schirru, promotore del progetto, presidente del Circolo dei Sardi del Galles del Sud-Sydney, consultore per l’Áustralia degli emigrati italiani nella Cgie, membro della Consulta regionale per l’Emigrazione – l’occasione del centenario dell´8 marzo ci è sembrata quella giusta. Eleonora D´Arborea, regina del Medio Evo sardo, è una figura di donna e di governante di grande attualità. Abbiamo invitato Pupa Tarantini in quanto studiosa della figura di Eleonora D´Arborea e allo stesso tempo impegnata in ruoli istituzionali e nell’associazionismo per l’attuazione delle pari opportunità". (ci riferisce Pietro Schirru)

 

 

 

CON LA COLLABORAZIONE DELL’ASSOCIAZIONE JANAS E IL CIRCOLO DI BRISBANE

IL CINEMA INDIPENDENTE SARDO VOLA IN AUSTRALIA

La FILEF, (Federazione Italiana Lavoratori Emigranti e Famiglie), in collaborazione con l’Associazione culturale Janas e con il circolo dei sardi "Ulisse Usai" di Brisbane, Australia, realizzano un progetto culturale volto a sostenere ed incentivare i giovani talenti sardi, a favore della libertà espressiva e dello scambio culturale. Il progetto intende promuovere il cinema indipendente sardo anche all’Estero, allo scopo di far conoscere i nostri territori, la nostra cultura e le nostre Arti e Mestieri legate alle tradizioni. L’Associazione culturale Janas, da oltre 3 anni si fa promotrice di un progetto ideato dalla regista nuorese Pj Gambioli circa la circuitazione della rassegna di cinema indipendente sardo itinerante al fine di sostenere e diffondere il cinema dei giovani autori emergenti sardi, ma anche la lingua e la cultura della Sardegna attraverso un tour itinerante in paesi e città della Sardegna, dell’Italia e dell’Estero. Grazie alla partnership tra le tre associazioni, è ora possibile realizzare un tour di proiezioni cinematografiche in Australia. Saranno proiettati i documentari della regista nuorese Pj Gambioli sulle Arti e Mestieri in Sardegna (Su Filindeu, Su pane carasau, la lavorazione della fede sarda, il formaggio e la tessitura di Nule), l’ultimo cortometraggio della regista, realizzato in collaborazione con la New York Film Academy e la Camera di Commercio di Sassari dal titolo UNDERWATER (sottacqua), e i lavori della III edizione della Rassegna di Cinema Indipendente Sardo Itinerante che vede protagonisti giovani autori nelle categorie CINEMA DELLE DONNE, CINEMA DALL’ISOLA, CINEMA DELLE TRADIZIONI SARDE. I film che verranno proiettati sono quelli più votati durante la tre giorni nuorese avvenuta nel mese di settembre 2007 e che hanno già visitato oltre 18 piazze della Sardegna.

 

L’AUSTRALIA E LE GIORNATE MONDIALI DELLA GIOVENTU’

LA VISITA DEL PAPA

La visita di Benedetto XVI in Oceania coincide con il 220° anniversario di fondazione dell’Australia, ricordato il 26 gennaio. E proprio la Giornata Mondiale della Gioventù offre l’occasione di ripercorrere brevemente la storia – in cui scorre il dinamismo democratico di una società  di chiara matrice europea – dell’immenso continente (oltre 7 milioni di chilometri quadrati, 60 mila Km di fascia costiera e solo 21 milioni di abitanti) che ospita una significativa comunità italiana di circa il 5 % della popolazione residente e una presenza di sardi che si aggira sulle 5 mila unità. I sardi d’Australia – frutto di diversi flussi migratori iniziati negli anni ’20 – sono principalmente provenienti dai paesi interni dell’isola e particolarmente da Santulussurgiu, Pozzomaggiore, Pattada e dai comuni goceanini di Benetutti, Bono, Bultei, Burgos, Esporlatu ed Illorai. Associazioni e circoli di riferimento sono presenti a Sydney, Melbourne, Brisbane. La nascita della moderna Australia  coincide ufficialmente con l’arrivo della Prima Flotta della grande potenza mercantile e coloniale inglese, per insediarvi una colonia penale, al comando di Arthur Phillip e dopo 18  anni dello "sbarco – scoperta " di James Cook (1770), alla baia di Sydney. Quella inglese non può essere considerata tecnicamente " scoperta" , ma inizio colonizzazione in quanto l’esistenza di un continente agli antipodi era conosciuto fin dall’antichità e presente nelle carte dei navigatori olandesi, portoghesi e spagnoli del XV secolo. E’ infatti del XV secolo il mappamondo del monaco camaldolese Fra Mauro, realizzato per re Alfonso V di Portogallo, e tratto da quello disegnato un secolo prima dall’astrologo Cecco d’Ascoli, processato e condannato al rogo dalla Santa Inquisizione, in cui risultavano gli approssimativi contorni dell’Australia. L’arrivo inglese – dopo due non significative spedizioni olandesi datate 1606 e 1616, guidate rispettivamente da W. Tanszoon e D. Hartogszoon – trovò una terra popolata da 750 mila aborigeni, divisi in 500 tribù ed originari probabilmente da una immigrazione dall’Asia sudorientale durante l’ultima glaciazione, che l’abitavano coltivando forme culturali arcaiche, rappresentate nell’originale arte rupestre, ed in perfetta sintonia e comunione con " l’anima "  della natura ambiente. Attualmente la presenza aborigena è di circa 370 mila e conserva carattere distintivo per le particolarissime convenzioni sociali e religiose e per la strutturazione dei rapporti familiari e di clan. I discendenti dei primi abitatori dell’Australia parlano una serie di lingue, suddivise per aree territoriali, ed " accomunate dall’assenza di spiranti ( h, f, s), di distinzione tra occlusive sorde e sonore e di un sistema numerale che superi il 2 o il 3 ".La questione aborigena ricorre nel dibattito politico attuale ed è motivo di tensione per le cause legali, portate avanti da parte degli autoctoni con l’ausilio di diverse associazioni ed adesioni, per la  rivendicazione dei diritti di proprietà della terra e per i contrasti generati dall’uso indiscriminato e di sfruttamento dei territori da parte di allevatori e società minerarie. L’attuale Australia, cresciuta nel determinante influsso e ruolo inglese e in condizione spiccatamente multietnica e multiculturale, è uno Stato federale indipendente a regime parlamentare nell’ambito Commonwealth britannico. La nascente Nazione australiana si dimostrò ben presto una società proiettata nel futuro e desiderosa di progresso e di emancipazione, riconoscendo la giornata lavorativa di 8 ore (1856); l’istruzione obbligatoria e gratuita fino ai 14 anni (1872) e concedendo il significativo voto alle donne nel 1894. Politicamente si registra una continua alternanza di governo tra liberali e laburisti: da Fraser (1975 – 1983), a Hawke (1983 – 1991), Keating (1991 – 1996), Howard (1996 – 2007) e Kevin Michael Rudd, primo ministro laburista dal 3 dicembre 2007, che come primi segnali internazionali ha dato la sua adesione al protocollo di Kyoto e l’impegno al ritiro militare australiano dall’Iraq. L’economia è tradizionalmente basata sull’allevamento e nell’esportazione di lana, carne e prodotti caseari. Rilevanti le trasformazioni industriali e i moderni impianti per lo sfruttamento dei giacimento minerari. L’industria ha i suoi punti di forza nel settore siderurgico, petrolchimico e meccanico. I principali partner commerciali sono gli Stati Uniti, Cina e Giappone; un freno ad un ulteriore sviluppo e rappresentato dalla mancanza di manodopera, in quanto l’Oceania è il continente meno popolato dell’intero globo. Alla Gmg di Sydney (15- 20 luglio) è prevista la partecipazione di 10 mila italiani, secondo le prime stime del comitato organizzatore. L’operazione accoglienza vede impegnato in prima linea il Console generale d’Italia a Sydney, Benedetto Latteri, con l’apporto del Ministero degli Esteri, la Cei, varie associazioni, circoli regionali e la generosa disponibilità di tantissime famiglie di emigrati italiani. Sono previsti momenti comuni di catechesi tra i giovani provenienti dall’Italia e gli italo- australiani; occasione unica per rafforzare nell’incontro un legame ideale di riscoperta delle radici nella fede. Cristoforo Puddu

 

 

EMIGRAZIONE SARDA: CONSIDERAZIONI E DOCUMENTAZIONE STATISTICA

CINQUANT’ANNI DI DIASPORA

L’emigrazione sarda, anche a causa dell’insularità della regione, si è manifestata in ritardo rispetto sia al totale dell’emigrazione nazionale sia a quella proveniente dall’area meridionale a cui la Sardegna, pur presentando caratteristiche differenti, viene assimilata. Inoltre essa si è preferenzialmente orientata in direzione europea e mediterranea piuttosto che transoceanica, come è avvenuto per le altre regioni del Sud d’Italia. Gli espatri dalla Sardegna, infatti, dal 1876 al 1942, per ben il 64,5%, si sono diretti verso l’Europa e il bacino del Mediterraneo, mentre nello stesso periodo le correnti migratorie delle regioni del Mezzogiorno d’Italia verso l’estero, per ben l’89% si sono dirette verso i paesi transoceanici. Il movimento migratorio sardo fino alla fine della seconda guerra mondiale, in termini di numero di individui, si caratterizzava per dimensioni piuttosto contenute, e ciò in relazione alle esigue dimensioni demografiche dell’Isola. Il totale dei sardi emigrati all’estero dal 1876 al 1942 fu di 133.425 unità, di cui però ben il 55% concentrati negli anni che vanno dal 1906 al 1914. Solo a partire dalla prima metà degli anni cinquanta, in Sardegna si registra il progressivo affermarsi di un movimento migratorio, da alcuni autori chiamato «nuova emigrazione», in quanto differente dal precedente sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo. Si può stimare che complessivamente l’emigrazione sarda (quella verso l’estero e quella verso le altre regioni italiane), dal 1958 ad 2002 ha interessato circa 700 mila individui, che rappresentano oltre il 40% del numero di abitanti dell’Isola censiti nel 2001. All’inizio degli anni cinquanta la Sardegna si trovava in una condizione di sottosviluppo, con una economia di sussistenza ed auto consumo, basata prevalentemente sulle attività agricole e pastorali e su quelle industriali del settore minerario, situate queste ultime, per la quasi totalità, nel bacino carbonifero e metallifero del Sulcis-lglesiente. Nell’Isola in questi anni la popolazione improduttiva era circa il doppio di quella produttiva, mentre nel complesso delle altre regioni d’Italia la popolazione non attiva superava solo del 12% quella attiva. Schematicamente in riferimento a questa «nuova emigrazione» si possono individuare tre distinte fasi:

1 la prima, rappresentata da minatori provenienti dai centri minerari del Sulcis-Iglesiente;

2 la seconda, di origine contadina e, almeno nella fase iniziale proveniente dai comuni rurali delle regioni centro-occidentali;

3 la terza di tipo pastorale e proveniente dalle zone interne

La prima fase prese l’avvio dall’entrata in crisi delle attività estrattive, crisi che ha determinato in questo settore una forte contrazione delle forze di lavoro: il totale degli occupati nel settore estrattivo nel Sulcis-Igleslente, dal 1951 al 1961, è diminuito infatti del 54,1% e nel comparto dei minerali non rnetalliferi di ben il 66%. La seconda, composta, oltre che dagli ex minatori sardi, che non trovarono lavoro nei paesi d’origine a causa di una situazione economica stagnante nel settore agricolo, dal bracciantato e manovalanza generica e dai giovani che si affacciavano sul mercato del lavoro, ha interessato anche un considerevole numero di artigiani e piccoli proprietari agricoli, investiti, alla fine degli anni cinquanta, da una crisi che, secondo alcuni, avrebbe determinato la rottura di un equilibrio che si basava sulla famiglia come unità economica. La terza fase, che registra le punte massime nella seconda metà degli anni Sessanta, ha investito anche le regioni pastorali interne, determinando una forte emigrazione di pastori. Quest’ultima fase, che si è manifestata in coincidenza con il periodo in cui l’emigrazione sarda raggiunse i livelli più elevati (mediamente 25 mila unità annue per il solo movimento verso le altre regioni italiane), ha inciso, sia sul piano demografico che economico, più negativamente delle precedenti perchè ha coinvolto la componente con maggiori possibilità espansive del settore agricolo sardo e ha comportato non solo l’abbandono dell’Isola di un notevole contingente di popolazione, ma anche un trasferimento di imprese e quindi di ricchezza: molti pastori, infatti, si sono trasferiti con le loro greggi. Se questi sono gli aspetti più significativi delle correnti di deflusso in relazione alle zone di provenienza, per quanto concerne le aree di destinazione, la quota parte che si è diretta verso l’estero resta, anche in questa «nuova emigrazione», inferiore a quella che si è indirizzata verso le altre regioni italiane. Essa, infatti, rappresenta circa il 25% del totale del movimento, e di questo ben il 93% si è diretto verso l’Europa e in particolare verso la Germania, il Belgio, la Francia, la Svizzera, che hanno accolto circa 1’80% dei sardi emigrati alÌ’estero. Per quel che riguarda il movimento verso le altre regioni italiane, il Piemonte, la Lombardia e la Liguria hanno costituito la meta preferenziale per circa il 50% degli emigrati provenienti dalla Sardegna, mentre un altro 30% si è diretto verso il Lazio, la Toscana e l’Emilia-Romagna. Da questi dati emerge che anche l’emigrazione sarda, come quella del Meridione d’Italia, ha mostrato una decisa tendenza verso le regioni Nord-occidentali della Penisola. Essa però non si è distribuita uniformemente in queste regioni, ma si è addensata nei capoluoghi (49,3%) e nei rispettivi hinterland. Ad esempio, il solo comune di Genova ha assorbito oltre il 60% dell’emigrazione sarda in Liguria e così nel Lazio oltre l’80% dei sardi si sono insediati nella capitale. A fianco di queste consistenti correnti emigratori, sono proseguiti i flussi con destinazione oltre oceano, in particolare verso il Venezuela e l’Argentina dove si è diretto oltre il 70% dell’immigrazione trans-oceanica, stimolata spesso da accordi bilaterali con i paesi di destinazione. Rispetto alle destinazioni prescelte e il tempo di partenza, i flussi del l’emigrazione verso i paesi stranieri, sono molto più concentrati nel tempo rispetto alle partenze per il complesso delle regioni italiane, che sono invece maggiormente spalmate su tutto il cinquantennio osservalo. La curva dei cancellati per l’estero, oltre a registrare i massimi con un certo ritardo rispetto a quelli con destinazione le regioni italiane, sottolinea che tali cancellazioni tendono a concentrarsi negli anni che vanno dal 1965 al 1972. Una quota parte rilevante dell’emigrazione isolana, soprattutto quella diretta nel «triangolo industriale» e all’estero, ha comportato generalmente anche una mobilità sociale in senso orizzontale, un passaggio cioè da un’attività economica ad un’altra quali in particolare quelle dei settori metalmeccanico e edile, va sottolineato che parte di quella di origine pastorale e che si è diretta in Liguria, nelle regioni appenniniche e preappenniniche centro-settentrionali (Toscana ed Emilia-Romagna) e nell’alto Lazio, ha continua
to l’attività di allevamento del bestiame secondo gli schemi tradizionali dei paesi d’origine. L’emigrazione sarda, anche perchè proveniente da un’area a bassa densità demografica, ha fatto sentire in modo marcato i suoi effetti negativi sul piano economico, specie nel settore agricolo, e ha determinato una rottura dell’equilibrio demografico dell’Isola. Nei decenni più recenti, infatti, si è registrato, specie nei centri di piccole e medie dimensioni, un aumento dell’indice di vecchiaia, superiore a quello atteso sulla base della flessione della natalità, che ha innescato processi di grave spopolamento con rischio di estinzione di molti comuni. Nel 2001, rispetto al censimento precedente del 1991, ben circa il 75% dei comuni sardi hanno visto diminuire l’ammontare dei loro abitanti. Oltre a questi spostamenti verso l’esterno. la Sardegna si è caratterizzata anche per massicci trasferimenti di popolazione tra i comuni sardi, che nell’ultimo cinquantennio, a causa di uno squilibrato sviluppo socio-economico dell’Isola (spesso basato su attività produttive non integrate con le risorse regionali) sono stati di notevole intensità ed indirizzati verso i poli di attrazione demografica coincidenti con i capoluoghi di provincia e le aree di insediamenti industriali e turistici. Dal 1958 al 2002 oltre un milione di individui, pari a più del 60% dell’attuale ammontare della popolazione sarda, hanno trasferito la loro residenza restando in Sardegna e di tale movimento, in alcuni anni, circa il 40% si è diretto verso il capoluogo della regione e nei comuni che ne costituiscono il suo hinterland. Tale dinamica ha comportato una sostanziale modifica della struttura insediativa, comportando da un lato un aggravarsi del fenomeno dello spopolamento dell’area rurale, specie delle zone interne, e dall’altro un abnorme incremento del peso relativo dei poli di attrazione demografica, che in alcuni casi, come per Cagliari e comuni vicini, ha determinato situazioni di forte congestione demografica. Per quanto attiene il ventennio 1950-70 è stato calcolato, in termini monetari sulla base dei saldi migratori per età, la perdita subita dalla Sardegna come conseguenza della esportazione a titolo gratuito di «capitale umano» per effetto dell’emigrazione!.. Dai risultati ottenuti si è potuto stimare che la Sardegna in questi venti anni, ha esportato un «capitale umano» valutabile, in lire 1971, in circa 1.351 miliardi, pari a 10,9 miliardi di euro del 2006. A questo modo di valutare in termini monetari il costo della emigrazione potrebbero essere mosse almeno tre obiezioni:

1. Il «costo dell’uomo» non sarebbe sopportato solo dalla Sardegna, ma da tutta la comunità nazionale in quanto l’Isola non può correttamente essere considerata come separata dal resto d’Italia;

2. il «costo» sarebbe, almeno in parte, bilanciato dalle rimesse degli emigrati;

3. si considera il trasferimento degli emigrati come definitivo.

In riferimento a tali possibili obiezioni si può però fare notare che per quanto riguarda la prima, se non si accetta il concetto di «costo», si dovrebbe per lo meno parlare di redistribuzione delle somme utilizzate per «l’allevamento dell’uomo» da parte delle regioni meno ricche a vantaggio di quelle più avanzate; a meno di non accreditare l’ipotesi, per altro abbastanza singolare, che le somme destinate dalla comunità nazionale alle regioni di emigrazione, siano determinate tenendo presente che queste debbano «allevare» una parte della forza lavoro destinata alle regioni più sviluppate. Circa la seconda obiezione, è sufficiente sottolineare che se si tiene conto delle rimesse, il «capitale umano trasferito» non può essere considerato – come nel calcolo – a titolo gratuito e si dovrebbero, quindi, computare gli interessi su tale somma. Relativamente alla terza obiezione, giova osservare che i risultati non si modificherebbero sostanzialmente anche considerando il tempo medio di emigrazione, in quanto, come è noto, nelle aree di emigrazione il contingente più numeroso dei rientri è rappresentato da individui che hanno terminato o stanno per terminare la loro attività lavorativa. Inoltre non sarebbe escluso che, considerando l’anzianità emigratoria, si possa pervenire ad una cifra ancora più elevata, in quanto si dovrebbero considerare nel computo del «capitale umano» anche i costi addizionali che la collettività deve sopportare per il mantenimento di un maggior numero di unità improduttive. Tale discorso relativo ai "costi aggiuntivi" potrebbe invero essere parzialmente ribaltato in un’ottica di "benefici indiretti più ampi". Infatti, l’emigrato al rientro si potrebbe proporre nelle sue capacità diffusive di know how, conoscenze specialistiche di tipo professionale e capacità relazionali più complesse acquisite durante la sua esperienza migratoria fuori dal contesto isolano a vantaggio di soggetti locali. L’analisi dei costi sopportati dalle aree di origine diventa di attualità pregnante se si considera la ripartenza di nuovi flussi emigratori che, per quanto si caratterizzino in termini numerici molto più contenuti rispetto al passato, interessano capitale umano di elevata formazione. Se ancora nel periodo 1982-86 la quota di emigrati in possesso di un diploma di scuola secondaria e di una laurea rappresentava il 19% del totale, ultimamente (1997-2002) la quota parte di questi emigrati è del 35%. Il materiale allegato comprende, oltre ad una breve nota sull’emigrazione sarda a partire dal secondo dopoguerra corredata da alcuni grafici (che evidenziano sia le dinamiche temporali che quelle territoriali, con uno sguardo ristretto alla sola Italia), tabelle analitiche descrittive dei flussi emigratori in periodi differenti ed ancorati al dato territoriale minimo, ovvero il comune di partenza. Questi quadri informativi sul fenomeno si articolano nelle seguenti quattro sezioni: Cancellati per l’estero e per l’interno dalle anagrafi dei singoli comuni dell’isola nei periodi 1960-69, 1970-79, 1980-1989 e 1990-2003; Cancellati dalle anagrafi dei singoli comuni sardi nei periodi 1982-86 e 1987-2001 secondo alcune caratteristiche demo-socio-economiche; Totale dei cancellati dal 1958 al 2003 dalle anagrafi della Sardegna secondo la località di destinazione (regioni italiane ed estero); Cartografie delle distribuzioni territoriali dei circoli sardi in Italia e nei paesi stranieri in cui, in base alla fonte AIRE, si stima una presenza di non meno di 60 soggetti.

Giuseppe Puggioni, Marco Zurru

 

 

 

 

GLI STRANIERI IN SARDEGNA A CURA DI MARIA LUISA GENTILESCHI

GEOGRAFIE DELL’IMMIGRAZIONE

L’autrice e curatrice del volume viene considerata, nell’ambito accademico, fra i più autorevoli esponenti di quegli studi sulla "geografia delle popolazioni", con i conseguenti "fenomeni mig
ratori", che si indicano essere uno dei campi di studio oggi più frequentati per ottenere una più completa conoscenza della multietnicità presente nella società e nell’economia dell’isola. Analizzare e scrivere quindi sull’immigrazione in Sardegna, e sulla presenza di colonie di stranieri, è dunque di grande interesse, non foss’altro perché si tratta di un fenomeno abbastanza nuovo e poco conosciuto. Anche perché la Sardegna è conosciuta come terra di emigrati e non certo di immigrati. Oggi che l’isola ha fra le più alte percentuali di inoccupati e disoccupati nella sua forza lavoto, un’analisi del fenomeno immigratorio assume un particolare interesse. Anche se si tratta di un fenomeno quantitativamente inferiore ad altre parti del nostro Paese (un po’ più dell’1% rispetto al 4 abbondante del resto d’Italia). Il lavoro della professoressa Gentileschi, docente di geografia politica ed economia a Scienze politiche nell’Ateneo di Cagliari, ha sempre riservato un’analisi profonda alla questione. La Sardegna che soffre della concomitanza di due flussi contrapposti: di congestione demografica nei centri costieri e di spopolamento in quello dell’interno. Cagliari con la sua conurbazione, assorbe gran parte dell’immigrazione straniera, dai senegalesi ai cinesi ed ai cittadini dell’est europeo. Per darsi al commercio (ambulante e stanziale), alla manovalanza in edilizia od all’assistenza domiciliare. Ma la stessa distribuzione territoriale di questi immigrati non può che offrire motivi di studio, anche perché aiuta a comprendere la genesi stessa delle mobilità e delle destinazioni migratorie, che sono poi differenti per i diversi gruppi etnici. Le stesse cronache giornalistiche hanno, in più occasioni, descritto situazioni d’inserimento e di rigetto che rendono questo fenomeno interessante anche come comprensione dei differenti atteggiamenti sociali. Se poi la Sardegna diventa oggetto dei sbarchi di clandestini, nelle coste del sud, il fenomeno assume una nuova e particolare valenza, non aliena da motivi di preoccupazione. C’è infatti da domandarsi il perché d’un viaggio "della speranza" in Sardegna, allorché altre destinazioni avrebbero certamente maggiori attrattive-certezze? Sono domande che sorgono spontanee a cui il volume della Gentileschi offre interessanti risposte. Analizzandone le rotte d’arrivo, le sistemazioni domiciliari, gli spostamenti territoriali e gli indirizzi occupativi. Si fa anche formando, soprattutto ad opera dell’immigrazione cinese, un’economia parallela fatta di imprese commerciali sia all’ingrosso che al dettaglio a forte dinamica di crescita, caratterizzata dal basso prezzo. Con quel pericolo di infiltrazioni mafiose che sembrerebbero contraddistinguere molto commercio cinese in Italia. Diverso sembrerebbe, almeno sotto quell’aspetto malavitoso, l’immigrazione senegalese, anch’essa molto presente in Sardegna. Può essere normale, provenendo dalle regioni africane od anche da quelle danubiane, pensare a Roma od a Milano: ma perché arrivare fino alla Sardegna? Alcune ragioni la ricerca le ha individuate da una sorta di passa parola fra immigrati o attraverso la ricerca di qualche datore di lavoro, od ancora attraverso la conoscenza di migliori condizioni di accoglienza e di sistemazione (vedi il clima per gli africani). Tanti africani sono sull’isola da oltre dieci anni. Questa è una conferma di una soddisfazione ricavata dalla residenza isolana e, nella maggior parte dei casi, da un buon rapporto con la popolazione locale. Lo studio di queste geografie dell’immigrazione appare quindi come un interessante campo di riflessione per meglio capire un fenomeno che oggi è divenuto socialmente sensibile. La multietnicità culturale, religiosa e linguistica ha posto e pone molteplici problemi, molti anche di difficile se non impossibile soluzione, ma è chiaro che per prendere iniziative od adottare rimedi utili, occorre "conoscere" il fenomeno.

 

 

HA PARTECIPATO CON SUCCESSO ALLA CONFERENZA SULL’EMIGRAZIONE SARDA DI CAGLIARI

LA FIGURA DI ENRICO CALAMAI

Enrico Calamai rappresenta una delle figure maggiormente legate ai sardi emigrati. "I sardi sono un popolo da prendere ad esempio perché capace di ritrovare e sviluppare rapporti che partono dall’identità che poi si fa apprezzare dalle nuove generazioni" spiega Calamai. "In Sardegna, seppur globalizzata a grandi livelli, si è capaci di tornare alle radici per non dimenticarle mai e per trarne insegnamento. Non nascondo che mi piacerebbe vivere in Sardegna e passare qui gli ultimi anni della mia vita". Nato a Roma nel 1945 sin da giovane ha la passione della scrittura. Viene però forzato dal padre, comandante di nave, allo studio dell’economia e quindi intraprendere la carriera diplomatica. Vivendo tra Madrid e Roma era stato testimone del ’68 parigino da cui aveva assorbito l’allegria e l’euforia, senza però distogliere l’attenzione dagli studi e dalla scrittura. Intrapresa la carriera diplomatica, giunse nella più europea delle capitali sudamericane, Buenos Aires nel 1972 con l’ultimo viaggio della motonave "Giulio Cesare" per svolgere il ruolo di Console italiano. Negli anni ’70 è in Argentina quando sale al potere la giunta militare che da inizio al dramma dei desaparecidos. E’ proprio Enrico Calamai a stare vicino alle famiglie di Martino Mastinu e Mario Bonarino Marras. "Spetta a voi sardi" spiega il già console in Argentina, "fare in modo che si promuovano le ricerche dei desaparecidos sardi. E’ stato un caso ad esempio avere scoperto che accanto a loro due c’era un altro giovane di cui non si sono mai più avute notizie. L’obiettivo del regime era quello di creare destabilizzazione terrorizzante e ancora oggi le famiglie sarde piangono chi non vedranno più per un genocidio, ma alo stesso tempo lottano per non dimenticare". Il processo di Roma ha deciso poi, con pronuncia solenne della Corte d’Assise assunta "in nome del popolo italiano", la condanna all’ergastolo del generale Suarez Mason, "il padrone della vita e della morte" di tutti gli innocenti sequestrati e torturati in Argentina dal 1976 al 1979. E tra queste vittime restano i due figli di Tresnuraghes, i due giovani eroici sindacalisti sardi, operanti nei cantieri navali del Tigre, in Buenos Aires di cui si sanno le torture loro inferte attraverso il racconto doloroso dei loro compagni di sofferenza ed attraverso le testimonianze coraggiose dei sopravvissuti. A Buenos Aires, nel periodo di più intensa repressione, diviene una sorta di Schindler: con l’aiuto di Filippo Di Benedetto, rappresentante dell’INCA CGIL a Buenos Aires, riuscì a mettere in salvo centinaia di oppositori politici del regime. Allontanatosi dalla carriera diplomatica ha visto riconosciuta la sua attività salvifica dal presidente Kirchner che il 10 dicembre 2004 lo ha decorato, con la Cruz dell’Orden del Libertador San Martin, per essersi battuto in difesa dei diritti umani durante gli anni della dittatura. Ha pubblicato diversi libri tra cui "Faremo l’America" e "Niente asilo politico", testimonianza della sua attività sudamericana.

(documento a cura di Romina Congera)

 

DA BERLUSCONI IN GIAPPONE, DUE ASSIST PER SORU E LA SARDEGNA

G8 A LA MADDALENA E TIRRENIA PRIVATIZZATA

Due assist non da poco: arrivano dal Giappone ma riguardano da molto vicino la Sardegna. Tutti e due per bocca di Silvio Berlusconi: non sono regali, è bene chiarirlo, ma riconoscimenti. Il primo è sul G8, il secondo sulla Tirrenia: una conferma, ma internazionale, con la volontà del governo di interrompere il monopolio delle carrette del mare. Due punti su cui Renato Soru ha scommesso forte. Berlusconi e Soru ebbero un incontro privato, faccia a faccia per cinque minuti: mentre il primo parlava ancora della possibilità di svolgere una parte del vertice (una cena o un pranzo ufficiali) nella sua villa Certosa, il secondo riproponeva la questione della Tirrenia come danno per la Sardegna e per i sardi. Lo aveva già fatto durante il primo incontro tra il nuovo governo e le Regioni, ponendo la fine del monopolio come prima necessità dell’isola. Cosa è cambiato da allora a oggi? Influisce di sicuro il ritardo di 35 ore del traghetto tra Cagliari e Palermo, con la richiesta di danni da parte dei passeggeri costretti ad aspettare senza nessuna assistenza. Sta di fatto che Berlusconi si schiera dalla parte degli armatori navali nel voler porre fine alla «concorrenza sleale della Tirrenia». Lo fa con un messaggio inviato all’assemblea di Confitarma in corso a Genova: «Il governo è d’accordo» con le richieste che arrivano anche dal settore marittimo, «e per questo, con il recente Dpf, ha disposto di attivare tempestivamente il processo di privatizzazione della Tirrenia». Significa niente più aiuti di stato e concorrenza alla pari con le altre compagnie: passo avanti sostanziale sulla via della continuità territoriale via mare voluta da Soru. Poi il G8. Il premier conferma che il vertice mondiale del prossimo anno si terrà a La Maddalena. Lo fa a suo modo, da protagonista: «Nel corso della riunione di oggi è stata votata all’unanimità la mia proposta di mantenere la stessa formula per il prossimo G8 che si terrà in Italia nell’isola de La Maddalena». Con qualche piccola novità, ci mancherebbe altro, anche quella accettata dagli altri otto grandi del mondo: «Ho innovato rispetto al passato, e rispetto a quello che è successo anche in questa puntata del G8, di avere qui soltanto fuggevolmente i rappresentanti dei paesi africani, che sono invitati praticamente soltanto per una colazione, e di avere qui altrettanto fuggevolmente i rappresentanti degli altri cinque paesi che sono definiti emergenti ma che sono assolutamente emersi». «Ho quindi proposto che il G8 italiano si svolga in questi termini: di mantenere ancora la formula attuale» e poi «ho deciso di invitare per la prima giornata i membri del G8, per la seconda i rappresentanti degli altri cinque paesi e di fare quindi un G8 più 5, dedicare la mattina della stessa giornata ai paesi africani e concludere con il pomeriggio della stessa giornata ancora con i membri del G8 per tirare le conclusioni e dare il via alla dichiarazione conclusiva del vertice». Ancora: «Questo programma è stato molto apprezzato e adottato all’unanimità e diventerà dunque il programma del G8 italiano che ho confermato si terrà nell’isola de La Maddalena». Davanti ai colleghi degli altri paesi industrializzati, per l’arcipelago è la conferma definitiva. Significa l’impegno di Berlusconi, quindi di tutto il governo, per la realizzazione in Sardegna del prossimo vertice: oltre i ritardi nei lavori di preparazione, quelle parole vogliono dire fondi sbloccati, infrastrutture, visibilità mondiale. Perché il Cavaliere la parola data agli amici non la tira certo indietro. L’anno prossimo mancherà George Bush: ma per lui un invito alla Certosa non mancherà mai. Nonostante quel dossier consegnato alla stampa dallo staff del texano in cui il premier è definito come uno «uno dei più controversi leader della storia di un Paese conosciuto per corruzione governativa e vizio». Non è la prima volta, ma anche in questa occasione bastano le scuse ufficiali. E le pacche sulle spalle. Marco Murgia

 

 

 

 

 

 

LA REGIONE SARDEGNA STANZIA 23 MILIONI PER SOSTENERE I PIU’ POVERI

INTEGRAZIONE PER AFFITTI E ALIMENTI

Famiglie numerose in difficoltà, persone che fanno fatica a finire il mese o a sbarcare il lunario. Ma anche senzatetto e clochard. Per sostenerli e contrastare la povertà, la Regione ha deciso di mettere a disposizione 23 milioni di euro. Fondi, stanziati  dalla Giunta, per il sostegno economico a persone e famiglie senza reddito, in condizioni di accertata povertà e per l’abbattimento dei costi dell’abitazione e dei servizi essenziali. Gli interventi sono rivolti a residenti in Sardegna da almeno due anni. «Si tratta di sostenere le persone in difficoltà duratura o transitoria», ha spiegato l’assessore alla sanità Nerina Dirindin, «con progetti personalizzati di aiuto e monitoraggio delle azioni poste in essere attraverso la collaborazione con i Comuni. Lo scorso anno, con 5 milioni e mezzo, abbiamo potuto erogare mensilmente fino a 250 euro a persona. Quest’anno lo stanziamento è stato quadruplicato e la somma mensile erogabile è di 350 euro a persona. Un incremento notevole per un Programma che, nel resto d’Italia, hanno adottato solo Emilia, Friuli, Basilicata e Campania». Nel dettaglio, gli interventi sono finalizzati prioritariamente ad un aiuto nel pagamento di servizi essenziali (canone di locazione, energia elettrica, gas, acqua, rifiuti solidi urbani): a disposizione ci sono 15.000.000 euro da ripartire tra i Comuni della Sardegna (per il 10% in parti uguali e per il 90% in relazione alla popolazione). Sono previste poi iniziative a favore di famiglie numerose (minimo 4 figli), che abbiano un reddito insufficiente a coprire le esigenze essenziali: anche in questo caso, pur non trovandosi in condizione di povertà estreme, ci sarà un sostegno per l’abbattimento dei costi abitativi e dei servizi (canone di locazione, bollette) ma anche il pagamento di servizi come l’asilo nido, baby sitter, la frequenza di attività sportive o la partecipazione ad iniziative culturali, di studio o attività extrascolastiche. Per questa tipologia di intervento sono stati stanziati quasi 6 milioni di euro. La terza linea di intervento riguarda persone, gruppi di persone e famiglie prive di cibo, abitazione, vestiario e in condizioni di preoccupante isolamento relazionale (per esempio senzatetto, clochard). A loro è rivolto il programma "Né di freddo né di fame", rifinanziato con 2 milioni di euro. La Dirindin ha inoltre ricordato che «è necessario che i
l contrasto delle povertà diventi un tema centrale nella programmazione locale, per questo proponiamo che ogni Piano Locale Unitario dei Servizi (Plus) comprenda uno specifico Piano degli interventi di contrasto della povertà. nel quale saranno indicate le tipologie e l’entità finanziaria degli interventi di assistenza economica e di prima accoglienza, erogati dai Comuni singoli e dai Comuni associati, i progetti personalizzati di aiuto, le priorità nonché i criteri adottati per l’erogazione degli interventi».

Cinzia Isola

 

LO DICE LA PRESTIGIOSA RIVISTA MENSILE AMERICANA CONDE’ NAST TRAVELER

L’ISOLA E’ TRA LE METE PREFERITE DAI LETTORI

Bisogna che si decidano. Il New York Times la Sardegna l’ha un po’snobbata: non è tra le mete preferite, dice il quotidiano della Grande Mela, dei turisti a stelle e strisce. Il Condè Nast Traveller, il mensile Bibbia del viaggiatore che dice the best, racconta il contrario. La Sardegna è nella "Playlist" dei lettori che pensano alle vacanze. Nel Readers Choice Awards (in buona sostanza le scelte preferite dai lettori) nella sezione isole europee è nominata insieme a Capri e a Mikonos in Grecia. Tanto per fare capire il quadro della situazione, nella stessa sezione, ci sono posti come Maui (Pacifico), le Bermuda (Atlantico), Bali e Maldive (Oceano Indiano). Una classifica che, per la sezione città, vede in fila New York, Roma, Venezia, Firenze, Bangkok e altre tredici mete considerate da sogno. Insomma, la Sardegna è negli Oscar del turismo americani. Come d’altra parte, al contrario di quella graduatoria del New York Times che in Sardigna non è andata giù a nessuno, più o meno aveva raccontato qualche settimana fa anche il National Geographic. Verdetto: Sardegna, l’isola del Mediterraneo meno incontaminata. Trentunesimo posto nell’elenco generale che comprende le 111 isole più affascinanti del pianeta. Con tanti saluti a Capri, Sicilia e compagnia bella bagnata dal mare. Il monitoraggio effettuato in collaborazione con la George Washington University aveva coinvolto oltre cinquecento esperti di tutto il mondo. Gente che aveva preso in esame, per l’elaborazione del rating, tradizioni, cultura, paesaggio e ambiente delle isole selezionate. Il risultato finale è stato sintetizzato in un punteggio: 71 è il voto assegnato alla Sardegna, 87 quello che si meritano le Faroer (sì, quelle della nazionale battuta dall’Italia e dalla Francia nelle gare delle qualificazioni per gli Europei) prime classificate. In fondo alla classifica, Saint Thomas delle Isole Vergini e Ibiza con 37 punti. National Geographic sottolinea che la Sardegna veniva descritta "come una terra con montagne e villaggi nell’interno e chilometri di coste con lunghe spiagge. Senza dimenticare una "ricca e inusuale" cultura locale. Una Sardegna che sta cercando di sfondare nel mercato americano. I voli diretti che partiranno da Cagliari sono visti da chi abita qui come l’occasione per avere l’altra parte del mondo finalmente a portata di mano. Ma soprattutto come una grande occasione per fare arrivare qui i (ricchi) turisti dagli States. Rapporti sempre più intensi. La Regione ha confermato, dopo l’esperienza di quest’anno, che anche nel 2009 sarà al New York Film Festival come sponsor. E così, sempre per non perdere i contatti, la Sardegna sarà il prossimo anno anche alla Fiera congressuale di Chicago. Sardegna nella testa degli americani. Casi che si ripetono. Nel 2006 c’era stato per l’Isola, anche il premio più inaspettato e curioso che mai si potesse aspettare. Quello del Forbes Traveler che premiava la spiaggia di Pula nella classifica dei posti più sexy al mondo. La classifica del mensile di economia e finanza aveva tenuto conto di due parametri: bellezze naturali e vita sociale. Per bellezze naturali non si sa se il giornale si riferisse a quelle in Bikini o a quelle paesaggistiche. Le sabbie della spiaggia erano state definite dai severi giudici "lampeggianti di bianco, le sue cale affascinanti e le sue acque di un blu profondo". Nora, avevano detto i giornalisti , ma anche Chia. Il consiglio americano: fatevi una bella passeggiata in mezzo alle dune.   

 

CINEMA: PREMI AL FILM "SONETAULA" DI SALVATORE MEREU

A CATERINA MURINO, L’EUROPEAN GOLDEN GLOBE

Sardegna tutta d’oro. A Roma sono stati consegnati i "Globi" dell’Associazione della Stampa Estera in Italia per il cinema italiano ed europeo. E’ stato un trionfo: tre premi al film Sonetàula del regista dorgalese Salvatore Mereu e uno all’attrice cagliaritana Caterina Murino. Il film di Mereu è stato il più premiato. A conquistato i Globi per l’attore esordiente (Francesco Falchetto), il produttore (Andrea Occhipinti con Gianluca Arcopinto) e il Gran Premio Stampa Estera. Il film, uscito il marzo scorso, ha già vinto quattro premi a quattro importanti festival: Berlinale; Karlovy Vary International Film Festival; Los Angelese Film Festival; Seattle International Film Festival. L’azione si svolge in Sardegna tra il 1937 e il 1950. Sonetàula ha 12 anni all’inizio della storia, 25 al suo tragico epilogo. Servo-pastore nell’adolescenza, il padre al confino, cresce figlio del bosco, con le splendide figure del nonno e zio Giobatta come guida. A 18 anni Sonetàula reagisce a un affronto sgarrettando il gregge del provocatore. Non risponde alle chiamate dei carabinieri, sceglie la latitanza e diventa bandito: assalti stradali, ammazzamenti, vita randagia da fiera inseguita, paura, solitudine… e la vendetta sull’uomo che aveva incolpato il padre di un delitto non commesso. E’ tratto dal romanzo di Giuseppe Fiori.

Alla trentenne attrice cagliaritana Caterina Murino, lanciata nel cinema internazionale dal ruolo di Bond Girl nell’ultimo 007 Casinò Royale, è andato l’European Golden Globe, riservato a un giovane talento italiano con carriera internazionale.

 

NON CI SONO REGOLE PER CONTAGIARE ALLA LETTURA

LEGGERE

Non ci sono regole per contagiare alla lettura, si può solo provare, e sapere che fallire è la probabilità maggiore, Mio figlio non legge niente, si lamentano i padri sconsolati, e le madri, ingenuamente, provano con l’imperativo, che pure, si sa, non serve a niente: Leggi! e quello acchiappa il pallone e scappa per strada, nella piazza con gli altri ragazzi, si chiude in camera e manda messaggini, accende il video e la playstation, Leggi! Mamma, non ne ho voglia. I sociologi pronti danno dati, e gli insegnanti si disperano, e gli scrittori
e i librai e tutti quanti: Qui non legge nessuno. Chissà cosa ci trovano, in questi libri, oggetti inanimati e muti, dopotutto, si chiedono i ragazzi non-lettori, e non riescono proprio a capire, come si fa a competere con le immagini tridimensionali, con i film a colori, con le avventure di draghi e guerrieri, con videogiochi e film hollywoodiani, con un bel film d’amore? A volte, nelle scuole, qualcuno coraggioso ti chiede: Ma tu, che scrivi per mestiere, a quest’età nostra di energia e di ormoni, stavi chiuso a leggere romanzi? No. Correre, giocare a tennis e al pallone, conquistare i prati e i boschi, fuggire in città nel pomeriggio, prendere un treno e un pullman, il sole al bastione, nessun libro reggeva il confronto. Nemmeno adesso, a dire il vero. Meglio dei libri, la vita, sempre. Però ogni tanto, rispondi a quei ragazzi, alle madri angosciate, ai padri disperati (Mio figlio non legge niente!), però ogni tanto, i libri salvano la vita. Certe mattine in ospedale, nessuna voglia di parlare con gli estranei, due o tre ore sdraiato in un letto, senza dolori ma con molta noia, quelle mattine ti ha salvato un libro, la storia di quell’uomo che vaga per l’Argentina e le sue fughe tra amanti e nemici, quell’altra di un assassino di Bologna con nome d’animale, quell’altra ancora di Venezia dopo la guerra e la sconfitta, di generali e nobildonne, di toreri e giornalisti, in quelle mattine d’ospedale, storie che ti hanno fatto passare il tempo, salvato il tempo. E per chi per fortuna non conosce ospedale, i treni, i viaggi in nave per il continente, i passaggi ponte e le scomode poltrone, quante volte ci ha salvato un libro, anche i non-lettori, o quelli occasionali, salvati da una trama in mezzo al mare aperto, tempo passato, tempo salvato. E come si fa, dunque, con questo figlio che non legge? Si aspetta, ché prima o poi la vita rallenta, e c’è posto per le storie scritte, per la voglia di stare soli, di conoscere altri luoghi senza uscire di casa, prima o poi si comincia così, scettici e svogliati, proviamo questo qui, e non si smette più, fino alla fine. E se non succede, se il figlio svogliato diventerà un non-lettore, c’è almeno la speranza che prima o poi si salvi, che scopra i segreti mondi più tardi, da adulto diventato padre, leggendo qualche favola a suo figlio, Papà, me la leggi quella di Alice e del Cappellaio? Dormi, risponde il padre non-lettore, ma l’imperativo non funziona neanche adesso, e tocca leggere davvero, e scoprire che non è poi così male, anche senza audio e dolby stereo, C’era una volta, dice il padre non-lettore, la vita rallentata, il tempo sospeso e la notte che passa, il bambino prende sonno, e lui continua, a voce bassa, incuriosito, chissà come finisce?
Flavio Soriga

 

LE PAROLE DI PAOLO PULINA PER LA REDAZIONE DI "TOTTUS IN PARI"

DALLE PAGINE DEL BLOG…BUONE VACANZE!

Valentina e Massimiliano / tra Muggiò, Cinisello e Milano / fanno tutto insieme / un giornale che gli preme: /
fanno "Tottus in Pari" / nei giorni dispari e in quelli pari. / E’ un servizio agli emigrati / che, mi pare, sono loro grati. / La loro impresa familiare / alle notizie fa varcare il mare: / le leggono in Gòceano / ma anche oltre Oceano. / Qual è l’unico loro salario / per il lodevole lavoro volontario? / Tanti bei ringraziamenti / e lusinghieri commenti! / Essendo consapevole dell’applicazione / necessaria per ogni pubblicazione, / ora che la tenace Valentina / ci ha ricordato, copertina dopo copertina, / di "Tottus" il lungo tragitto, / sente il dovere anche il sottoscritto / di esprimere complimenti vivissimi / ai nostri due pubblicisti attivissimi.
Paolo Pulina

 

Una risposta a “Tottus in Pari 212: nella terra dei canguri”

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