Incrementa la povertà in Sardegna: inadeguate le infrastrutture, assenti le strategia

di Sergio Concas

 

Le dimensioni della povertà in Sardegna sono sempre oggetto di dibattito e di studio sia per gli addetti all’elaborazione ed all’analisi dei dati statistici, che per quanti operano nel sociale. Negli ultimi quattro anni la povertà delle famiglie è aumentata a dismisura. In un solo anno dal 2006 al 2007 si è registrato un incremento di sei punti nell’incidenza della povertà delle famiglie sarde. Si è passati dal 16,9 al 22,9%. Le persone al di sotto della soglia di povertà superano le 377 mila e 325 unità. Si tratta di un record di incremento che non ha riscontro nelle altre regioni del Paese. Il forte incremento delle situazioni di povertà è da attribuire alle gravi difficoltà in cui si dibattono i settori produttivi regionali, anche per la fase delicata che attraversa il mondo economico nazionale ed internazionale. In Sardegna le difficoltà sono più accentuate che altrove per l’inadeguatezza delle infrastrutture materiali ed immateriali. I ritardi accumulati, insieme all’assenza di una strategia in grado di sostenere il processo produttivo isolano hanno prodotto una condizione, a dir poco, delicata ed insostenibile. Il settore industriale, nell’ultimo trimestre del 2008, ha perso ventimila posti di lavoro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La cassa integrazione ordinaria nel 2008 è passata da un milione e 143 mila ore ad un milione e 386 mila ore, nello stesso periodo la cassa integrazione straordinaria è passata da tre milioni e 905 mila ore a quattro milioni e 621 mila ore. Queste situazioni, già presenti prima ancora dell’arrivo dello tsunami finanziario mondiale, sono ancor più peggiorate. In questa fase occorre incentivare le pressioni nei confronti della Regione e del Governo affinché le difficoltà del sistema economico di aree politicamente più forti pongano la realtà sarda in sottordine sulle priorità di intervento.Già preoccupano certe dichiarazioni, non solo di rappresentanti politici, ma anche di tanti analisti economici che circolano nel Paese che, nostro malgrado, fanno opinione, quali quelle che tendono ad alleggerire la crisi nelle aree del Meridione e, quindi anche della Sardegna, sostenendo che le difficoltà sono inferiori perché avvantaggiate dai trasferimenti pubblici più cospicui delle Regioni del Nord. Questa è un’ulteriore inesattezza dimostrata, peraltro, dai dati ufficiali dell’OCSE, l’Organizzazione per Cooperazione e lo Sviluppo Economici, sulle retribuzioni e dell’INPS sulle pensioni e sugli ammortizzatori sociali. I dati forniti dall’OCSE sugli stipendi degli italiani, che sono i più bassi d’Europa, puntualizzano anche che l’area con le retribuzioni medie più alte è il Nord-Ovest d’Italia, con differenze di oltre 22 punti percentuali nei confronti del Sud. I dati dell’INPS dimostrano che in Sardegna, più che altrove il reddito personale e familiare è fortemente condizionato dall’assenza di lavoro, dalla precarietà, dai bassi salari e dalle pensioni inferiori alla media nazionale. L’importo mensile medio delle pensioni INPS. In Sardegna, è pari a 614,22 euro, contro la media nazionale di 781,29 euro e la media delle regioni del Nord di 845,48 euro. In Lombardia la pensione media mensile raggiunge 906,12 euro. Questi dati confermano, in modo chiaro ed inequivocabile, che non è il Sud, e tanto meno la Sardegna, a beneficiare di maggiori trasferimenti di risorse pubbliche ma, se consideriamo anche gli interventi degli ammortizzatori sociali, verifichiamo che anche in momenti di crisi, "piove sempre sul bagnato" e cioè sulle regioni economicamente più sviluppate. Anche l’erogazione della cassa integrazione penalizza la Sardegna. Infatti, la maggior parte degli ammortizzatori sociali, indennità di mobilità, cassa integrazione, in Sardegna sono a regime di deroga, questo significa che gli importi mensili mediamente non superano i 600 euro. Tutte queste situazioni, aggravate anche dal fenomeno del lavoro precario, in aumento nei nostri territori, incrementano, in modo preoccupante, aree di vera povertà. Occorre dare immediata attivazione agli strumenti individuati nell’ultimo incontro tra il Presidente della Giunta regionale e le Segreterie regionali CGIL, CISL, UIL, a partire dall’Osservatorio economico e dall’Osservatorio sulle povertà per poter contrastare la crisi economica e sociale che attraversa la Sardegna, dal contrasto delle emergenze, alle nuove politiche di sviluppo.

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