Nel libro "Falsi e falsari" curato da Ezio Barbieri, si parla anche delle "carte d'Arborea"

di Paolo Pulina

 

Alla Fiera internazionale del libro di Torino è stato presentato il volume "Falsi e falsari. Documenti dai Merovingi all’Ottocento" (edito da Bonanno nella nuova collana "Memoria d’inchiostro"), che contiene un testo classico di Arthur Giry nella traduzione di Ezio Barbieri, docente del Dipartimento di Scienze storiche e geografiche dell’Università di Pavia. Barbieri non solo ha curato le numerose note a piè di pagina ma vi ha anche aggiunto due corposi saggi (uno introduttivo, l’altro conclusivo) e un indice dei nomi di persona (tra cui gli studiosi sardi Ettore Cau, Luciano Marrocu,  Antonello  Mattone, Paolo Gaviano, Laura Mureddu, Luciano Carta), di luogo (tra cui Sardegna) e dei titoli delle opere citate. A Torino l’opera è stata illustrata magistralmente da Aldo Angelo Settia, che è stato per vent’anni titolare della cattedra di Storia medievale dell’ateneo pavese. Un falso storico ben presente nell’immaginario collettivo? La pretesa donazione di Costantino (il documento su cui per secoli la Chiesa di Roma aveva fondato la legittimazione del proprio potere temporale in Occidente). Scrive Giry: "L’umanista Lorenzo Valla (nel 1440) attaccò violentemente la donazione di Costantino e, in una discussione appassionata condotta coi metodi della retorica latina che l’autore aveva insegnato a Pavia, sottomise il testo del documento a un esame rigoroso. La sua critica dimostrò la falsità del documento, anche se risultò incapace di determinare con una certa approssimazione la data e i motivi della frode". Osserva Barbieri: "In questo libro viene posta in risalto una storia più che millenaria di come i falsari abbiano dato vita a invenzioni, a volte geniali, diventate intoccabili monumenti storici e di come progressivamente questi stessi monumenti storici  ritenuti fondamentali franino, sottoposti all’analisi condotta con strumenti culturali e raffinati, in particolare quelli forniti dalla Diplomatica". La Diplomatica, disciplina nata nella seconda metà del secolo XVII (con Jean Mabillon) e per buona parte del suo percorso strettamente legata alla Paleografia (arte di leggere, interpretare e spiegare le scritture antiche e di saperne riconoscere l’autenticità), riguarda i concetti, le tecniche e le procedure per giudicare dell’autenticità o meno dei documenti antichi, in particolare medievali. Ai  lettori sardi è d’obbligo segnalare le pagine in cui Barbieri si occupa di un falso inventato di sana pianta nell’Ottocento: le  famigerate "Carte d’Arborea", che trassero in inganno fior di studiosi sardi dell’epoca (Giovanni Spano, Vittorio Angius)   prima di essere riconosciute come apocrife dopo l’attenta perizia di una commissione presieduta da Theodor Mommsen.  Commenta giustamente Barbieri: "Non si riesce a capire per quale motivo questa vicenda sarda in cui dobbiamo riconoscere un indiscutibile ricco retroterra culturale  e che ebbe il massimo della risonanza europea proprio quando Giry era ventenne, non riuscì a suscitare il suo interessamento e a essere inserita come esempio di falso ottocentesco, mentre altri fatti, di portata più provinciale e, diciamo pure, di piccolo cabotaggio abbiano avuto invece l’onore di essere eternati  nelle quasi mille pagine del  suo ponderoso Manuale".

3 risposte a “Nel libro "Falsi e falsari" curato da Ezio Barbieri, si parla anche delle "carte d'Arborea"”

  1. Grazie Paolo Pulina! Davvero una bella presentazione che rende beno lo spirito del libro! Fa veramente piacere essere segnalati in modo così appropriato!

  2. Consiglierei la lettura di questo volume non solo a un pubblico colto e agli studenti universitari, ma anche al lettore curioso di questo argomento, che va al di là delle mode storiografiche.

  3. Mille complimenti a Barbieri per il volume estremamente interessante e ricchissimo di approfondimenti storici, che, con uno stile intenso e vivace, cattura la lettura tanto dell’accademico, quanto del semplice appassionato

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