Mercato globale e nuove tecnologie: sughero, la fatica di restare a galla

di Massimiliano Perlato

 

L’economia della Sardegna, debole per molti versi, ha avuto e ha l’orgoglio di esaltare alcune produzioni locali capaci di unire tradizione ed innovazione. La produzione e la trasformazione del sughero rappresenta un caposaldo sul quale generazioni di industriali hanno speso energie e risorse, ricevendone in cambio consistenti quote di mercato, egregiamente conservate sul lungo periodo. Così almeno è stato fin ora, ma complici nuovi competitori internazionali (Portogallo e paesi del Nord Africa) e nuovi prodotti concorrenti, un forte scossone ha mutato le gerarchie. La solfa non è nuova, né sono nuove le cause: globalizzazione e nuove tecnologie. E’ il bivio davanti al quale si trovano molte delle produzioni tipiche di tutta Europa, e il sughero sardo è appunto da considerarsi fra queste. Marchi di qualità, consorzi, accordi internazionali rischiano però di sembrare un blando palliativo e la triste sensazione è che nessuno sappia realmente che fare: industriali e istituzioni restano divisi fra illusioni di libero mercato e suggestioni euro – protezionistiche.

Il sughero è un tessuto vegetale molto omogeneo, perché formato essenzialmente di cellule morte addossate le une alle altre e con spazi intercellulari riempiti di un gas quasi identico all’aria. Da queste caratteristiche deriva la sostanziale inerzia chimico-fisica del sughero, che ne fa un isolante ed un sigillante stabile, leggero e estremamente duraturo. Il sughero trova applicazione nei settori industriali più disparati. Benché la parte più rilevante della produzione riguardi ancora i preziosi tappi destinati al mercato vinicolo, il sughero viene sfruttato anche in edilizia (isolanti termo-acustici e rivestimenti), ed addirittura nell’industria aeronautica e navale (pannelli e pellicole isolanti) e nell’industria delle calzature (suole e solette). Una delle difficoltà maggiori nella produzione è data dal ciclo di vita molto lento della pianta. Una quercia da sughero deve avere almeno 18 anni per poter essere sottoposta alla prima estrazione. Dopo questo passaggio si devono attendere altri 10 anni per poter ottenere il primo "sughero" per produzione. Tuttavia neanche dopo 28 anni si ha il miglior sughero. Questo si otterrà solo nelle estrazioni successive. La conoscenza e l’utilizzo del sughero in Sardegna si perdono nella notte dei tempi. Certamente la pianta era sfruttata in epoca nuragica e prenuragica, ma l’idea della sua commercializzazione e del suo sfruttamento anche industriale, hanno ovviamente una storia più recente. Furono infatti mercanti francesi e spagnoli che riscoprirono l’enorme disponibilità di questo materiale nell’isola sarda. Ricercavano nuovi giacimenti che potessero rifornire la nascente industria vinicola dei loro paesi. In Sardegna l’industria comincia più tardi all’inizio del 900. Oggi si considera scontato il fatto che il sughero estratto venga lavorato in loco, ma addirittura le industrie sarde sono ormai arrivate ad importare dall’estero una grande quantità di materia prima. La produzione del sughero sardo è concentrata nel nord est dell’isola tra i centri di Tempio, Luras e Calangianus. La situazione economica del comparto del sughero in Gallura ha giovato all’economia locale. Piccole realtà artigianali hanno costituito la spina dorsale di questo settore. Oggi la realtà è un po’ diversa: secondo l’osservatorio Industriale della Sardegna, dei 135 milioni di euro di fatturato, il 42% è generato da due sole aziende, Molinas di Calangianus e Ganau di Tempio. I piccoli imprenditori non possono che adeguarsi e sperare in tempi migliori, Le loro capacità di coordinamento è del tutto insufficiente a consentirgli di studiare contromosse efficaci. Le grandi imprese fissano i costi della materia prima e quelli del prodotto finito. Non bisogna poi scordare la piaga degli incendi che, per quanto la quercia da sughero sia uno degli alberi più resistenti al fuoco, di anno in anno deteriora lo stato delle sugherete e riduce il numero delle piante in grado di generare un prodotto di alta qualità. La risorsa del sughero è insostituibile. Certe produzioni si possono e si potranno fare sempre e solo con il sughero. Questa è la base per pensare una ripresa sul lungo periodo: istituzioni e imprese si guardano attorno smarriti ma forse è meglio compattarsi per resistere agli urti. Per cominciare, si potrebbe mettere mano alla legge per lo sfruttamento delle sugherete di proprietà della Regione Sardegna: sono circa 80mila ettari di risorse inutilizzate.

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