Tottus in Pari, 250: passaggio di testimone

Un segnale importante sulle prospettive future dell’emigrazione sarda organizzata arriva da Buenos Aires dove, si è tenuto il VI Congresso nazionale della Federazione dei circoli sardi in Argentina. Per la prima volta tutte le cariche sociali di Federazione e Circoli sono in mano a figli e nipoti di emigrati. Un segnale di continuità che fa ben sperare le altre realtà di comunità sarde sparse nel mondo che stanno attraversando momenti di crisi di transizione dalle vecchie alle nuove generazioni. Alla guida della Federazione Cosimo Tavera – che ha gestito e guidato negli ultimi venti anni, la rinascita e la crescita dei circoli sardi in Argentina, da quello di "Sardi uniti", il più antico dei sodalizi sardi nel mondo, con oltre 70 anni di vita, a quelli di San Isidro e di Villa Bosch, nei sobborghi della Capitale, costituiti da pochi anni – ha passato il testimone alla figlia Margarita, giovane architetto che ha fatto un lungo apprendistato nel Consiglio direttivo del circolo "Sardi uniti". Margarita Tavera è nata in Argentina, e si sente argentina come tutti i giovani di seconda e terza generazione nati in quel paese, ma ha un legame profondo con le sue radici e rivendica la sua appartenenza e il suo legame con la Sardegna. Il congresso, presieduto da Giuseppe (Pino) Dessì, dirigente delle Acli della Sardegna, esperto dell’emigrazione e profondo conoscitore della realtà sarda dell’America Latina e dell’Argentina in particolare, si è svolto nel salone dell’Hotel Savoy a poche centinaia di metri dalla sede del Congresso argentino. Vi hanno partecipato delegazioni in rappresentanza degli otto circoli della Federazione, che hanno raggiunto Buenos Aires da tutta l’Argentina. I sardi di Tucuman hanno affrontato un viaggio in pullman di 17 ore per partecipare numerosi al congresso. Pino Dessì, prima di dare la parola al presidente uscente Cosimo Tavera, per la relazione, ha ricordato i primi passi mossi dall’associazionismo sardo in Argentina da quando nel novembre del 1987 una delegazione delle Province sarde si recò a Buenos Aires e in altre città del paese sudamericano per rinsaldare, dopo 50 anni di dimenticanza, i legami con gli emigrati sardi. In quella occasione era presente Efisio Serrenti, nella veste di assessore alla Cultura della Provincia di Cagliari. A oltre 20 anni da quel primo incontro l’ex presidente del Consiglio regionale non è voluto mancare al congresso che segna la transizione tra le generazioni dei sardi in Argentina, nella nuova veste oggi di presidente dell’associazione di tutela "ATM – Emilio Lussu". Dessì ha quindi sottolineato con orgoglio che la scommessa fatta oltre 20 anni fa è stata vinta. I circoli sardi sono cresciuti e si sono ben inseriti nel tessuto sociale argentino. Ha esortato a aggregarsi con altri organismi associativi e ha suggerito di partecipare alle attività dei Comitati per il bicentenario dell’indipendenza dell’Argentina che si festeggerà il prossimo anno. Ha quindi presentato gli altri ospiti, alcuni dei quali sono stati chiamati alla presidenza del Congresso: Tonino Mulas (presidente della FASI), Francesca Fais (presidente della federazione Svizzera), Carlo Murgia (presidente della Federazione del Belgio), Ottavio Sanna (presidente regionale), Angelo Dessì e Bonaria Spignesi ("Emilio Lussu"), Tonino Casu (Aitef), Alberto Atzori (Belgio), Sandro Sarai (sindaco di Asuni), Luciano Pinna (Società mutuo Soccorso). Ha quindi ricordato alcuni dirigenti dei circoli scomparsi dal Cav. Falchi a Giovanni Mongiu, da Giuseppe Zidda a Secondina Manca Casciu. Dopo la relazione di Tavera e quelle del consultore Vittorio Vargiu e dei presidenti dei circoli, il congresso è proseguito con gli interventi degli ospiti. Tonino Casu dell’Aitef ha portato il saluto del presidente della Federazione delle Associazioni di Tutela, Alberto Pisano, e ha rimarcato l’attualità dei problemi al centro del congresso, primo fra tutti la richiesta che sia riconosciuta anche nel Consiglio regionale la rappresentazione democratica dei sardi fuori dalla Sardegna. Il sindaco di Asuni, Carlo Sarais, che ha raccolto un’importante documentazione nel circolo Sardi Uniti, ha illustrato l’iniziativa di costituire una sorta di museo dell’emigrazione nel piccolo centro (poco più di 200 abitanti) dell’Oristanese. Ha ricordato che da sempre la Sardegna è terra di partenze, sottolineando che a fronte del milione e seicentomila abitanti residenti la popolazione sarda è molto più vasta perché sono sardi anche gli emigrati e i loro discendenti che conservano un legame culturale con l’Isola, stimati tra i 500 e i 600 mila. Ha citato il dato sulla popolazione di Asuni che tra il 1950 e il 1960 è passata da 900 abitanti a 400. "Per il nostro museo – ha aggiunto – è importante la vita del singolo emigrato, perché sappiamo che dietro ogni storia esiste un mondo di affetti molto più complesso". Sarais ha ricordato che il museo è nato per volontà di un emigrato che ha fatto un lascito al Comune con questa motivazione. Francesca Fais, presidente della Federazione Svizzera, ha portato il saluto di Domenico Scala, e ha espresso apprezzamento e stupore per i cambiamenti in atto in Argentina con il ricambio generazionale. Ha parlato dei giovani argentini e del loro impegno per la terra di origine dei genitori ("una risorsa inestimabile e un potenziale praticamente unico"), ma ha anche ricordato le esperienze fatte in Europa per coinvolgere le nuove generazioni e gli scarsi risultati conseguiti. "Spesso – ha detto – dopo un’esperienza negativa molti giovani hanno lasciato l’attività nei circoli e nelle federazioni". Se ne sono andati perché troppo pochi e troppo soli per poter attuare un cambiamento. Ha esortato ad ascoltare i giovani con attenzione e senza pregiudizi e a permettere loro di farsi la necessaria esperienza, anche con gli inevitabili errori. "I giovani – ha concluso – sono gli unici veri conoscitori delle esigenze attuali. Se non li ascoltiamo le nostre associazioni sono destinate a morire perché prive di una prospettiva futura". Carlo Murgia, presidente della Federazione dei circoli sardi in Belgio, ha offerto un libro realizzato dal circolo del Borinage con le storie e le immagini dell’emigrazione sarda nelle miniere di carbone. Ha poi chiesto "ma come avete fatto, come hanno fatto, i vostri padri e i vostri nonni, ad affrontare un viaggio così lungo e incerto per arrivare sin qui. Dovevano possedere un coraggio eroico a partire nei primi anni del 900". Ha proposto che la Regione stanzi dei fondi per aiutare chi vuole venire in Sardegna per conoscere la terra degli avi. Daniel Falcon, responsabile del Comitato giovani, è un sardo di terza generazione. Ha fatto il suo intervento in spagnolo e senza fronzoli ha ricordato che viviamo in un mondo globalizzato attraversato da una pesante crisi con problemi economici e sociali molto grandi. "Dobbiamo permettere ai giovani – ha detto – di pensare al futuro". Ha dato un giudizio positivo sui corsi di formazione realizzati dall’associazione "ATM – Emilio Lussu" per insegnare ai giovani come fare per la gestione dei circoli. Ha poi proposto di costituire una commissione di giovani per approfondire i motivi per cui non frequentano i circoli e per elaborare un progetto per avvicinarli alla vita associativa.  Efisio Serrenti, presidente dell’"ATM – Emilio Lussu" ha ricordato la prima visita in Argentina e si è detto soddisfatto per i risultati raggiunti. "Sono un vecchio nazionalitario – ha soggiunto – convinto che esiste un popolo sardo che supera i confini d
ell’Isola. E i 6-700 mila sardi sparsi nel mondo sono una parte importante del popolo Sardo. La conservazione della nostra identità è essenziale – ha concluso – e non si deve perdere la cultura dell’appartenenza". Tonino Mulas, presidente della Fasi, ha espresso apprezzamento per la relazione di Cosimo Tavera e si è detto certo che l’eredità lasciata dal vecchio leader sarà messa a frutto dalla federazione dai giovani sardiargentini. Riferendosi ai rapporti con la Regione, Mulas ha sostenuto che "in quanto movimento abbiamo la forza e la capacità di porre problemi". Ha lamentato che, al di fuori dei fondi destinati all’emigrazione, la Regione ha finanziato progetti per attività riguardanti i sardi nel mondo con cifre superiori a quelle stanziate per circoli e Federazioni, senza coinvolgere la rete delle associazioni. "Chiediamo di essere almeno consultati", ha detto. Mulas ha poi parlato delle difficoltà di coinvolgere i figli e i nipoti e ha suggerito di lavorare per preparare progetti comuni. Il presidente regionale delle Acli, Ottavio Soddu, si è soffermato sul tema del congresso "Innovazione e solidarietà". Ha riferito della situazione in Sardegna dove in un anno i sardi sotto la soglia di povertà sono passati da 300 a 350 mila. "Si sta ripetendo – ha detto – la situazione che negli anni 20 e 50 ha generato i grandi flussi migratori". Ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dalla federazione e ha paventato tagli al capitolo dell’emigrazione, impegnandosi a esercitare, con le altre associazioni, una azione di sensibilizzazione verso la Giunta. Antonio Porcu, del Centro di documentazione di Asuni, ha detto di essere rimasto colpito di come il vecchio gruppo dirigente sia riuscito a coinvolgere i giovani. La seduta si è conclusa con la nomina delle Commissioni Verifica poteri e Elettorale. Alla ripresa dei lavori, Fatima Trapani, ha svolto una relazione sugli argomenti trattati nella riunione dei giovani mettendo in evidenza le conclusioni cui sono pervenuti: un maggior livello di partecipazione dei giovani nella vita dei circoli, più spazio all’informazione, e ottimizzazione dei rapporti tra i vecchi dirigenti e i giovani. Claudia Chirra, di San Isidro, ha letto una relazione sul ruolo delle donne mentre Viviana Vargiu ha parlato del doppio aspetto donna-giovane. Ha ricordato che la Regione ha bisogno di progetti più specifici. La donna – ha detto – oltre al ruolo sociale nei circoli deve conquistare anche un ruolo operativo. Ha suggerito di mettere insieme le idee e di preparare progetti a livello di Federazione. "Si possono fare cose concrete – ha concluso – solo se ci si unisce". Luciano Pinna della società di Mutuo Soccorso della Sardegna – che sta compiendo un lavoro di documentazione – ha consegnato a Cosimo Tavera un attestato di socio onorario e un distintivo personalizzato dell’associazione mutualistica. Pinna ha poi ricordato di essere emigrato in Argentina quando era bambino. Mio padre – ha spiegato – si ammalò e dopo dieci mesi mia madre prese su di sé la responsabilità e riportò in Sardegna, da Mendoza, mio padre e i tre figli. I lavori dell’assemblea sono stati sospesi e si è poi riunito il Consiglio nazionale che ha eletto il presidente della Federazione e gli organismi sociali. È quindi avvenuta la proclamazione. Il passaggio di consegne da Cosimo Tavera, ormai ultra ottantenne, e la giovane figlia è stato molto toccante. Dopo l’intervento di Margarita Tavera (che pubblichiamo a parte) c’è stata la illustrazione dei punti qualificanti del documento conclusivo del Congresso (di cui pubblichiamo una sintesi a parte) fatta da Sara Paz. Un ringraziamento è stato rivolto da tutto il Congresso a Giacomo Serreli che ha tenuto due conferenze, con proiezione di filmati, una dedicata a Maria Carta e l’altra a Andrea Parodi. Serreli ha ringraziato per l’invito. "È stata un’immersione profonda in una realtà poco conosciuta dalla quale – ha detto – ho avuto la conferma di quale patrimonio rappresenti il mondo dell’emigrazione per la nostra regione. Sono rimasto sorpreso dal coinvolgimento e dalla partecipazione dei giovani, dai legami delle nuove generazioni alla cultura dei loro padri. Mi ha colpito sentirli cantare con slancio l’inno argentino e subito dopo esibirsi in un ballo sardo". C’è stata poi la consegna da parte dei circoli di attestati e targhe al vecchio leader in segno di riconoscenza per quanto fatto per l’emigrazione sarda in Argentina. Sara Paz Vargiu ha detto che "dire sardi di Argentina fino ad oggi significava dire Cosimo Tavera. Il suo è stato un patriarcato in senso positivo. È stato un padre e un capo tribù. Ci ha saputo guidare. Lui è lo spirito della Federazione e continuerà a esserlo". È stata quindi la volta delle figlie di tre vecchi emigrati scomparsi, e poi dei dirigenti degli altri circoli, Rafael Murgia di Villa Bosch, Loredana Manca di Mar del Plata, Giovanna Signorini di La Plata, e poi gli altri. Daniel Falcon ha chiesto a Tavera di posare con i giovani: "non abbiamo regali da darti – ha spiegato – il nostro regalo sarà questa foto ricordo. Oggi siamo qui per il lavoro che hai fatto". Infine prima di una foto con gli ottuagenari del circolo, Pietro Pintus, ha dedicato a Cosimo Tavera una poesia in sardo scritta da lui che ha suscitato una profonda emozione tra i presenti. "Il Congresso – ha detto Margarita Tavera – ha suscitato in me molte emozioni. Sono una Sarda nata in Argentina che parla italiano e pensa in spagnolo". L’elezione del nuovo Presidente della Federazione dei Circoli Sardi di Argentina – ha detto Vittorio Vargiu al termine dei lavori del Congresso – è veramente una occasione importante e significativa per vari motivi. Si parla sempre dell’importanza di inserire le nuove generazioni nella vita associativa e particolarmente nei quadri dirigenti di circoli e federazioni, ed è una realtà che di solito, l’ inserimento non è facile per diversi motivi. Ma è anche vero che, tra i giovani che frequentano le associazioni, molti sono figli di persone che svolgono attività nelle associazioni stesse, perché le hanno frequentate da piccoli e hanno vissuto "in vivo" le loro vicende come fossero state della propria famiglia. Chi non conosce o non merita questa realtà, rischia di non capire la situazione nella sua vera dimensione e, peggio ancora, di cadere in ingiuste penalizzazioni a priori, senza tenere conto della capacità, della preparazione, della dedizione di questi giovani che sentono l’associazionismo come una strada da percorrere, perché sono stati i loro genitori che gli hanno tramandato questa passione.

 

LE PAROLE DELLA NUOVA PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE SARDA IN ARGENTINA        

PAPA’ COSIMO, UNA GRANDE GUIDA CON LA SARDEGNA NEL CUORE

Sento una profonda emozione e ringrazio tutti i delegati dei circoli per avermi eletto nuovo Presidente della Federazione dei circoli sardi in Argentina. Voglio ringraziare in particolare il nostro Presidente Cosimo Tavera che, oltre ad essere mio padre, è stato la persona che mi ha trasmesso l’amore per l’associazionismo, il volontariato e più di tutto, l’amore per la Sardegna. Ho accettato con onore questa elezione e so di essermi presa una grandissima responsabilità. Ormai, piano piano, i sar
di che siamo nati fuori dell’isola stiamo presiedendo le istituzioni sarde nel mondo, di più in Argentina, dove l’ultima ondata migratoria sarda è finita 40 anni fa. Ciò spiega perché i direttivi dei circoli, il direttivo del Consiglio della gioventù della Federazione e anche il Consiglio Nazionale sono formati prevalentemente di persone di origine sarda. So che il volontariato non è per tutti, è in decadenza nel mondo, e più che mai in un mondo dove l’altruismo è scarso. Per fare volontariato ci vogliono le persone che siano disposte a lavorare per convinzione, semplicemente perché hanno voglia di fare. So che i nostri giovani devono svolgere, a volte, più di un lavoro per andare avanti, però nell’epoca delle comunicazioni è tutto più facile, e stiamo imparando a lavorare a distanza e in maniera virtuale. Da tempo faccio parte del Consiglio Nazionale, però non è da molto che ho preso in considerazione la possibilità di presiedere la Federazione. Spero di cuore di essere in grado di realizzare tutto ciò che sogno per il futuro di questa grande famiglia sarda che abbiamo creato qui in Argentina. Confesso che ho un po’ di timore perché so quanto sono grandi, sia la responsabilità, sia il lavoro che ci aspetta, tanto me quanto tutti gli eletti nel Consiglio Direttivo. Sono disposta alla sfida che questa carica significa. Abbiamo molto da fare ed è per questo che dobbiamo realizzare uno sforzo sul terreno dell’organizzazione aprendo sempre più i nostri circoli e chiamando i sardi che ancora non si sono avvicinati alle nostre associazioni, offrendo loro occasioni di partecipazione e di confronto. Possiamo e dobbiamo migliorare la nostra capacità di attrazione delle nostre iniziative socio-culturali, che sono di qualità, ma che devono migliorare ancora di più se vogliamo inserire persone che ancora oggi non l’hanno fatto. Un altro punto che ricordo è quello delle azioni di solidarietà, come l’assistenza ai bisognosi, soprattutto dopo la crisi del 2001, che ci ha colpito profondamente. Siamo una grande forza solidaristica e di questo dobbiamo essere orgogliosi, perché il popolo sardo dentro e fuori dall’isola ha la caratteristica di essere solidale. I nostri circoli sono sempre più organismi aperti che svolgono le attività rivolte a tutta la collettività italiana e alla comunità locale, non soltanto ai sardi, perché non avrebbe senso promuovere la Sardegna solo fra i sardi. A ottobre, nel Teatro Coliseo di Buenos Aires si terrà il Concerto per la Pace. Dopo il grande successo avuto con il Progetto Acquarium a Misiones, il Console Generale di Italia ci è venuto incontro per l’organizzazione di questa iniziativa che in realtà coinvolgerà tutta la collettività italiana e l’intera città di Buenos Aires. Mi auguro di andare avanti, nell’unità e nell’innovazione, mantenendo quello spirito di solidarietà e d’impegno sociale che ci caratterizza. Non si può amare quello che non si conosce e noi abbiamo la responsabilità come parte delle associazioni sarde, di far conoscere alle nuove generazioni tutto ciò che riguarda la Sardegna in un modo che sia di loro interesse, per riuscire a coinvolgerli ancora di più nella vita dei nostri circoli. Nel mio primo viaggio in Sardegna ed anche in quelli che sono venuti dopo, ho capito, che più di una volta le persone che hanno dovuto lasciare la terra natia sono stati incompresi dalla stessa famiglia lasciata nell’isola. Semplicemente, molti non hanno capito cosa è l’emigrazione. Sarà che ho visto le sofferenze dei miei genitori e in particolare quelle di mio padre che è venuto da solo e ho sentito le sue parole: "non partire mai dalla terra che ti ha visto nascere". Noi, i sardi d’Argentina, che siamo lontani fisicamente però vicinissimi nel pensiero e nei sentimenti alla Sardegna, abbiamo la forza e la volontà di continuare con il lavoro che hanno iniziato i nostri antenati.

Margarita Tavera    

 

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     

ASSEGNATI I PREMI DEL CONCORSO PER SCENEGGIATURE SULL’EMIGRAZIONE SARDA

UN CIAK PER MARCO ANTONIO PANI

Si è conclusa la prima fase del concorso per progetti cinematografici "Storie di emigrati sardi", promosso dalla Regione Sardegna, dall’Assessorato al Lavoro, dalla Società Umanitaria Cineteca Sarda  e dalla FASI. Il concorso, alla sua prima edizione,  col fine di raccontare l’emigrazione dalla Sardegna  nel corso della storia fino ai giorni d’oggi ha riscosso un notevole successo. Quarantasette autori partecipanti con 28 progetti  per la realizzazione di documentari e 19 progetti per fiction.  Dodici le opere finaliste. "In tutti i progetti ho notato il sentimento, l’emozione  che hai provato partendo dalla tua terra che rimane per sempre. I soggetti li ho sentiti molto vicini, sono piaciuti molto alla giuria per l’ottima qualità  ed è emerso che c’è molta competitività tra gli autori", ha detto Maria Sardu, autore televisivo per la Rai e presidente della giuria, composta da Antonello Zanda,  Marco Zurru, Gianni Olla, Tonino Mulas.  Primo premio, pari a 11 mila euro, assegnato a Marco Antonio Pani per il progetto "Arturo torna dal Brasile", storia dell’algherese, medico dentista, cineasta che dopo la seconda guerra mondiale emigra in Brasile. Ad aggiudicarsi il secondo premio, del valore di 9 mila euro,  Nicola Contini, con "Marie – Maria", sull’emigrazione femminile attraverso tre generazioni di donne sarde. Il terzo premio, di 6 mila euro, è andato a Mario Piredda con "Io sono qui", focus sugli emigrati sardi in Kosovo per la guerra, che tornano in Sardegna con un carico di malattie. Tre le Menzioni Speciali: a Carmina Conte e Paolo Carboni per il progetto "Le spose di Grand- Hornu", a Carlo Porcella per "Gli sradicati" e a Augustin Juan Merello Coga per "Destinu". Tra vincitori e vinti  arriva a sorpresa il finanziamento dal Comune di Asuni, pari a 4 mila euro per progetto  agli autori delle tre sceneggiature meritevoli delle Menzioni Speciali.   Otto mesi di tempo  per realizzare i progetti.  Al  vincitore della prima edizione del concorso, Marco Antonio Pani qualche domanda.

Ci può raccontare la genesi del progetto "Arturo torna dal Brasile"? Nasce da un’ intervista per caso. Mi trovavo ad Alghero per raccogliere interviste a delle persone anziane sulla seconda guerra mondiale. L’unico ad aver fotografato Alghero il giorno dopo i bombardamenti era appunto Arturo, che mi chiese se il film sarebbe stato girato in 35 mm, specificando che anche lui aveva girato molti film in 35 mm.  Arturo Usai è un medico dentista algherese, cineasta, che, dopo la seconda guerra mondiale emigra in Brasile, a Rio De Janeiro, e partecipa filmando alla costruzione della nuova capitale Brasilia. Il documentario racconta i 13 anni di emigrazione di Arturo. Che vita trovò in Brasile? Che Sardegna ritrovò al suo ritorno nel 1961?

Quale sarà la prima fase per iniziare la realizzazione del film? Devo al più presto intervistare Arturo Usai, dato che ha 93 anni, e capire perché è andato in Brasile, cosa ha fatto.  A fine giugno ci saranno le riprese con lui. Poi si dovrà impostare il viaggio in Brasile, dove sarò a settembre. Alghero e Rio de Janeiro saranno le location.

Si aspettava questo premio? Ci speravo, ci tenevo moltissimo perché era un peccato perdere questo personaggio. C’è un grande affetto per questo lavoro.  Ci saranno molte testimonianze  dei familiari, come quella del fratello di Arturo, Remo Usai, considerato nei libri di cinema brasiliano come  il più grande compositore  di colonne sonore.  L’opera sarà presentata a fine gennaio.

 

 

A MELBOURNE, INAUGURATO UN MURALE REALIZZATO DA GIORGIO POLO

IL VIAGGIO CONTINUO

In occasione dell’inaugurazione ufficiale del murale che è stato realizzato a Rosanna, nel comune di Banyule, abbiamo invitato l’autore Giorgio Polo. Presenti per la celebrazione, autorità locali, collaboratori e soci dell’associazione e amici che si sono dati appuntamento per scoprire una targa ricordo che segna il dono del murale "il viaggio continuo" da parte della Sardinian Cultural Association della comunità di Banyule. Il qualità di Presidente del circolo sardo, ho dato il benvenuto ai presenti in particolar modo al sindaco di Banyule, Tom Melican, al consultore della Regione Sardegna e coordinatore dei Circoli Sardi in Australia, Pietro Schirru e alla presidente della Rosanna Traders Association, Robyn Dewar Oldis. Ha messo in evidenza l’affabile amicizia e rispetto che lega l’Associazione sarda alla comunità aborigena, ringraziando anche i numerosi collaboratori fra cui la Mia Mia Gallery of Aboriginal Art, l’Istituto Italiano di Cultura, gli studenti e insegnanti del Marcellin College, il proprietario del muro dove è stato dipinto il murale e soprattutto la Regione Sardegna che ha finanziato il progetto. Con sottofondo il suono profondo ed evocativo del didgeridoo suonato da un artista aborigeno, ha preso la parola Giorgio Polo, il muralista sardo che ha realizzato l’opera. Commosso, Giorgio ha detto di essere soddisfatto del lavoro eseguito ma soprattutto ha voluto esprimere la sua gioia nell’aver trovato a Melbourne tanta amicizia e squisita accoglienza e ospitalità, ringraziando tutti coloro che hanno contribuito all’esecuzione del dipinto: dai volontari, agli artisti aborigeni, dagli studenti del Marcellin College agli impiegati del Comune.Il sottoscritto e Angelo Ledda, hanno consegnato attestati a tutte le persone che hanno collaborato con Polo. Sono seguiti brevi interventi della presidente della Rosanna Traders Association, Robyn Dewar Oldis e del sindaco del Comune di Banyule, Tom Melican che ha ringraziato calorosamente la Regione Sardegna.

Paul Lostia

 

FONDATRICE A SYDNEY DELL’ASSOCIAZIONE SEWING SERVICE FOR THE WORLD

TERESA GESSA – COSSA, EMIGRATA IN AUSTRALIA DAL 1963

Il soggiorno sardo a Illorai di  Teresa Gessa-Cossa, in compagnia del marito Umberto, è coinciso con il periodo elettorale e nell’occasione ha potuto esprimere in modo diretto, dopo 46 anni, il voto per le consultazioni amministrative ed europee di cui si dimostra estremamente documentata e politicamente competente. Emigrata in Australia dal 1963, è promotrice a Sydney dell’associazione non lucrativa di utilità sociale S.S.S. Sewing Service for the World. L’organizzazione multietnica e interculturale ha conquistato un primario ruolo di riferimento per il volontariato solidale operante nell’area del Nuovo Galles del Sud; rivolge particolare impegno ed attenzione a progetti verso l’India, Filippine, Sri Lanka e regioni del Sud  dell’Asia. Teresa Gessa-Cossa ci riferisce di interventi umanitari in aree marginali, con piccoli progetti e obiettivi diretti di effetto immediato per comunità in drammatiche situazioni di sopravvivenza. Dunque interventi economici per mantenimento di strutture per l’infanzia, ma soprattutto il "faticoso e gioioso operare" per diffondere la cultura della solidarietà "senza limiti", attraverso la realizzazione e consegna di abbigliamento e prodotti di utilità e consumo. All’organizzazione sono stati riconosciuti attestati collettivi ed individuali. Determinante per Sewing Service for the World il sostegno e contributo operativo di diversi gruppi d’impegno umanitario-religioso, della figlia di Teresa, Gavina, e del genero Antony. Le immediate iniziative, che si stanno concretizzando con l’invio di vestiario e alimenti, interessano un progetto verso lo Sri Lanka: popolazioni martoriate dai recenti sanguinosi scontri tra Tigri Tamil e forze governative.

Cristoforo Puddu

 

RASSEGNA DI FUMETTI IN SVIZZERA ORGANIZZATA DAL CIRCOLO "COGHINAS" DI BODIO

E IL MARE INTORNO. L’ISOLA COME MITO

Il Circolo Culturale Sardo " COGHINAS " di Bodio TI – Svizzera, con la collaborazione della Federazione dei Circoli Sardi in Svizzera e con il patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna, ha avuto il piacere di presentare "… e il mare intorno. L’isola come mito". Una rassegna di fumetti e satira sulla Sardegna e sui suoi abitanti, composta da oltre 100 opere disegnate dai migliori grafici e vignettisti italiani. La mostra si è tenuta presso il Centro Commerciale di Tenero. L’inaugurazione della mostra, è stata animata per l’occasione dal musicista Fabio Melis, affermato a livello internazionale, munito di uno strumento popolare sardo a fiato con tre canne, la "Launeddas" e da una coppia che indosserà costumi tradizionali sardi. Tra le opere esposte va segnalata la presenza dei fumetti di Franco Putzolu, famoso vignettista sardo. Le sue creazioni sono ispirate ai mali che hanno afflitto e continuano ad affliggere la Sardegna, si tratta di opere sempre attuali, data la persistenza di certi problemi: si passa dalle ciminiere spente di Ottana, al saccheggio delle spiagge da parte del turismo, alla continuità negata agli emigranti, ai trasporti, all’arroganza dei potenti e tanto altro ancora.

(ci riferisce Michela Solinas)

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                        

VISIBILITA’ PER LA SARDEGNA IN FRANCIA PRESSO IL CIRCOLO "SARDINIA"

A GRENOBLE, DOMINANO

I "QUATTRO MORI"

Periodo molto intenso di attività per il circolo "Sardinia" di Grenoble. Dal 20 al 28 giugno, le "giornate sarde di enogastronomia ogliastrina, con le musiche dell’Orchestra Marimba. Nella domenica del 21 giugno, la Santa Messa con canti sacri in sardo. Dal 22 giugno al 3 Luglio l’esposizione  "EFFETTO SERRA" dell’artista  Giovanni Serra, presso  La Maison  de l’Internationale. Mercoledì  24, ore 18,30< span>  Conferenza  tenuta da Giorgio Cannas "La scheggiatura Preistorica dell’Ossidiana in Sardegna". Dal  21 al 25 Giugno  " Esposizione Artistica di Sculture in Ossidiana " di Giorgio Cannas nella sede "Sardinia". Mina Puddu

 

IL RUOLO FEMMINILE IN PRIMO PIANO AL CIRCOLO SARDO DI MILANO

ELEONORA D’ARBOREA, ANTESIGNANA DI PARI OPPORTUNITA’

Giuseppe Dessì soleva dire che la storia sarda ha avuto due uomini a grandi protagonisti: Grazia Deledda e Eleonora D’Arborea. Personaggi che sono conosciutissimi in Sardegna anche se del primo quasi nessuno ha letto nulla, del secondo nessuno conosce minimamente il periodo storico in cui operò né saprebbe minimamente parlarne per più di cinque minuti. Ci pensa Pupa Tarantini, presidente "Pari opportunità" al comune di Oristano a presentare Eleonora qui al circolo sardo di Milano, come "antesignana di pari opportunità", e a guarnirne la figura storica. Sgombriamo da subito i dubbi evocati dal cognome non proprio sardissimo: il nonno Tarantini finì nell’isola, proveniente da Roma, in un periodo in cui l’"io ti mando in Sardegna" stava a significare un trasferimento che avveniva per una qualche mancanza politico-amministrativa. E  venir catapultato a fare il federale a Guspini (e poi a Cabras) venendo dalla capitale, era uno di quei salti all’indietro che avrebbero schiantato un toro. Pupa Tarantini ha un accento che neanche mia zia paterna che mai ha lasciato Guspini in tutta la sua vita! Parla di Eleonora D’Arborea come se fosse la sua terza figlia, le due ancora viventi ce le fa vedere in diapositive mentre, a Oristano, si vestono nei sontuosi abiti trecenteschi, pronte a sfilare il giorno della Sartiglia. E come tutte le mamme, specie le sarde, sono solo virtù quelle che lei va enumerando di questa figura storica che, sono parole sue, vorrebbe liberare dal mito in cui "gli uomini l’hanno messa". Ora non voglio, elevare la pur minima polemica sugli studiosi, storici in particolare, che in quanto maschi, sottacciono più o meno inconsciamente le gesta delle donne che incontrano nel loro spulciare antichi testi e reliquie. Mai nei tomi con cui preparavo l’esame di "metodologia della ricerca storica", quando ancora sognavo che quella sarebbe stata la mia strada, questo problema di genere mai si era appalesato, ma è pur vero che anche quei libri erano stati scritti da maschietti. La Tarantini promette, l’uscita di un suo scritto sulla Giudichessa oristanese, frutto di un interesse che dura davvero da una vita. E per intanto ce ne racconta, compendiandolo in tre ore filate che scorrono invero senza che il numeroso uditorio (largamente femminile) quasi se ne accorga, stralci significativi. Par di comprendere che nella diatriba storica che divide in due campi gli specialisti, uno che attribuisce a Mariano quarto il merito dell’istituzione della "Carta de Logu", l’altro (esiguo ahimè) che sposta l’accento sulla figlia Eleonora che ebbe il merito di rivederla e promulgarla, lei si ponga decisamente a capo del secondo schieramento: Eleonora huber halles. Gli è che della storia del periodo giudicale sardo, quella che più o meno va dall’anno mille al millequattrocentocinquanta, i documenti che ce ne permettono una rilettura, non sono moltissimi. E i più significativi sono in Spagna, che in tutto quel periodo la storia sarda incrocia strade e spade con quella della corona d’Aragona, vera grande potenza europea dell’epoca. I quattro giudicati sardi, e giudice sta ad indicare un tipo di potere sovrano, feudale, Torres, Cagliari, Gallura e Arborea, videro vita dalle spoglie della potenza di Bisanzio che, dopo la caduta dell’impero romano d’occidente, per buoni seicento anni e più aveva sopperito alla mancanza di una potenza globale, continentale. Ma ora, con l’avvento delle schiere islamiche ai confini, aveva il problema di sopravvivere e non già di mandare eserciti in giro per l’Italia. Come sempre aveva fatto. La Sardegna divenne quindi terra di conquista da parte dei Genovesi e Pisani prima e degli spagnoli d’Aragona dopo, che Bonifacio ottavo l’aveva destinata in feudo a loro. Era il periodo in cui i papi di Roma , sempre in virtù di quel vuoto di potere che si era formato con la caduta dell’impero romano, si erano messi in testa di sopperirvi usando il loro sacro ufficio ad uso di meglio definire il potere temporale di regnanti e regine. Scatenando l’ira funesta dei coronati tutti fino a che i re francesi tanto brigarono che si proclamarono scismi nella Chiesa e la sede papale fu trasferita ad Avignone, dove, potere dello spirito santo, anche il papa eletto fu subito un  francese. In mezzo a codesti pasticci europei il giudicato d’Arborea si distinse per una politica di potenza che lo portò, intorno al 1345, quando nacque Eleonora, ad occupare quasi tre quarti di tutta la Sardegna. E lo stemma di Arborea, l’albero deradicato (con le radici fuori dalla terra) aveva dignità di interloquire con le corti spagnole e le città marinare italiane che avevano allora il completo dominio del mar mediterraneo. Insomma questi Arborea erano diventati potenti essi stessi, sposavano i loro figli ai Doria e li mandavano nelle corti d’Europa a imparare le lingue, maschi e femmine. Eleonora , figlia per madre di una grande di Spagna, Timbora De Roccaberti e sposa di Brancaleone Doria, promulgò la carta nel 1395 e morì di peste dieci anni dopo. Sono 198 articoli che trattano del diritto penale e del diritto amministrativo (quasi tutto rurale), fate conto che sia come la nostra Costituzione, ma scritta in sardo e rivolta a tutto il popolo. Leggendola ci appare la Sardegna di sempre, coi suoi pastori costretti alla montagna visto che preponderanti sono il valore delle terre destinate a grano e ortaggi. Ma ogni pelle d’animale doveva essere marchiata col sigillo d’Arborea. Guai a chi avesse osato bruciare messi o causato incendi boschivi, se colto in flagrante veniva arso esso stesso. In questo triste periodo in cui gli stupri etnici o meno occupano le pagine prime dei nostri quotidiani, facciamo menzione che agli stupratori sardi veniva concesse varie opportunità: intanto una pena pecuniaria, variabile se la vittima fosse sposata o ancora vergine (bagadia), essa vittima poteva ottenere di essere sposata dal bruto (ma solo se lo voleva lei), in sottordine scegliersi altro marito e farsi pagare la dote da lui. Se il violentatore non aveva da pagare gli si tagliava un piede. Borghezio e Calderoli nostri sono notoriamente per la castrazione (seppur chimica) ma in questo caso si può affermare che risolvono il problema alla radice. La differenza fra la Padania di oggi e la Sardegna del 1400 non è incommensurabile. Grande è l’onore per i giudici di Arborea che sono pervenuti al risultato di uniformare uno stato di diritto in cui gentiluomini e popolo comune fossero uguali di fronte alla legge. E grande dovev
a essere la forza politica di Eleonora, capace di farsi eleggere dalla corona de logu (mille maggiorenti riuniti in assemblea nel refettorio della chiesa di S. Francesco ad Oristano), una volta che il fratello Ugone venne ucciso in una congiura di palazzo. Grande la sua figura morale, che le permise di attendere per anni la scarcerazione del marito Brancaleone, nella torre di Cagliari, da sempre in mano aragonese. Grandi dovevano essere le ricchezze degli Arborea se Mariano IV si poté permettere di inviare mille cavalli alla ennesima Crociata. Se Eleonora potè permettersi di prestare 4.000 fiorini al Doge di Genova (che ne avrebbe restituito il doppio se non li avesse ripagati in dieci anni). Insomma se tutti i sardi hanno una venerazione per Eleonora d’Arborea una ragione ci deve pur essere. Lei si firmava così: "Nos Elionora pro issa gracia de Deus iuyghissa de Arbaree, contissa de Ghociani et biscontissa de Baso".

Sergio Portas

 

A BIELLA IN OCCASIONE DE "SA DIE" SI INNESTA LA TRADIZIONE

IL GRUPPO "TRACAS E SONUS" DI VILLAMAR      

L’arrivo a Biella del gruppo Tracas e Sonus di Villamar ci permette di scoprire nuovi punti di contatto tra la cultura materiale della nostra Isola e quella del Biellese. Sarà una serata all’insegna della condivisione e dell’arricchimento reciproco, alla scoperta di inattesi tratti comuni tra Piemonte e Sardegna. È curioso constatare come "is tracas", i carri a timone a due ruote trainati da buoi, impiegati tutt’oggi durante la maestosa Festa di S. Efisio a Cagliari, all’inizio del Novecento venissero utilizzati come carri processionali anche a Graglia (Biella). Dalle carte linguistico-etnografiche, elaborate per il grande Atlante linguistico ed etnografico d’Italia e della Svizzera meridionale, si evince la presenza di questa tipologia di carro agricolo anche nel Biellese. Un’ulteriore riprova documentaria sono le immagini realizzate dallo zurighese Paul Scheuermeier nell’ambito dello stesso progetto. Per quindici anni, negli anni Venti del Novecento, Paul Scheuermeier percorse la Svizzera italiana e l’Italia centro-settentrionale sulle orme dei dialetti e delle parlate locali. Le sue fotografie e i suoi diari testimoniano di un mondo ormai scomparso, utili oggi a comprendere similitudini, connessioni o semplici curiose assonanze. Un nuovo inatteso elemento di contatto tra Piemonte e Sardegna va a sommarsi a quanto già noto agli studiosi: is fustis, i bastoni lavorati portati a Biella dai danzatori di Villamar sarebbero simili a quelli impiegati dai margari, i pastori alpini: in alcune schede del 1962, il Biellese Alfonso Sella fotografa due bastoni in legno di noce, intagliati come quelli di Villamar, conservati nella Collezione di Giacomo Calleri, provenienti da cascine di Muzzano e di Torrazzo. Analogo al progetto svizzero, ma circoscritto al territorio Biellese, il Dizionario Atlante delle Parlate Biellesi  (DAPB), è l’opera alla quale Alfonso Sella ha dedicato più anni della sua vita (quasi mezzo secolo) e più energie. È composto da 47.000 schede cartacee e da altre 7.000 schede, generalmente vergate a mano, corrispondenti ad altrettante fotografie. A partire dagli anni 60, il suo obiettivo si sposta sull’uomo – attore protagonista di antichi mestieri, officiante di riti arcaici sopravvissuti all’incedere dell’industrializzazione tessile biellese – fotografandolo al lavoro con gli attrezzi e gli oggetti di uso quotidiano. Mette a fuoco le emergenze architettoniche industriali ed urbane, quelle delle baite alpine e delle cascine biellesi. Interessanti sono le tegge, le baite con i tetti di paglia, simili nelle coperture ai pinnettos, le capanne dei pastori sardi. Si tratta di caratteristiche costruzioni "con copertura vegetale un tempo diffuse in gran parte dell’Alta Valle, la cui tipologia costruttiva è fatta risalire da alcuni, come per i taragn valsesiani, alla capanna celtica". Qui, in dettaglio, quasi si trattasse di una ripresa fotografica macro, il Sella ne ritrae anche gli interni con gli oggetti e gli arredi in esse contenuti: le elaborate marche per il burro e i busiet dal preis, cioè "recipienti in legno per conservare il caglio", le basciàia, "vassoi di noce per scegliere il riso", le glossa, le casula e i vantulet "palette di fogge diverse impiegate per travasare e raccogliere farina e granaglie", i brailin, sorta di "tazze con manico più o meno lungo" e artisticamente lavorate; poi, piatti e scodelle di legno, campane e collari per capre e vacche. Le persone sono i soggetti principali della sua ricerca, anche quando non sono direttamente ritratte. Degli alpigiani, informatori, possessori o artigiani degli oggetti fotografati, viene puntualmente riportato il nome, il casato ed anche il soprannome. Ogni soggetto fotografato (edifici, strumenti artigianali, particolari architettonici, ecc.) è stato documentato su apposite schede, dove sono riportati il nome vernacolare, quello della località di ritrovamento e, se di origine diversa, del luogo di provenienza. Gli antichi bastoni biellesi di Alfonso Sella, faranno il paio con is fustis di Villamar che, animati nelle danze sarde proposte da Su Nuraghe, faranno da innesto ideale, quasi nuovi polloni, linfa per la tradizione locale.

Battista Saiu

 

GIULIANO LENZINI HA PRESENTATO IL SUO LIBRO AL CIRCOLO "IL NURAGHE" DI FIORANO

ANCHE GLI EMIGRATI SULLE STRADE DEL VINO

Il "maggio fioranese" è un evento che annualmente coinvolge gli abitanti di numerosi paesi dell’Emilia che rappresentano il fiore all’occhiello dell’economia italiana. Una parte di questo miracolo economico è da ascrivere ai numerosi emigrati sardi: oltre 3mila di loro abitano tra Fiorano,  Maranello e Sassuolo. Quest’anno per "sentire" in tale ricorrenza la presenza della loro terra di origine hanno invitato Giuliano Lenzini, promotore di Enoturismo in Sardegna, che ha presentato il suo libro "Sulle strade del vino della Sardegna", stampato con il sostegno della Provincia di Sassari tramite l’assessore Roberto Desini e di numerosi comuni dell’isola. Il vino come filo conduttore  della storia della Sardegna. Una storia completata con la collaborazione dei sommelier di Maranello, con la degustazione dei vini. Al successo dell’iniziativa hanno contribuito anche le cantine che hanno dato il loro sostegno all’iniziativa, come la cantina il Vermentin
o di Monti, la cantina Gallura di Tempio, la cantina Giogantinu di Berchidda, la cantina Arvisionadu di Benetutti, la cantina Ferrari di Orgosolo, la cantina Giovanna Chessa  e la cantina Fiori di Usini, la cantina Alba e Spanedda di Ossi. La presentazione del libro era coordinata dal giornalista Roberto Venturi alla presenza del vice sindaco di Fiorano, Maria Paola Venturi  e dell’assessore della Provincia di Modena, Egidio Pagani. L’evento è stato promosso dal circolo sardo "il nuraghe" con il suo presidente Mario Ledda. Presenta anche il presidente nazionale degli emigrati sardi in Italia, Tonino Mulas, che ha messo in evidenza alcune tra le esigenze più sentite dagli emigrati, in particolare la continuità territoriale, "perché emigrare non è stata una scelta ma una necessità e l’inefficienza e il costo elevato dei collegamenti tra la Sardegna e il continente rendono ancora più doloroso il distacco degli emigrati dalla loro terra".

 

 

 

 

 

 

LA SPLENDIDA INIZIATIVA DEL CIRCOLO "CUCCA" DELL’ISOLA D’ALBA

LE GIORNATE DELLA SARDEGNA

Ci sono comunità italiane che più di altre, anche se lontane dalla regione di origine, riescono a salvaguardare il senso di appartenenza ad un territorio. E più di altre sanno ritrovarsi in uno sforzo collettivo che ne alimenta lo spirito comunitario. La comunità sarda dell’Elba è una di queste. I sardi sono noti per essere buoni custodi di antichi saperi e di una cultura millenaria, per avere memoria della propria lingua e per essere tenacemente aggrappati al cordone ombelicale che li lega alla terra madre, di cui vanno fieri in qualsiasi parte del mondo si trovino. I sardi dell’Elba non fanno eccezione. Le Giornate della Sardegna, organizzate a Portoferraio dall’Associazione Culturale Sarda "Bruno Cucca", confermano il desiderio della locale comunità sarda di fare dell’Elba un luogo di condivisione dei valori culturali propri dei sardi che vivono su quest’isola e che gli elbani rispettano e apprezzano. La due giorni di iniziative ha preso il via con l’apertura degli stand enogastronici in piazza della Repubblica, nel centro storico del capoluogo. La prima sera si è tenuto il concerto di Maria Giovanna Cherchi, interprete folk della tradizione musicale e poetica della Sardegna. La spettacolare Sartiglietta di Oristano ha tenuto banco il secondo giorno. Con il suo corteo di mini cavalieri, mini tamburini e mini trombettieri, nel complesso una squadra di circa 35 persone, la Sartiglietta si apre con il rituale affascinante della vestizione de "su componidoreddu", il capocorsa. Poi le corsa alla stella e le pariglie (le acrobazie in sella ai cavallini al galoppo) dei cavalieri del Giara Club Is Pariglias di Oristano, fondato da Antonio Casu – straordinario sartigliante "in pensione" – per avviare i giovani alle tradizioni equestri. Fondamentale e preziosa per l’Associazione Sarda "Bruno Cucca" la collaborazione fornita dal Comune di Portoferraio, che insieme alla Provincia e al Comune di Oristano hanno sostenuto e patrocinato fin dall’inizio le "Giornate della Sardegna". «Parlare della comunità sarda dell’Elba», commenta Paolo Andreoli, che in qualità di assessore al Turismo della precedente Giunta Peria ha seguito l’organizzazione dell’iniziativa, «è parlare della vita di intere famiglie che a partire dalla prima metà del Novecento hanno dovuto compiere la scelta coraggiosa di lasciare la terra natale per mettere radici e ricominciare all’Elba. Una piccola isola che per gli aspetti paesaggistici e naturalistici molto ricorda la Sardegna». Andreoli ricorda come «quella dei "sardi dell’Elba" sia una storia scritta a prezzo di sacrifici e rinunce». «Ma è anche una storia di integrazione», osserva, «perché dove ci sono i sardi c’è comunità, c’è rispetto, senso di appartenenza, la consapevolezza di rappresentare individualmente e collettivamente un patrimonio di lingua, di tradizioni e di cultura da non dimenticare. Da coltivare anche se sradicati dalla terra di origine. E’ per questa ragione che è ammirevole l’impegno dell’Associazione "Bruno Cucca", che dalla sua costituzione lavora per promuovere e valorizzare la cultura, il folklore e l’enogastronomia della Sardegna».

Cristina Cucca

 

IL TOUR DI "SANT’EFISIO" DEI SOCI DEL CIRCOLO "NAZZARI" DI BAREGGIO

INCANTI DI SARDEGNA

Meravigliosamente si è concluso il tour di Sant’Efisio organizzato dal Presidente Franco Saddi del circolo "Amedeo Nazzari" di Bareggio, che ha avuto luogo a Cagliari nel mese di Maggio. Merito anche del sole che ha illuminato la festa per tutta la sua durata permettendo di sfruttare al meglio tutte le giornate. Nella sfilata si è vista rappresentata tutta la Sardegna con i vari carri trainati da buoi e addobbati con bellissime composizioni floreali. Dame e cavalieri erano invece il vero corpo della sfilata, nei loro sontuosi costumi d’epoca e ricchissimi di particolari.  Proprio per la sua bellezza e per il significato intrinseco, la tradizionale festa di Sant’Efisio costituisce motivo di rientro per buona parte di quei sardi che vivono altrove e per i quali quindi questo evento è un forte richiamo. È un evento, questa tradizionale festa, al quale vale davvero la pena di assistere. Altro tipo di bellezza ma pur sempre suggestiva è quella della necropoli di Montessu, per la cui visita siamo stati guidati dall’ archeologo Remo Foresu, delle Grotte Is Zuddas e di Porto Flavia, da cui transitava tutto il materiale estratto delle miniere per essere poi spedito via mare. Tutto questo è una minuscola parte di quello che abbiamo visto, ci sarebbero infatti tante cose da dire. Una cosa che comunque non può non essere detta è un ringraziamento particolare all’Associazione, per aver organizzato splendidamente il tour, ed a tutti i partecipanti, senza i quali ciò non avrebbe riscosso tutto questo successo. Come si sa, inoltre il 31/05/2009 si è conclusa la 13^ festa dei Sardi e Amici della Sardegna presso il centro sportivo "Sandro Pertini" di Cornaredo. Anche quest’anno ha riscosso il favore dei cittadini che numerosi hanno partecipato all’annuale appuntamento. Tanti partecipanti per cenare con un menu tipico sardo e per poter assistere agli spettacoli che si sono susseguiti un giorno dopo l’altro. Tutto ciò è stato possibile però solo grazie all
a buona volontà, allo spirito di partecipazione e alla disponibilità offerta da tutte quelle persone che, volontariamente, si sono impegnate per garantire il successo della festa.

Ignazio Modica

 

L’INIZIATIVA DEL CIRCOLO "GRAZIA DELEDDA" DI SARONNO

DIECI GIORNI DI FESTA FRA GASTRONOMIA E FOLCLORE

Sardegna a Saronno": è giunta alla dodicesima edizione la  manifestazione nell’area di via I  maggio e non solo, organizzata dal circolo sardo saronnese "Grazia Deledda" con il patrocinio  di Comune e Regione Sardegna. L’evento ha proposto appuntamenti quotidiani.  L’apertura della festa è avvenuta con il gruppo folk Masainas. C’è stata anche una sfilata di figuranti in costumi sardi nel centro storico. Così come la Santa Messa alla chiesa di San Francesco  con il coro accompagnato dalle "Launeddas". Una delle dieci serate ha visto l’esibizione canora di Virgilia Siddi di anni 10, vincitrice dello Zecchino d’oro e dalle cena sarda allestita in collaborazione con  i Comuni di Cardedu, Gairo, Jerzu, Osini, Perdasdefogu, Tertenia, Ulassai. La chiusura è spettata  al gruppo folk di Arzachena e ai tenores "Sant’Antonio" di Lodè accompagnati da chitarra e fisarmonica di Salvatore Farris e Paolo Canu.

Roberto Banfi

 

CINQUANT’ANNI FA LA SCOMPARSA DEL "PARROCO DEI LONTANI"

DON PRIMO MAZZOLARI E GRAZIA DELEDDA

La straordinaria e "scomoda" figura di don Primo Mazzolari, a 50 anni dalla morte (avvenuta il 12 aprile 1959), è stata ampiamente rievocata dai periodici diocesani di tutt’Italia, compresi quelli sardi. Ho visto che questi ultimi hanno giustamente messo in evidenza l’eccezionale magistero ecclesiale del "parroco dei lontani" (come amava definirsi) ma non hanno accennato al legame di don Primo con una incarnazione al massimo livello del "genio sardo": Grazia Deledda, Premio Nobel per la Letteratura per l’anno 1926. Da dove hanno tratto origine i rapporti di conoscenza e di frequentazione tra queste due personalità? Palmiro Palmesani, che aveva sposato Grazia Deledda a Cagliari nel 1900 mentre era segretario dell’Intendenza di Finanza e prima che esplodesse (a Roma, dove subito si trasferirono) la fama letteraria della consorte, era nato a Cicognara, frazione di Viadana, in provincia di Mantova. Il marito accompagnava periodicamente al proprio paese natale la scrittrice, la quale non si sottrasse al gusto di conoscere un paesaggio geografico ed umano del tutto diverso da quello sardo e di produrre narrazioni (come "Nostalgie", 1905; "L’ombra del passato", 1907;  "Annalena Bilsini", 1927)  ambientate proprio in luoghi caratteristici della pianura padana.  Don Primo Mazzolari era nato il 13 gennaio 1890 al Boschetto, nella periferia di Cremona, da una famiglia di contadini. Ordinato prete nel 1912, insegnò dapprima lettere nel Seminario di Cremona. Nel 1915, dopo che il fratello era stato ucciso in guerra, volle operare come cappellano militare e fu in Francia e nell’Alta Slesia. Ritornato a casa nel 1920, il 31 dicembre 1921 fu nominato  parroco a Cicognara e, in seguito alla fusione delle due parrocchie, il 10 luglio 1932 divenne parroco di Bozzolo, rimanendovi fino alla morte. Fiero oppositore del fascismo, fu attivo anche nel movimento della Resistenza (si veda il volume di Stefano Albertini "Don Primo Mazzolari e il fascismo, 1921-1943", edito nel 1988 dalla Fondazione "Don Mazzolari"). Dopo la Liberazione, invitò i cristiani ad impegnarsi nella vita politica. Sulle pagine del  suo quindicinale "Adesso" si batté per la difesa dei poveri e per il rinnovamento della Chiesa. Si pronunciò a favore dell’obiezione di coscienza e fu implacabile nella condanna di ogni guerra. Poco tempo prima di morire, fu accolto in udienza da Papa Giovanni XXIII, il quale lo abbracciò e lo qualificò  davanti a tutti come  "la tromba dello Spirito Santo in terra mantovana". Don Mazzolari pubblicò molti libri. In alcune pagine di "Tra l’argine e il bosco" (1938) riprende la commemorazione di Grazia Deledda  scritta a distanza di due mesi dalla sua scomparsa  (Roma, 15 agosto 1936; era nata a Nuoro il 27 settembre 1871) apponendovi il titolo  "Grazia Deledda parrocchiana". Ecco le parti essenziali della testimonianza di don Mazzolari: "Il comm. Palmiro Madesani, marito di Grazia Deledda, quella sardignola che scrive tanti libri, è del mio paese, e la moglie, con compiacenza poco insulare, ma tanto amabile, parlando e scrivendo, lo chiamava ‘il mio paese’. [La prima volta che il parroco di Cicognara la vide a messa ] prese posto vicino ai banchi dei piccoli come una buona nonna venuta a rendersi conto dei nipotini non molto savi. Il parroco, come sempre, parlò più ai piccoli che ai grandi, a due passi da lei che ascoltava, la testa soffocata da un cappello larghissimo e senza gusto. Appena muoveva il capo, le brillavano gli occhi bellissimi in un volto che non fu mai bello, ma che l’età componeva amabilmente all’ombra dei capelli tutti bianchi. Pochi giorni dopo parroco e parrocchiana si ritrovarono a colazione in una delle tante case ospitali del paese. Per levarsi quegli occhi che lo scrutavano il parroco le avrebbe volentieri parlato anche di libri, dei suoi, che non conosceva affatto; infine, finì per chiedere: ‘Come trova il paese?’.Assai cambiato, cominciando dal parroco. Qui non avrà trovato agnelli. Vedo però che sa prenderli. Anch’io ci sto bene’. Parlava pochissimo: frasi brevi, seguite da interminabili silenzi. Si diceva da qualcuno che, essendo a corto di motivi sardi, fosse venuta a razziare sul Po. Infatti era piena di piccole curiosità: fermava per la strada certi tipi, interrogava volentieri i vecchi mugnai di acqua, si faceva portare in barca da Pinon in lunghi giri senza meta: osservava, chiedeva, fissava cose e persone con strana insistenza. C
‘era chi la schivava per non farsi fotografare da quei suoi due occhi. Avevano paura di finire sul libro com’era capitato ad altri. Per trovar tipi s’assoggettava all’ardua impresa dei desinari interminabili. Spesso, dopo una di queste imprese conviviali, me la vedevo capitare in casa.
E si buttava stancamente sopra una sedia di fronte alla Madonna del Borgognone. Erano discorsi discontinui con lunghe pause e riprese lontane: un’anima fuori del comune che sentiva il bisogno d’aprirsi all’ultimo prete di campagna. Diceva: ‘Mio marito si occupa molto di religione: io mi accontento di credere alla maniera dei miei’.
Non so di preciso che intendesse; mi pareva di capire che anche in religione si lasciava vivere abbandonandosi al ricco e profondo istinto della sua razza e della sua terra,  senza scegliere né levigare. È una maniera poco raccomandabile specialmente per chi scrive libri e ha un mondo di lettori che leggono a un qualche modo e che a un qualche modo capiscono: ma io ebbi l’impressione, confermatami più tardi dalla lettura, che con quel suo naturale la Deledda non avrebbe saputo far molto diverso. In certuni l’unica forza è il grezzo, un grezzo che a purgarlo e a incivilirlo ci vuol più di una esistenza. In Grazia Deledda la scrittrice non mi pareva congiunta né alla sposa né alla mamma, ma a qualche cosa di primigenio. Come cultura, sapeva tanto e non sapeva niente perché le molte cose che apprendeva si fondevano nel colore della sua anima oppure non esistevano neanche. Non ho mai trovato una scrittrice così poco colta e nello stesso tempo così capace di servire una cultura e arricchire le lettere di un Paese. Di quel soggiorno in parrocchia ne venne fuori un libro ‘Annalena Bilsini’, né bello né limpido. Aveva promesso di mandarmelo, poi deve essersi accorta che non era un dono per il parroco e non me lo spedì: attenzione di buona parrocchiana, che m’è piaciuta. Sarebbe stato meglio che il libro avesse avuto un’altra aria. [Come si vede,  a  don Primo Mazzolari non difettava la schiettezza dei giudizi, anche nei confronti di un Premio Nobel per la Letteratura! ndr]. Nel 1926, quando le assegnarono il premio Nobel – davanti al mezzo milione anche i miei scopai cominciarono a stimare il mestiere di scrivere libri – mandai a nome di tutti i parrocchiani due parole di contento. Ecco la risposta: ‘Nonostante la fatica e la baraonda di questi giorni non voglio tardar oltre a ringraziarla, pregandola di essermi interprete dal suo santo altare, presso il popolo della mia Cicognara, di tutta la riconoscenza ed il mio amore. Evviva Cicognara!’ ".

Paolo Pulina

RAPPORTO BANKITALIA: FORTE DETERIORAMENTO DELL’ECONOMIA SARDA

PROFONDO ROSSO

È stato un 2008 disastroso per l’economia sarda. Tutti i settori hanno registrato il segno meno. In prima fila l’industria (esclusa la raffinazione petrolifera), le costruzioni e il commercio al dettaglio di piccola dimensione. Di più. Le aziende isolane hanno affrontato crediti in rallentamento, a cui si sono aggiunte sofferenze bancarie (prestiti non rimborsati) in rialzo. Segnali di tenuta, ma non esaltanti, si sono incontrati solo nel turismo e nei trasporti, mentre le famiglie si sono rifugiate nei conti correnti e nei titoli di Stato in attesa di tornare a investire sul mattone. È questa la fotografia della Sardegna scattata dalla Banca d’Italia nel consueto rapporto annuale. «La produzione industriale», si legge nel rapporto, «è notevolmente diminuita, a causa dell’indebolimento della domanda interna e il calo degli ordinativi esteri». «L’elevata incertezza sulle prospettive di ripresa ha poi inciso negativamente sull’attività d’investimento»: il rallentamento ha interessato soprattutto la chimica e la metallurgia. Secondo Bankitalia, gli investimenti sono aumentati del 2,2% contro il 6,5% e il 18% del 2007 e del 2006. Aumenta invece l’export (+22%), ma solamente «per effetto dei maggiori flussi commerciali del comparto petrolifero». Il dato al netto del greggio è stato negativo del 9,8%. Sul fronte delle costruzioni, Bankitalia ha registrato una contrazione del mercato residenziale e un indebolimento delle attività delle opere pubbliche. La compravendita di case è calata del 10,9% sul 2007. I prezzi sono scesi, così come le ore lavorate (-4,5%). Nel commercio, i risultati sono stati a due velocità: i consumi si sono contratti nei piccoli esercizi (-2,6%). Hanno invece tenuto le vendite nella grande distribuzione (+1,6%). Il comparto delle vacanze ha resistito, ma non più di tanto. La crescita delle presenze (+2,3%) è arrivata su tutte le otto province sarde. È andata però giù la spesa dei turisti stranieri (-20%). Ha tirato il freno anche il mondo dei trasporti. L’aumento dei passeggeri nei porti e aeroporti (+2,2%) è risultato minore rispetto al 2007 (+3,1%). Segno meno invece per i traffici negli scali marittimi, tranne che nel settore merci (+5%). La crisi dell’economia si è riflessa, inevitabilmente, sul lavoro: l’occupazione è calata dello 0,3% e il tasso di disoccupazione è passato dal 9,9% al 12,2%. I sardi sono tornati a fare le formichine. La raccolta bancaria (vale a dire i conti correnti e i depositi) è aumentata del 7,6%, poco sotto il risultato raggiunto nel 2007 (+9,3%). In senso opposto i prestiti per le imprese, che si sono attestate sul +6,5% (8,2% nel 2007). Per le famiglie la contrazione dei mutui, rispetto al 2007, è stata del 4,7% (dall’11,7 al 7%). L’incidenza delle sofferenze sui prestiti è cresciuta dell’1,6% (1,3% nel 2007).

 

L’ARCIPELAGO DELLA MADDALENA E IL SUO SUMMIT

IL G8 DEI POVERI

Erano circa un migliaio (800 rappresentanti delle aziende in crisi, lavoratori, pensionati e disoccupati e oltre 50 rappresentanti degli immigrati) sabato 20 giugno a La Maddalena per il "G8 dei poveri". L’iniziativa, già prevista prima dello spostamento del summit internazionale degli otto grandi a L’Aquila, è stata presentata dalle sette associazioni promotrici della "Carta di Zuri". Il raduno voleva essere un "segnale forte a tutte le istituzioni locali, nazionali ed internazionali perché nell’agenda politica vengano inseriti
i problemi delle famiglie e chiedere che vengano promosse nuove politiche per i giovani e per quanti vivono la condizione di esclusione sociale". La manifestazione ha visto un corteo che dal porto di La Maddalena è giunto all’Istituto San Vincenzo De Paoli dove c’è stato un dibattito a cui hanno partecipato anche il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, e l’ambasciatore della Repubblica del Senegal. Al termine della mattinata, l’approvazione di un documento unitario e una piccola cerimonia di "Sa bertula e su pane" con lo scambio dei due simboli tra i lavoratori sardi e i rappresentanti degli immigrati. "La nostra iniziativa – hanno spiegato i promotori della Carta di Zuri, che per l’occasione è stata tradotta in 50 lingue e consegnata a Cappellacci – vuole dare continuità alle lotte per i diritti di cittadinanza e per contrastare il fenomeno delle povertà". La manifestazione è stata accompagnata dalla musica di "Procurade e Moderare", inno-simbolo della lotta alle povertà e contro il colonialismo nel mondo. I promotori della Carta di Zuri hanno anche detto che l’attuazione degli strumenti delle politiche sociali è il ”vero handicap” della politica sarda. Hanno anche lanciato un appello alla Regione perché non ”si fermi agli articoli contenuti nella Finanziaria 2009”. Secondo le organizzazioni aderenti (Acli, Caritas diocesana di Cagliari, Cisl, Uil, Coldiretti Sardegna, associazione Dialogo e Rinnovamento e Pastorale del Lavoro) ”la difficoltà della politica sarda è quella di essere carente nel passaggio tra l’individuazione degli strumenti legislativi e gli interventi concreti”. ”Non vorremmo che l’Osservatorio regionale sulle povertà, istituito con la Manovra 2009, venisse gestito – ha sottolineato Mario Medde della Cisl – come un ente regionale, mentre i protagonisti devono essere coloro che quotidianamente lottano contro le povertà. Anche il reddito di cittadinanza deve essere definito meglio nella legge”. Il delegato regionale della Pastorale del Lavoro, Don Pietro Borrotzu, ha spiegato che la politica regionale ”ha chiesto di suggerire procedure per attuare interventi per arginare il fenomeno della povertà”.

 

IN CAMPO ANCHE I "MASTROS DE FOCU" CHE CONTRASTANO LE FIAMME SENZA USARE L’ACQUA

PIANO ANTINCENDI IN SARDEGNA: 8MILA UOMINI E 16 MEZZI AEREI

S’inizia la nuova campagna antincendi per prevenire i roghi dell’estate in Sardegna. Ancora una volta verranno impiegati tanti uomini, molti mezzi e ingenti risorse. È ancora necessario tutto questo? L’intero territorio della Sardegna è a rischio incendio. La Regione, insomma, non abbassa la guardia nonostante il numero degli incendi in Sardegna, rispetto allo scorso anno ed alla media trentennale, sia diminuito. L’assessore all’Ambiente, Emilio Simeone, spiega che «occorre continuare ad attivarsi perché tutto quello che è previsto nelle prescrizioni venga fatto. Per tre mesi all’anno», dice, «la nostra terra vive una situazione di emergenza e di pericolo potenziale quindi occorre predisporre un sistema di lotta efficace, ma ancor prima si deve parlare di prevenzione, di comportamenti, di procedure e di mentalità che devono costituire il bagaglio naturale di tutti i sardi». Vediamo alcuni numeri della nuova campagna. Gli uomini sul campo saranno circa ottomila, di cui 7.526 regionali, (3.344 dell’Ente Foreste tra dipendenti e stagionali, mille barracelli divisi in 120 compagnie e 1.700 volontari di 64 associazioni antincendio. A questi si aggiungono un migliaio di Vigili del fuoco stagionali, richiamati in servizio con turni di 20 giorni, in base ad una convenzione con la Regione che ha stanziato anche quest’anno 400 mila euro per poter aprire le sei basi estive di Pula, Villasimius, Cuglieri, San Teodoro, Arzachena e La Maddalena. Sino al 15 ottobre opereranno nell’isola undici elicotteri della flotta regionale (capacità di carico 800-900 litri) dislocati nelle altrettante basi sarde, mentre tre aerei Canadair della Protezione civile nazionale, (5.300 litri ciascuno), saranno schierati sull’aeroporto «Costa Smeralda» di Olbia, un elitanker Erickson (9.000 litri) sarà di stanza a Fenosu ed un Ab 205 dell’Esercito Italiano (1.000 litri) a Cagliari-Elmas. Eventuali altri apporti di mezzi aerei saranno decisi, di volta in volta, dal Centro operativo aereo unificato che coordina le operazioni antincendio in tutta Italia. E c’è una novità che è poi un ritorno all’antico: l’impiego dei «mastros de focu», (i maestri del fuoco), una nuova figura che farà parte delle squadre di operatori formati appositamente per contrastare le fiamme non con l’acqua, ma con le tecniche del fuoco (utilizzando per esempio frasche verdi). I «maestri del fuoco» opereranno in tutte le province. Nel 2008, l’isola è stata percorsa da 2.389 incendi contro i 3.295 dell’anno precedente, per un totale di superficie interessata dai focolai pari a 6.681 ettari, circa un quinto in meno rispetto ai 34.295 ettari devastati dalle fiamme nel 2007. Il calo risulta anche dalla superficie media per incendio, che nel 2008 è stata pari a 2,80 ettari rispetto ai 10,41 dell’anno precedente. Riguardo, invece, alla sola superficie forestale, gli incendi hanno interessato 1.839 ettari, a fronte degli oltre 12.000 del 2007. Come ogni anno sarà attivo il numero verde 1515 del Corpo forestale e di vigilanza ambientale per la raccolta delle segnalazioni che, solo lo scorso anno, hanno superato le 25.000 chiamate.

 

IL CALL CENTER DELLA SOCIETA’ NON APPLICA LE TARIFFE RIDOTTE

TIRRENIA, POCA CHIAREZZA SUI COSTI

Con l’arrivo delle ferie si programmano le vacanze, orientarsi nella giungla delle tariffe è però un’impresa aggravata dai dubbi sull’applicabilità della continuità territoriale. Chi vuole viaggiare con la propria auto o cerca di risparmiare qualche euro sceglie infatti la nave, ma risparmia davvero? E soprattutto costa meno la tariffa per residenti? I dubbi si riflettono proprio sul regime agevolato da applicare a chi ha la residenza in Sardegna. Unica compagnia ad essere obbligata ad applicare questa tariffa è la Tirrenia (che grazie alla proroga del regolamento europeo del ’92 riceve le sovvenzioni pubbliche) ma che proprio d’estate non la applica, almeno stando a quanto dicono gli operatori del call center. A coprire le tratte da e per la Sardegna sono ormai molte compagnie, e tutte con prezzi diversi. Facendo ad esempio il biglietto su internet per una delle tratte più affollate, Civitavecchia-Olbia, i prezzi per una famiglia
media (due adulti e due ragazzi in una cabina interna e un’auto inferiore ai 4 metri) sono i più diversi. Partendo il 21 giugno con la Tirrenia, il costo per un’intera famiglia, se tutti i componenti risiedono nell’isola, è di 264,41 euro. Dieci euro in più rispetto alla tariffa ordinaria che ammonta a 254,77 euro. Chiunque sceglierebbe il costo inferiore ma non tutti sanno della differenza di prezzo e anzi in molti si affidano al cosiddetto regime agevolato che in teoria dovrebbe essere più conveniente. Scegliendo le tariffe per residenti, inoltre, il viaggiatore si preclude la possibilità di usufruire delle tariffe speciali che con Tirrenia arrivano a 202,27 per la tratta diurna e a 166,73 euro per quella notturna. Tariffa che però è sottoposta a restrizioni. Il discorso non cambia sulla rotta inversa, una settimana dopo, anche se il costo è leggermente inferiore: 256,21 per i residenti e 246,57 il prezzo intero (nella tratta diurna la tariffa arriva però a costare 270,57 euro). Sempre più conveniente, se disponibile, la tariffa speciale di 194,07 euro. Molte cifre che mandano in confusione anche il viaggiatore più esperto e che cambiano a seconda dei giorni. I prezzi, poi, non corrispondono a quelli fatti dal call center. Secondo alcuni operatori telefonici, infatti, non esistono più le tariffe residenti, mentre per altri, per il periodo estivo le agevolazioni sono applicabili solo a chi prenota la poltrona. Cosa che non succede facendo il biglietto su internet o in agenzia, eppure la compagnia di Stato dovrebbe essere sempre obbligata ad applicare le agevolazioni. La tariffa residenti, pur senza obbligo, è applicata da quasi tutte le altre compagnie, ma anche in questi casi non sempre conviene. Confrontando i prezzi con altre due società a caso, si trova il prezzo pieno di Snav a 252 euro (per l’andata e per il ritorno). Il prezzo per i residenti scende a 221,40 euro (per l’andata e il ritorno) ma con l’offerta le tariffe scendono a 238,50 e 172,50 euro per l’andata (con partenza alle 12 e alle 22) e a 217,50 o 238,50 per il ritorno (con partenza alle 11 e alle 22). Ad aumentare la confusione i prezzi per il rientro del 28 luglio nella tratta del mattino: qui la tariffa residenti costa 275,80 euro (contro i 322 di quella piena e i 217,50 di quella speciale). A non applicare la tariffa residenti è invece Moby che però propone biglietti a costi concorrenziali: 204,25 euro (per il 21 giungo) sulla tratta breve partendo da Olbia. Costo che si abbatte a 121,25 con l’offerta speciale che però ha delle limitazioni, come la non rimborsabilità e la penale per modificare il biglietto. Per il ritorno, sulla stessa tratta breve, il costo è di 211,95 euro (186,95 con l’offerta). «È sempre la solita solfa », sottolinea il segretario regionale di Adiconsum Giorgio Vargiu. «Abbiamo sottolineato più volte il problema sulle tariffe agevolate ma dopo le scuse della compagnia, puntualmente tutto torna come prima». Per Vargiu il vero problema è la mancanza di concertazione sulla questione e la poca trasparenza sulla formazione del prezzo. «Da tempo chiediamo un tavolo di confronto che costringa gli operatori a rispettare le regole», aggiunge Vargiu che si dice preoccupato per il dopo Tirrenia. «Quando, come si dice, toglieranno le agevolazioni alla compagnia di Stato mi chiedo come cresceranno le tariffe applicate dalle altre società». Un danno che si rifletterà sull’intera Isola visto che i costi di trasporto non incentivano l’arrivo dei turisti.

Annalisa Bernardini 

SEBASTIAN PIRAS, NUORESE A NEW YORK

FOTOGRAFO DI WARHOL E RAUSCHENBERG

Sebastian Piras ha conosciuto Andy Warhol nel 1985, dopo esser stato invitato presso la sede della rivista Interview da lui fondata. Ha realizzato un suo ritratto fotografico e da lui è stato poi incoraggiato a concludere un progetto che riunisse una serie di ritratti di artisti contemporanei. Così, a partire dalla metà degli anni ’80, ha fotografato i più grandi pittori e scultori del nostro tempo, da Robert Rauschenberg a Jasper Johns, da Louise Borgeois a Jeff Koons, da John Chamberlain a Christo. Da questo progetto è nata una prima mostra personale da Blum Helman nel 1995, oltre a due libri su questo tema, uno nel ‘96 da titolo "Artists Exposed", con la prefazione di David Ross, direttore allora del Whitney Museum of American Art, e "A Pocketful of Contemporary Artists" quest’anno, un volume importante che racchiude i ritratti di 120 artisti, realizzati nel corso degli ultimi vent’anni. Immagini intense, belle, divertenti, dall’impeccabile composizione, che raccontano l’anima dell’artista. Alla domanda, ‘che impressione ti ha fatto Andy Warhol di persona?’, il guru della Pop Art, forse il personaggio più celebre e più controverso allo stesso tempo del XX secolo, Piras risponde, "io ero ovviamente molto emozionato, avevo letto tanto su di lui, era un’occasione importante. Poi di persona mi apparve molto semplice, di poche parole, ma che, all’occasione, potevano essere molto dirette e pungenti. Era un gran lavoratore, non smetteva mai di lavorare. Come si dice qui, un "workhaolic". E sicuramente, al di là dell’impressione quasi dimessa che poteva fare ad un primo incontro, aveva tutte le caratteristiche per diventare una leggenda, come è poi stato. La storia chiarisce sempre le cose e qui si dice, "luck come to those who are prepared", o qualcosa del genere ("la fortuna arriva per quelli che si fanno trovare preparati")", dice saggiamente. Tra gli artisti ritratti, quello che ricorda con maggiore affetto è forse Robert Rauschenberg; "che, racconta, innanzi tutto mi è sempre piaciuto come artista, ma sono rimasto colpito dalla sua vivacità, era un entusiasta della vita. Era una persona nobile d’animo, socievole, cordiale, veramente interessato ed incuriosito dalla varietà umana. Notavi che parlava con lo stesso interesse con un homeless per la strada, così come con i collezionisti più prestigiosi". Il progetto di fotografare artisti contemporanei è proseguito per diversi anni. Un altro incontro importante per lui è stato quello con Leo Castelli, il grande gallerista italiano che, come dice Sebastian Piras, forse proprio perché europeo ha saputo vedere con sguardo nuovo la grandezza degli artisti americani degli anni ’60, ‘70 e ’80. E ha aiutato Sebastian ad avvicinarsi ad alcuni grandi del tempo, da Rauschenberg a Lichtenstein per realizzarne il ritratto. Anche se lui ha fatto tutto da solo. Nato e cresciuto a Nuoro, ha cominciato presto ad esplorare il mondo. Alle scuole superiori, è venuto per un anno, come "exchange student" per la prima volta negli Stati Uniti, prima al nord dello stato di New York, "in una fattoria tipicamente americana, … dove facevo una vita come nel telefilm "Lassie", e poi, a Chicago. Dopo le superiori, alla fine degli anni ’70, ha frequentato l’Università a Cagliari, e si è poi presto trasferito a Londra. Durante una vacanza, è venuto a visitare con alcuni amici New York dov
e ha deciso di restare. Si è dato da fare per lavorare fin da subito, con l’obiettivo di realizzare film e video e con un forte interesse per la fotografia. Sono arrivati i primi ritratti e così tutto è cominciato. Spesso tuttora riceve richieste per realizzare ritratti d’artisti e non sono pochi gli editori che gli propongono dei volumi. Quest’estate, dal 23 agosto al 10 settembre, presso il Palazzo Chigi di Viterbo avrà un’altra mostra sul tema; nel mentre, ha appena prodotto un video-ritratto commissionatogli dal grande architetto Richard Meier. Ma ora è il momento di nuovi progetti da realizzare. Il primo riguarda una bellissima serie di foto d’oggetti, luoghi e dettagli della quotidianità che si intitola "Amerikana". "Rappresenta l’idea illusoria, che io, ma credo anche molti altri europei, italiani, sardi come me, hanno dell’America, dice. Si tratta di una serie di scorci che ho fotografato in giro per gli Stati Uniti e che rappresentano il paese così come lo avevo sempre immaginato prima di venire qui, fin da piccolo, attraverso la letteratura, i film, specie i vecchi film e poi i western. Anche se poi, quando vieni qui e conosci sempre meglio il paese, ti rendi conto che l’idea che avevi coltivato con l’immaginazione non corrisponde sempre alla realtà. Ora mi piace l’idea di mettere insieme queste immagini come una sorta di divario visivo di 20 anni in America". "L’altro progetto che, nel prossimo futuro, mi piacerebbe realizzare, ci dice, è un film che, possibilmente abbia un soggetto ed un’ambientazione sardi e da realizzare in Sardegna. Ammiro molto i cineasti isolani che, nonostante le difficoltà, riescono a creare degli ottimi prodotti. Conosco il lavoro di Giovanni Columbu che apprezzo molto. E credo che sia d’importanza fondamentale valorizzare le risorse e i numerosi talenti che la nostra Isola ha da offrire. Pensiamo al fatto che grandi artisti internazionali come Peter Gabriel e Werner Herzog apprezzano la nostra storia e la nostra cultura come poche. Quest’ultimo ha utilizzato per la colonna sonora del film "The White Diamond" il coro polifonico di Orosei, che ha unito ad un violoncellista olandese e ha detto di non avere mai sentito niente del genere.

Viviana Bucarelli

 

A CAGLIARI PRESSO L’AUDITORIUM DEL CONSERVATORIO DI MUSICA

RICORDO DI ENNIO PORRINO A 50 ANNI DALLA SUA MORTE

Dopo 50 anni riaffiora la memoria del maggiore compositore  sardo di tutti i tempi, cancellato dalla storia della musica per motivi misteriosi. Se oggi chiedessimo a un giovane studente dei conservatori sardi chi è Ennio Porrino ci risponderebbe che conosce la Piazza Porrino a Cagliari, di fronte al Conservatorio, ma non saprebbe aggiungere altro. Se ne ricorda invece una ballerina cagliaritana, oggi sessantenne, che nel 1960 fece parte del cast della grande opera lirica di Ennio Porrino "I Shardana", Assunta Pittaluga. In occasione del cinquantenario della morte di Ennio Porrino (1959), il balletto "Mondo Tondo", soggetto e musica  di Ennio Porrino, coreografia di Assunta Pittaluga, aprirà il 18 giugno nell’AUDITORIUM DEL CONSERVATORIO DI MUSICA  DI CAGLIARI (Piazza Ennio Porrino 1) il saggio della  scuola di danza "Assunta Pittaluga". "Nato a Cagliari nel 1910 e morto improvvisamente a Roma  nel 1959 a soli quarantanove anni, Ennio Porrino  rappresenta indubbiamente una figura di primissimo piano  nel mondo componistico del nostro paese e sicuramente la  più grande della Sardegna. Ancora ventenne si afferma con  la lirica Traccas (su versi di Sebastiano Satta) nel  concorso nazionale La Bella Canzone Italiana. Segue una  strepitosa carriera il cui apice è sicuramente costituito dalla prima rappresentazione assoluta de "I Shardana" al  Teatro San Carlo di Napoli; la sua morte improvvisa è di  circa sette mesi più tardi. È sintomatico constatare come  il legame con la Sardegna apra e chiuda quindi la sua  vita, terrena e musicale. L’autorevole enciclopedia  musicale tedesca Die Musik in Geschichte und Gegenwart  riporta che «la grande opera I Shardana fu accolta dalla critica come "la più importante opera lirica composta in  Italia in questo dopoguerra"». Ed effettivamente, all’indomani della rappresentazione sancarliana del 21 marzo 1959 le critiche sono eccezionalmente positive. Sia riviste specializzate che quotidiani attribuiscono a "I Shardana" tanti meriti e uno soprattutto unanime: la  capacità dell’artista di coniugare magistralmente l’antica  e gloriosa storia sarda con la musica classica moderna,  attingendo nel contempo alla musica tradizionale  dell’isola mediterranea. Il 18 marzo del 1960 I Shardana  verrà rappresentata, in occasione della commemorazione del compositore, al Teatro Massimo di Cagliari, e riscuoterà  anche nella capitale sarda un grandissimo successo. Dopo, il silenzio." <<G. Masala, <<La vittoria dei…  Shardana>>, in: E. Porrino, I Shardana. Dramma Musicale in  tre atti, Nördlingen 2006; www.sardinnia.de). Da uno scritto di Felix Karlinger sul balletto Mondo Tondo  "Al contrario di Prosèrpina e Altair, Mondo tondo non  possiede un’azione continua ma è costituita da una serie  di danze provenienti da tutto il mondo. Di queste  unicamente Lo spirito della danza conferisce a questa  serie di danze una cornice riconoscibile. Ci troviamo di  fronte a una suite moderna molto complessa. Accanto a  moderne armonie e ritmi vivaci e ricchi di dissonanze  troviamo motivi esotici; accanto a tipologie di danze  ispirate alla storia del balletto (tuttavia non di stampo  musicale neoclassico) e all’ambito della tradizione del  ballo popolare trovano spazio scene pantomimiche. Porrino  ama mettere di fronte momenti contrastanti l’uno con  l’altro, e in questo suo percorso egli esplora il mondo.  Mondo tondo è come un resoconto di viaggio: l’elemento  sorprendente nello sfogliare le pagine attira l’interesse  dello spettatore ed evita qualsiasi affaticamento. Le scene cambiano aspetto rapidamente assieme a immagini e impressioni. Solo in Italia, in patria, il compositore, anche autore della coreografia, si sofferma più a lungo:  dall’ambito della suite egli cede il passo a una scena  lirica sostenuta da folclorismi e piena di sentimento. A Roma il balletto è stato rappresentato in diverse  occasioni, anche nel 1955, e
ultimamente nel 1960 in  occasione della chiusura solenne degli ultimi giochi  olimpici sulla terrazza del Pincio. E merita pienamente l’elogio certificato dalla stampa romana: «fra i migliori  balletti del repertorio del nostro massimo teatro»".

Giovanni Masala

 

 

IL BANDO DELLA 18ESIMA EDIZIONE DEL PREMIO DI POESIA SARDA

VILLANOVA MONTELEONE PER REMUNDU PIRAS

Per il 31° anniversario della scomparsa del Poeta Remundu Piras (1978-2009) l’Amministrazione Comunale di Villanova Monteleone ha organizzato la 18^ Edizione del Premio di Poesia Sarda, che ha come slogan anche per l’anno in corso "sempre sa limba tua apas presente" . E’ stato pertanto pubblicato il bando di concorso rigorosamente scritto in lingua sarda. Il Premio di Poesia "Remundu Piras" comprende quattro sezioni: La prima sezione è riservata a tutti gli alunni che frequentano  la scuola primaria e secondaria, fino alla terza media, di tutta la Sardegna che presenteranno poesie e racconti in lingua sarda. La seconda sezione è riservata a tutti gli alunni che frequentano  la scuola primaria e secondaria, fino alla terza media, di tutta la Sardegna che presenteranno una recita in sardo a piacere, registrata in un mini DVD, con il ragazzo/a che parla davanti alla cinepresa senza leggere. La durata della recita deve essere da un minimo di tre a un massimo di sette minuti. La terza sezione è aperta a poeti sardi e non sardi che presenteranno testi di poesia rimata in sardo. Le poesie rimate debbono essere inedite e non debbono essere state premiate in altri concorsi. La quarta sezione è aperta ai poeti sardi nati e che sono residenti a Villanova Monteleone, che debbono presentare testi di poesia rimata in sardo. . Le poesie rimate debbono essere inedite e non debbono essere state premiate in altri concorsi. Il tema è libero per tutte le sezioni. Presentazione degli elaborati. I testi della terza e della  quarta sezione debbono pervenire alla segreteria del Comune di Villanova Monteleone entro il 18 luglio 2009 e debbono essere firmate con uno pseudonimo, e chiusi in una busta che all’esterno deve essere scritto lo stesso nome. Dentro la busta grande deve essere messa la busta piccola con i dati relativi alla residenza e al numero telefonico del poeta. I testi della prima e della seconda sezione debbono pervenire  alla segreteria del Comune di Villanova Monteleone entro il 15 ottobre 2009 nella stessa forma delle altre due sezioni. La giuria è composta da Paolo Pillonca, Presidente; Maria Sale, poetessa; Francesco Piras, figlio del poeta; Leonardo Meloni, rappresentante dell’Associazione Culturale Interriors. I testi debbono arrivare alla segreteria del premio in cinque copie, per i mini DVD-VHS basta una sola copia. La Commissione decide, quali sono le poesie e i testi vincitori, quelli menzionati e quelli segnalati. Premi. Il primo, il secondo classificato della prima sezione, il primo e il secondo classificato della seconda sezione saranno premiati con testi sulla cultura sarda. Gli insegnanti che hanno supportato gli alunni nella preparazione dei testi saranno premiati con libri sulla cultura sarda  o con prodotti che si realizzano  a Villanova Monteleone. Il primo classificato della terza sezione riceverà in premio un assegno di 500 Euro; Il secondo classificato della terza sezione riceverà in premio un assegno di 300 Euro; Il primo classificato della quarta sezione saranno premiati con testi sulla cultura sarda  o con prodotti che si realizzano  a Villanova Monteleone. Saranno premiati con testi sulla cultura sarda  o con prodotti che si realizzano  a Villanova Monteleone i poeti segnalati o menzionati. La premiazione della terza e della quarta sezione si svolgerà il 22 agosto. Mentre la premiazione della prima e della seconda sezione, riservata agli alunni delle scuole elementari e medie, si svolgerà il 7 dicembre 2009 alle ore 17,00. Sebastiano Monti

Una risposta a “Tottus in Pari, 250: passaggio di testimone”

  1. Caro Massimiliano, Ti ringraziamo molto per gli articoli che hai inserito sul Congresso. Intanto ti volevamo raccontare che il ns. Circolo ha realizzato un progetto per il Concorso di cinema per gli emigrati sardi, e abbiamo ottenuto una delle n.3 menzioni speciali del Comune di Asuni per il progetto “Destinu, Argentina”. Si tratta dell’unico progetto presentato per un Regista Argentino, che fa parte del ns. Circolo. Si tratta di Agustín Juan Merello Coga. Eventualmente, possiamo realizzare una intervista se ti sembra possa essere interessante. Gli attori saremo il gruppo di teatro del ns. Circolo Radici Sarde di San Isidro, Buenos Aires.

    Un caro saluto

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