A Terralba, intervista a Dina Pala: una vita per l'arte

di Katia Marcias

Ero consapevole che non sarebbe stata un’impresa semplice sottoporre "la fata dai capelli turchini", come la definì Efisio Cadoni, ad un’intervista che seguisse lo schema della domanda e della risposta. Sono entrata nella sua Casa dell’Arte quasi in punta di piedi, per non disturbare i cavalli che corrono, i bambini che giocano, i ragazzi che bevono all’osteria, gli amanti in estasi. Dina Pala non abita da sola in quella casa in stile campidanese che sembra sospesa  nel tempo, e te ne accorgi dal primo respiro e dal primo sguardo, ogni angolo racconta qualcosa, ogni quadro ti apre la porta di una storia o di un sogno. Arriva svolazzante e leggiadra la fata dell’arte, con i suoi occhi giovani, ed è subito un fiume in piena.

Quando ha iniziato a disegnare?

Avevo 4 anni, utilizzavo la carbonella per scarabocchiare sui muri poi ho iniziato con  i colori della terra, i colori animali e delle erbe che andavo personalmente a cercare per i campi. I miei primi disegni sono nati istintivamente, ma poi ho iniziato la mia formazione "andando a scuola dai grandi pittori e scultori" ho letto tanti libri e poi crescendo sono andata in giro per musei, per vedere con i miei occhi il sublime dell’arte. Avevo sete di conoscenza. Ho iniziato a girare l’Italia, dopo la capitale le mie mete furono Venezia e Firenze. A 18 anni ho preso la cartella dei miei disegni, un gruzzolo di soldi e sono partita per la città lagunare. Una volta giunta mi sono diretta all’accademia d’arte con l’intenzione di visitarla, ma sono stata messa alla porta in quanto non allieva. Mi sedetti su una panchina e vidi arrivare il grande Virgilio Guidi, che io riconobbi subito, mi rivolse la parola dicendomi di andare a studiare all’accademia. Io gli spiegai la situazione e gli dissi che ero arrivata per conoscere i metodi di studio accademici, mi invitò a rimanere come studente esterno. La mia avventura durò per tre mesi. La determinazione era talmente forte che per risparmiare nel soggiorno alloggiai presso una casa chiusa. Le prostitute mi rubarono tutto,  gli indumenti ed effetti personali, ma non l’anima.

È stata riconosciuta come caposcuola del fluttuismo. Da cosa nasce questo movimento che ha dato uno stile originale al suo fare artistico?

Durante un viaggio in aereo, sporgendomi dal finestrino, ho notato come le nuvole assumessero delle forme particolari e come la terra vista dall’alto apparisse segnata da linee geometriche in continua trasformazione, come se i paesaggi mutassero a seconda del loro intersecarsi. Osservando la natura, ho portato il suo movimento nelle mie linee pittoriche e scultoree. Il vento è entrato a muovere le fila delle mie figure, che hanno così abbandonato la staticità per immergersi nel continuo divenire.

La creazione del suo linguaggio artistico ha come madre la femminilità?

Da piccola mi piaceva giocare con i maschi perché avevano più inventiva, erano più liberi. Crescendo ho coniugato la mia femminilità al senso di libertà. Ho vissuto l’amore, ma mi è mancata la maternità. I miei figli sono i miei dipinti e le mie sculture, che nascono da amore per l’amore. L’amore che ho per l’uomo e Dio e che cerco di infondere in ogni mia azione

La scienza, la magia, la religione si fondono nella sua arte, la strada verso la verità è dentro o fuori dell’Uomo?

La natura e l’uomo sono la testimonianza di Dio e ne sono una sua manifestazione. La verità sta nel cammino dell’Uomo verso Dio, il loro ricongiungimento è il raggiungimento della verità.

Qual è la funzione della sua arte?

L’arte è il mezzo attraverso il quale dialogo con l’Umanità e le mie opere sono i messaggi che affido al presente e al futuro, nella speranza di lasciare il segno della mia anima in questa vita.

Ha parlato di messaggi, qual’ è quello che invia il "Monumento ai caduti"?

Le due donne, rappresentano al contempo la terra attraversata dalla guerra, le madri che aspettano i loro figli, le spose che piangono per i loro mariti, due nazioni che si riappacificano. Dietro si erge la lampada dei defunti sempre accesa in memoria del loro sacrificio per la patria.

Ha un messaggio per i cittadini terralbesi?

Amo il mio paese, i miei concittadini e li ringrazio per le continue manifestazioni d’affetto. Ai giovani che vogliono dedicarsi all’arte consiglio di disegnare e studiare. Non ci si improvvisa pittori o scultori, è necessario formarsi.

Lei sta continuando a dipingere e a scolpire che cosa ci dobbiamo aspettare?

Sto creando una statua della Madonna di Bonaria in terracotta, sarà alta circa due metri. In pittura il protagonista principale continuerà ad essere l’Uomo in tutte le sue sfaccettature, cercando di rappresentare in maniera realistica quei momenti salienti del vivere umano.

Ringrazio Dina, e vado via col sorriso sulle labbra ma anche turbata, la sensazione è quella di essere entrata ed uscita nell’infinità delle vite possibili.

2 risposte a “A Terralba, intervista a Dina Pala: una vita per l'arte”

  1. Salve Max. E’ un grande piacere sapere che ti è piaciuta e che diffondi le mie parole… Ho tanto da imparare ma ci metto sempre testa, cuore ed anima in quello che scrivo…

    Sono contenta che ti sia fatto risentire… Nell’ultimo numero del Terralba Ieri&Oggi c’è un’altra mia intervista dedicata ad un gruppo Heavy metal terralbese, magari è un tipo di musica per pochi ma io sono per la promozione di tutto ciò che sapora di Terralba e la creatività dei nostri concittadini al di là della forma di espressione e del contenuto… Fra un pò la troverai pubblicata anche sul sito del Terralbese… Un’altra novità è la nuova versione del sito del Comune di Terralba… io ne ho realizzato la veste grafica… A presto e Grazie

  2. dina è sempre fantastica !! ho avuto modo di apprezzare i suoi lavori varie volte nelle sue mostre nella sua casa museo , sia i dipinti che le sue sculture si riconoscono tra tante, ha qualcosa che la fa distinguere dagli altri artisti, l’ amore che mette per i suoi quadri e per le sue sculture è immenso, sono proprio come i suoifigli !! grazie DINA per tutto questo !!

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