Presentato il libro "Bachis Frau emigrato" al circolo "Logudoro" di Pavia

di Vitale Scanu

E’ il tema di sabato 9 maggio scorso al Circolo "Logudoro" di Pavia, proposto dalla dott.ssa Cristina Redaelli (stimata professoressa di Lettere nei Licei di Menaggio, sul lago di Como) nel quadro della presentazione del romanzo sull’emigrazione "Bachis Frau emigrato" di Vitale Scanu. L’emigrazione sarda nel mondo, che oggi ha un colore meno traumatico di quello che aveva cinquanta o sessant’anni fa, dà conto di questa realtà positiva nel riscontro che ci arriva da ogni latitudine, di nostri corregionali affermatisi in ogni campo, molto spesso con risultati eccellenti. Possiamo enumerare imprenditori, scienziati, ristoratori, affermati professionisti in ogni ambito, scrittori, giornalisti, eroici missionari, professori, specialisti in campo medico di fama mondiale, autorità militari e religiose d’alto rango… L’emigrato sardo, fuori della sua terra, pare riesca meglio a monetizzare quelle che sono le sue virtù native. La dott.ssa Redaelli, esponendo all’attentissima assemblea questo argomento, ha esemplificato seguendo le tracce dell’affascinante romanzo di Bachis come emigrato in Svizzera. Il sardo – forte dei suoi valori etnici, onestà, rispetto e ospitalità, buona volontà, altruismo, generosità – se riesce a superare la "sindrome dello scalandrone" – è il soggetto meglio attrezzato per ambire a un successo professionale e sociale (La "sindrome dello scalandrone" è quel senso di scoraggiamento profondo che attanaglia l’animo dell’emigrante sulla scaletta della nave). Il segreto di questo successo è costituito da un grande coraggio, che contrasta e supera le improducenti autolamentazioni. E’ quanto suggerisce l’idea programmatica di Gramsci: "Occorre portare violentemente l’attenzione sul presente così com’è, se si vuole trasformarlo. Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà". Come dire: prendere atto della realtà sociale così com’è, senza però esaurirsi nel pessimismo del piangersi addosso, ma reagendo con ottimismo e buona volontà, per non soccombere. E’ la lezione che ci dà Bachis con la sua vita di emigrato intelligente e volenteroso. Incalzato dalla povertà e dal nulla mortale che affligge la sua Marmilla, sullo scalandrone della nave supera quel magone funesto che sconvolge l’animo di ogni emigrante, e si tuffa nel suo nuovo lavoro, riuscendo a portare a casa un’esperienza che lo ha arricchito sia professionalmente che esistenzialmente. Esperienza che egli avrà il coraggio di "investire" in un piccolo progetto turistico nel suo paese, che fornirà l’energia per migliorare la condizione economica e sociale di tante famiglie. Del recente romanzo di Scanu esiste già la sceneggiatura per una trasposizione cinematografica, a disposizione dei registi che lo vogliano mettere in cantiere. Il sempreverde presidente del Circolo Gesuino Piga ha inquadrato da par suo il fenomeno dell’emigrazione, che nel secondo dopoguerra ha sì falcidiato le forze migliori della nostra terra, ma non ha azzerato il legame fortissimo delle radici, sempre attuale anche oggi. Purtroppo, quello che decadrà inesorabilmente, ha sottolineato dottor Piga, è il legame con la Sardegna nelle seconde e terze generazioni di emigrati, anche se esisterà sempre anche nel loro animo una corsia preferenziale d’affetto per l’antica patria.  Il signor Filippo Soggiu, antica e sempre valida colonna dell’emigrazione sarda, uno dei tanti disterraus che ha vissuto sulla propria pelle, con esito positivo, la sindrome dello scalandrone, ha confermato con alcuni toccanti esempi l’essenza dell’emigrare dei nostri corregionali: il distacco, la nostalgia, il ritornare "a casa" dopo anni… "Ho visto gente scendere dalla nave e con gli occhi umidi baciare la terra della patria sarda." Si tratta di quel minuscolo led sempre vivo delle radici. Le radici più profonde infatti non gelano mai.

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