I circoli sardi di Cremona e Marchirolo hanno ricordato Giovanni Maria Angioy

di Paolo Pulina

 

Il Circolo sardo "Sa Domu sarda" di Cremona, presieduto da Antonio Milia, e il Circolo "Giovanni Maria Angioy" di Marchirolo (in provincia di Varese, ai confini con la Svizzera), presieduto da Gianfranca Canu, hanno commemorato a metà marzo, nel bicentenario della morte, Giovanni Maria Angioy (Bono, 21 ottobre 1751 – Parigi, 23 febbraio 1808),  l’eroe della "rivoluzione sarda" della  fine del Settecento. La manifestazione organizzata dal Circolo di Cremona si è tenuta nel pomeriggio del 14 marzo, presso la Biblioteca Statale, con il patrocinio del "Comitato Sardo per le celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia" e della Fondazione Istituto Storico "Giuseppe Siotto" di Cagliari. Davanti a un uditorio numeroso e qualificato, dopo i saluti di Antonio Milia e della direttrice della Biblioteca, Emilia Bricchi Piccioni, Aldo Accardo, docente di Storia contemporanea nell’Università di Cagliari, ha presentato il libro "Parabola di una Rivoluzione: Giovanni Maria Angioy tra Sardegna e Piemonte", appena pubblicato da Aìsara Editrice di Cagliari per iniziativa della Fondazione Istituto Storico "Giuseppe Siotto". Il volume, che ha una prefazione di Accardo, e un lungo saggio introduttivo (oltre 70 pagine) di Luciano Carta, propone un ricchissimo corpus documentario, di 530 pagine, a cura di Alberigo Lo Faso di Serradifalco. Il ricercatore, generale in pensione, ha condotto un’indagine a tutto campo in tutte le sezioni dell’Archivio di Stato di Torino in cui ragionevolmente potevano essere conservati i documenti relativi alle vicende del triennio rivoluzionario sardo (1793-1796) e, in particolare, per gli anni 1797 e 1798, quelli attinenti al personaggio-chiave Giovanni Maria Angioy. La manifestazione di Marchirolo è stata organizzata, nel pomeriggio del 15 marzo, dal Circolo sardo, in collaborazione con la FASI, Federazione delle Associazioni Sarde in Italia, e la Regione Autonoma della Sardegna-Assessorato del Lavoro, e con il patrocinio del "Comitato Sardo per le celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia" e della Fondazione Istituto Storico "Giuseppe Siotto" di Cagliari. Presso la sede del Circolo, dopo i saluti della presidente, Gianfranca Canu, originaria di Bono, e dei sindaci di Marchirolo (Pietro Cetrangolo) e di Bono (Piero Molotzu), lo storico Federico Francioni ha illustrato "momenti e problemi della biografia di Giovanni Maria Angioy";  Aldo Accardo, docente di Storia contemporanea nell’Università di Cagliari, ha ripercorso la "parabola di una rivoluzione", riferendosi alla storia della Sardegna "dalla crisi di fine Settecento alla perfetta fusione"; lo scrittore e studioso della cultura sarda Salvatore Tola ha proposto una rassegna su "rivoluzione e controrivoluzione nella poesia sarda di fine Settecento". Oltre numerosi soci del Circolo di Marchirolo erano presenti il coordinatore della Circoscrizione dei Circoli sardi della Lombardia, Antonello Argiolas, e i presidenti dei Circoli di Bareggio-Cornaredo e di Vigevano. Personalmente, in entrambe le occasioni, ho messo in evidenza il significato storico e il valore culturale de "Sa Die de sa Sardigna", festa del popolo sardo, fissata per il 28 aprile da  una legge della Regione Sarda  del settembre 1993, in ricordo del 28 aprile 1794, data della storica cacciata pacifica (il cosiddetto "scommiato")  dei piemontesi dalla Sardegna. Nel contesto di quel triennio rivoluzionario sardo (1793-1796)  è d’ obbligo la citazione di due nomi: Francesco Ignazio Mannu (autore della Marsigliese sarda, il canto Su patriottu sardu a sos feudatarios) e soprattutto Giovanni Maria Angioy, definito da qualche studioso "il più illustre martire laico sardo". Angioy, pervenuto fino alla carica di giudice della Reale Udienza, inviato nel febbraio 1796 a Sassari come Alternos (vicario) del viceré, si mise a capo di un movimento antifeudale. Ecco come Giovanni Spano, in un saggio storico del 1875  intitolato La rivoluzione di Bono del 1796 e la spedizione militare (opportunamente ristampato qualche anno fa dal Comune di Bono) riassume il senso della vicenda nella prima pagina dello scritto: "Nel 3  febbrajo 1796 Angioy fu mandato dal viceré Filippo Vivalda, e dagli Stamenti Sardi, nella qualità di Alternos, per sedare i tumulti del Capo settentrionale dell’Isola, e specialmente del Logudoro, dove più di 40 villaggi si erano confederati per abbattere l’orrendo mostro del feudalesimo. Ma egli, esaminando da vicino le crudeli vessazioni, le soperchierie dei ministri, che vi mandavano i Feudatari, e gli abusi, in vece di rappaciare le popolazioni, si diede ad avvalorare le giuste aspirazioni delle medesime per l’emancipazione feudale che da tempo chiedevano". Il movimento antifeudale guidato da Angioy fu fermato dall’armistizio di Cherasco e dalla successiva pace di Parigi (1796) tra il Piemonte e la Francia. L’eroe della rivoluzione nazionale sarda  fu così costretto a  fuggire in Francia, dove visse in esilio – aiutando chi aveva bisogno  tanto da ridursi in completa miseria –  fino alla morte, sopraggiunta il 23 febbraio 1808, a 57 anni. Purtroppo la sua tomba non è stata ritrovata in alcun cimitero parigino. Personalmente, sia a Cremona che a Marchirolo, ho espresso pubblica approvazione per la  decisione dell’Assessorato alla Cultura (guidato da Maria Antonietta Mongiu) della Regione Sardegna di realizzare nel 2008 una  serie di manifestazioni celebrative  per far conoscere, soprattutto ai più giovani, alcuni personaggi  che hanno contribuito a costruire la storia e la cultura dell’isola. Tra queste personalità – attive tra politica, arte e letteratura – figura Giovanni Maria Angioy, insieme con Giovanni Spano, Giorgio Asproni, Francesco Cocco Ortu, Luigi Piloni, Raffaele Delogu, Costantino Nivola. A proposito di Giovanni Maria Angioy il comunicato della Regione afferma: "Nel bicentenario della morte sarà reso omaggio a Giovanni Maria Angioy. Docente universitario, giudice della Reale Udienza, imprenditore, banchiere di orientamento giacobino-progressista, Giovanni Maria Angioy è divenuto per i sardi un simbolo di riscatto e di indipendenza per essersi posto a capo di un vigoroso movimento insurrezionale contro i privilegi feudali, ancora vivi e operanti nella Sardegna del XVIII secolo, e per essersi battuto per il rinnovamento sociale dell’isola durante il duro dominio piemontese". Le manifestazioni di Cremona e di Marchirolo sono state in perfetta sintonia con i lodevoli intendimenti dell’Assessorato alla Cultura della Regione Sardegna

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