VIAGGIO A CABRAS: COSA RENDE SPECIALE LA PENISOLA DEL SINIS

ph: Cabras

Natura e cultura vanno a braccetto sulla costa centro occidentale della Sardegna, dove tra spiagge incantevoli e luoghi naturalistici mozzafiato spuntano monumenti secolari. Nella penisola del Sinis, estesa dalla baia di Is Arenas al Golfo di Oristano, si trova Cabras, borgo immerso in straordinari panorami pronto a raccontare la sua affascinante storia tra arte e archeologia. L’appendice marina del comune di Cabras è San Giovanni di Sinis, una borgata di origine medievale che deve il suo nome all’omonima chiesa situata al centro del paese. In passato la marina di Cabras era costituita solo da capanne costruite con un’erba prelevata dallo stagno, il falasco, che ne rappresentava la sua peculiarità. Con il passare del tempo ovviamente c’è stata una crescita urbanistica un po’ disordinata ma si può comunque riconoscere la strada che conduce allo stagno di Mistras. Il luogo simbolo della cittadina, la chiesa di San Giovanni in Sinis (nella foto sotto), è un’imponente costruzione a tre navate realizzata in pietra arenacea che risulta essere uno dei monumenti cristiani più antichi della Sardegna. La chiesa paleocristiana occupa il centro della piazza ed era luogo di culto sin dal V secolo. La struttura riprende fedelmente lo stile di esecuzione tipicamente campestre tramite l’assemblaggio di blocchi di pietra, oggi schiariti a causa dell’esposizione al sole. 

A chi interessano maggiormente i tesori archeologici la tappa imprescindibile è quella al Santuario ipogeico di San Salvatore, che si trova nell’omonimo villaggio, a cui si acceda scendono una stretta scalinata dalla chiesa: considerato un tempio ipogeico pagano la cui ultima fase è datata al IV secolo d.C., venne realizzato attorno ad un antico pozzo d’acqua ritenuta curativa fin dall’eta nuragica. Risale invece al Seicento la chiesa di San Salvatore costruita al di sopra di esso. Il Santuario è costituito da un complesso di ambienti scavati nella roccia nella parte inferiore e con filari di laterizi alternati a filari di conci litici nella parte superiore, con le pareti intonacate dove sono conservate numerose pitture tracciate con il carbone e il colore raffiguranti divinità ed eroi della tradizione classica come Venere, Marte, Pegaso, Proserpina, Ninfe, Ercole.

Il villaggio di San Salvatore, in realtà, ha la caratteristica di essere abitato solo pochi giorni a settembre in occasione della Corsa degli Scalzi, quando gli abitanti tornano nelle poche case per animare la festività. Il primo weekend di settembre ha inizio una processione in cui i fedeli trasportano la statua di San Salvatore da Cabras al borgo, un percorso di 7 chilometri fatto di corsa e a piedi scalzi. Sono corridori devoti, uomini di tutte le età, vestiti col saio bianco, legato in vita da un cordone, a piedi nudi, che accompagnano in spalla il simulacro di santu Srabadori, che riproduce il Cristo nella sua Trasfigurazione. Il corteo, guidato da un portabandiera, si muove di corsa dalla parrocchiale di Santa Maria Assunta a Cabras sino al piccolo villaggio di San Salvatore di Sinis. Durante il percorso dei sette chilometri non ci si può fermare e questo rende ancora più emozionante tutta la celebrazione, che unisce fede e folklore. Si inizia con la partecipazione alla messa e poi, avvolta da un’aria solenne e suggestiva, prende il via la processione lungo le vie del paese di Cabras addobbato a festa. Alle 7 e mezza is curridoris sono pronti a percorrere i sentieri sterrati e polverosi dei campi della penisola del Sinis, evocando un’intensa devozione sorta quando un gruppo di pescatori e contadini del paese, a inizio XVII secolo, salvò il santo dai pirati saraceni.

Ma San Salvatore in Sinis, formato da una schiera di casette basse fatte di arenaria che si snodano tra le viuzze di terra battuta che conducono a una piazzetta con la chiesa, gode di un’altra particolarità. Nonostante sia sorto in un’area sacra sin da età nuragica è celebre anche perché, per oltre due decenni dalla fine degli Anni Sessanta agli inizi degli Anni Novanta del Novecento, è stato trasformato in un set per film western. I produttori cinematografici, infatti, attirati dalla somiglianza con i paesaggi americani di frontiera, l’hanno reso un villaggio dell’Arizona o del Nuovo Messico in svariate pellicole di spaghetti western ed oggi è rimasto un’attrazione per curiosi ed appassionati di cinema, visto l’affievolirsi dell’interesse verso il genere e il suo declino. Venne realizzato un finto pozzo, riadattata una grande casa che assunse le sembianze di un saloon con tanto di ambiente ausiliario con le celle per i detenuti e costruito anche un patibolo per le impiccagioni più altri ambienti in tutto e per tutto simili ad un villaggio americano del Far West. 

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