VERSO L'AFGHANISTAN 1.300 SOLDATI SARDI DELLA "BRIGATA SASSARI" PER UNA MISSIONE PIENA DI INSIDIE IN UN TERRITORIO DIFFICILE SINO ALL'APRILE 2012


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La Brigata Sassari sta partendo per l’Afghanistan. Saranno oltre 1300 i soldati sardi che da ottobre saranno impegnati in una missione particolarmente delicata, considerate le condizioni ambientali e l’instabilità della situazione politica. Una missione di grande importanza, perchè potrebbe essere l’ultima in territorio afghano se verranno rispettati i tempi previsti per il disimpegno delle forze dell’alleanza Isaf. Una missione che ha un obiettivo preciso e particolarmente ambizioso: cominciare a restituire l’Afghanistan agli afghani. Un compito che la Brigata Sassari dovrà portare avanti con maggiore impegno rispetto al passato, ma poggiando sulle solide basi erette nella precedente missione di due anni fa. L’Afghanistan è ormai un paese ormai allo stremo, devastato dalle bombe che quotidianamente continuano a fare strage nelle strade, nelle città, nei mercati dove a migliaia si riversano per cercare da mangiare e acqua. La missione della Brigata Sassari sarà delicata soprattutto perchè questo è un momento di transizione, che potrebbe anche essere decisivo per portare l’Afghanistan verso un governo che, superando gli odi tribali, riesca a fare sintesi delle varie etnie e trovare la giusta ricetta per la pacificazione. Anche con i talebani che, nonostante i continui attacchi alle forze militari occidentali, hanno lasciato trasparire la disponibilità per l’apertura di una trattativa che possa vedere anche il loro coinvolgimento in un governo di unità nazionale. Ecco perchè sull’Afghanistan potrebbe soffiare un vento nuovo, che potrebbe spazzare via l’odore acre e nauseabondo della polvere da sparo e dell’esplosivo e sospingere nuovamente e dolcemente nei cieli il volo degli aquiloni colorati, come ha raccontato, e un giorno sognava di rivedere, lo scrittore Khaled Hosseini nel suo libro: «Il cacciatore di aquiloni». Saranno oltre 1300 i «sassarini» che per sei mesi saranno impegnati in questa missione. Soldati esperti, che hanno sulle spalle già tante altre esperienze all’estero, che conoscono il territorio e le popolazioni afghane e hanno sempre dimostrato di saper coniugare la ferrea disciplina militare con la sensibilità e la disponibilità. Che nella precedente missione hanno costruito importanti strutture in territori sperduti, permettendo alle popolazioni di minuscoli villaggi dispersi nel deserto e ai piedi delle montagne di poter attingere acqua da un pozzo, di poter attraversare un fiume che nella stagione delle piogge diventava insuperabile. I «sassarini» hanno fatto gli operai più che i militari, ricostruendo ponti, strade, scuole e conquistandosi così la fiducia e la stima delle popolazioni locali. È quello che continueranno a fare. Perchè la «Brigata Sassari» sta andando in Afghanistan in missione di pace, anche se i soldati sono consapevoli delle insidie che dovranno affrontare. Per questo si sono addestrati con impegno, simulando le condizioni di vita che troveranno laggiù, esaminando ogni dettaglio, studiando le tecniche artigianali adottate dai terroristi e predisponendo le contromisure per disinnescarle. Oltre 1300 soldati preparatissimi e motivati divisi nei quattro reggimenti che compongono la Brigata al comando dell’esperto generale Luciano Portolano. Raggiungeranno Herat e da lì saranno poi dislocati nelle basi avanzate di Bala Mourghab, Bala Baluk, Shindand, Shouz e Farah. Dopo il primo contingente partito da Cagliari per cominciare a scambiare le necessarie informazioni con i paracadutisti della «Folgore» che stanno per lasciare l’Afghanistan, il grosso della Brigata partirà nei prossimi giorni. I primi dovrebbero essere gli specialisti del 5º Genio guastatori di Macomer, che partiranno al comando del colonnello Maurizio Mascarino portando con loro la bandiera di guerra. A seguire il 151º di Cagliari, al comando del colonnello Luigi Viel. Poi sarà la volta, anzi la prima volta in assoluto, del 3º Reggimento bersaglieri di Teulada al comando del colonnello Giacinto Parrotta che in Afghanistan andranno a costituire il Prt (Provincial reconstruction team). Molto robusto sarà in questa missione il Reparto comando e supporti tattici che schiererà circa 80 militari esperti in telecomunicazioni e nel supporto logistico: dovrebbero posizionarsi nella sede operativa del Rcw (Regional command west) di Camp Arena a Herat al comando del tenente colonnello Pasquale Orecchioni. Infine, il 152º di Sassari al comando del colonnello Gianluca Carai che porterà in Afghanistan la gloriosa bandiera di guerra della Brigata.

 

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