LA FIERA DEL CONSUMO CRITICO DI MILANO: L’ULTIMA EDIZIONE DE “FA’ LA COSA GIUSTA”, CAUSA PANDEMIA, E’ STATA ONLINE

immagine del cammino minerario di Santa Barbara in Sardegna

di SERGIO PORTAS

Accedere alla fiera del consumo critico “Fà la cosa giusta” “on line”, causa pandemia che imperversa, è un po’ come tentare di far l’amore tramite videochiamata di WhatsApp; anche se uno va dicendosi: “meglio che niente”, giusto per non abbandonarsi a ulteriori stati depressivi di cui non si sente certo il bisogno, sa che mente a se stesso, sapendo di mentire. Eppure, leggo sul “Manifesto” , che la 17° edizione è stata un successo, dieci giorni di incontri diversi dove si è discusso di interconnessione degli ecosistemi, biodiversità, rispetto per l’altro e per l’ambiente. Vi risparmio tutti i numeri, le 583 mila visualizzazioni, le 127 mila visualizzazioni video, 64 mila interazioni sui social della fiera. Ma vuoi mettere la sensazione di appartenenza alla folla che si accalcava (smascherata) agli stand che, appiccicati l’un l’altro, mostravano agli astanti meraviglie tecnologiche di una semplicità spesso sorprendente, svelando la possibilità di un mondo per nulla utopistico, che anzi gareggiava sul “mercato”, rendendo profitti a chi aveva avuto il coraggio di spendere la propria creatività per un tipo di vita più sano, più includente, più sensibile alla complessità dello stare insieme e, per usare un termine semplificatorio magari un po’ usurato, più ecologico. Come dire che riconoscere che tra le ultime leggi territorio della giunta Solinas ( per leggerne tutto il male possibile, cliccare su www.sardegnasopratutto.com) e le “bombe d’acqua” di Bitti c’è un nesso di casualità, e i politici che a turno si trovano a governare ( questo per non scordare che la precedente giunta Pigliaru aveva tentato analoghe leggi-schifezza) ma non sanno riconoscerlo, sono destinati alla irrilevanza, perché non sanno riconoscere che il mondo va oramai verso un’altra direzione, che per lo meno tenta di limitare i danni che l’enorme emissione di anidride carbonica, causata da questo nostro modo di produrre, causa sull’ecosistema del pianeta. Con conseguente riscaldamento atmosferico anomalo, desertificazione, migrazioni di milioni di persone, eventi atmosferici “estremi”, Bitti insegna, ma come non ricordare che in poche ore raffiche di vento superiori ai 120 chilometri orari hanno spazzato via 2 milioni di alberi in Trentino, il primo novembre di due anni fa. E chi ha il coraggio di dire che è un fenomeno che non si ripeterà in futuro? Beh quelli che qui espongono, seppur in rete, hanno tutti una risposta “diversa”, una proposta diversa che è già qui, praticabile, non più costosa di altre, basta fare “la cosa giusta”. Tanto per fare un esempio: per conoscere realmente la Sardegna bisogna camminarci sopra, a piedi, seguendo sentieri per lo più sterrati ma rigorosamente segnalati da visibili cartelli, con tappe che non superino i 15 chilometri giornalieri, alla fine dei quali si viene accolti in strutture ricettive tipo B&B, dove si può apprezzare la cucina del posto e l’ospitalità di chi vi opera. Utopia? Giampiero Pinna, presidente della fondazione del cammino minerario di Santa Barbara, dice “in streaming” a Miriam Giovenzana  che con la casa editrice “Terre di mezzo” dirige la fiera ecocompatibile, che ha sentito la sindaca di Buggerru, terza tappa del suo “cammino”, ebbene a novembre i posti letto dedicati ai “pellegrini” erano tutti occupati.

Cosa davvero eccezionale visti i tempi che corrono e visto che la stagione cosiddetta turistica è finita da tempo. Gli è che i “camminatori” in Sardegna ai mesi più assolati di luglio e agosto preferiscono tutti i rimanenti. E così le strutture di accoglienza, finalmente, lavorano tutto l’anno. La guida  dei territori che si vanno a scoprire è alla seconda edizione, squaderna 30 tappe a partire da Iglesias per circa 500 chilometri di percorso, coprendo un territorio di 2500 Km quadri, in cui sono circa 200 miniere dismesse. E’ stato votato come “il più bello d’Italia” quest’anno: del resto basta farsi un giro risalendo dalla splendida cattedrale di Santa Chiara in Iglesias per raggiungere la chiesetta di santa Barbara del villaggio minerario di Ingurtosu per rimanere affascinati per la vita: 88 chilometri in sei tappe, toccando Nebida, Masua, Buggerru, da qui in quattro ore (dicono loro) sei a Portixeddu. E poi ti avvi verso le dune di Piscinas da dove Ingurtosu è quasi dietro l’angolo. Ci si arriva in tre ore. Vorrebbe farci veder alcune foto dei posti attraversati Pinna , magari stupirci col “Pan di Zucchero” di Masua, ma il suo computer fa i capricci: si rifiuta di “condividere”: è il bello della diretta, dello streaming. A questa presentazione ci sono anche due “camminatrici” , una: Roberta Ferraris che nel 2007 ha fatto , a piedi, il periplo dell’isola, da Olbia ad Olbia, da giungo ad ottobre, tirandosi dietro una tenda, usando dei camminamenti poco segnati, e ricavandone un libro: “Sardegna a piedi”. Ritornandoci dieci anni più tardi parla di un enorme cambiamento, da allora. I sardi si sono, finalmente, messi in cammino, in ogni senso. E Sara Zanni, di professione archeologa e guida,  che partendo invece da Porto Torres con tappa finale Cagliari sponsorizza 460 chilometri di itinerari, rigorosamente a piedi ( ci sono anche parallele varianti per ciclisti) nel nome di “Santu Jaccu”, san Giacomo, il cui culto in Sardegna con le numerose chiese a lui dedicate, non può che derivare dal domino spagnolo che iniziò con l’”occidroxiu” di Sanluri in quel fatale 1409. Sara quest’estate, in luglio (c’era un caldo notevole) da Sorgono è scesa sino a Cagliari. Per giorni nel suo andare non ha incontrato anima viva, anche se poi nei paesi dove faceva tappa, i pastori del posto le avrebbero  detto che l’avevano vista, l’avevano “accompagnata”, badando che non le succedesse nulla di male. Il cammino di Santu Jaccu è stato “immaginato”, da pellegrini che già erano stati a Santiago de Compostela, nel 2010, coinvolgendo i sindaci dei paesi in cui san Giacomo è patrono, e le tante chiese rurali a lui dedicate ( come noto ai sardi: Sanata Barbara e Santu Jaccu bosu portais is crais de lampu/ bosu portais is crais de celu… voi che portate le chiavi del lampo e del cielo). La Zani dice di aver incontrato almeno un paio di cani, ogni giorno nel suo cammino, senza problemi particolari, mai stata morsa, uno è stato tanto spaventato dal suo apparire che è fuggito via portandosi dietro tutto il gregge: il cane più fifone del mondo a detta del suo padrone. Questi incontri possono creare problemi, dice Sara che i cani lavorano, e che dobbiamo ricordarci che noi non siamo i padroni del mondo. “Camminiamo su strade molto antiche, costruite in genere per le miniere, dice Giampiero, c’è stato un grande lavoro per rimetterle a posto ( abbiamo impiegato anche 20 lavoratori socialmente utili), abbiamo restaurato vecchie case in villaggi abbandonati, in territori tra i più poveri dell’isola, che cercano una riconversione. Negli ultimi quattro anni ho verificato le condizioni di percorribilità delle strade che portano alle miniere della Sardegna centrale, della Nurra, del Sarrabus Gerrei, ho già presentato proposte progettuali per altri tre cammini, perché possa nascere un “brand identitario” di cammino minerario sardo”. Tutti i miei avi guspinesi che sono stati minatori a Montevecchio fanno il tifo per lui. E proprio Guspini cala l’asso di picche a briscola: venerdì 21 la Giovenzana interloquisce con Daniela Ducato: “Campionessa mondiale d’innovazione, orgoglio della nostra Italia” a dire di Mattarella quando nel 2015 le ha conferito il cavalierato. “La più innovativa e influente tra le imprenditrici al mondo” secondo la rivista “Fortune” nel 2018. E poi un mucchio di premi che si fa fatica a contare per la sua impresa “Edizero”, messa su insieme al marito Oscar Ruggeri ( galeotto il loro incontro mentre frequentavano il conservatorio di Cagliari, città dove lei è nata). Imprenditrice senza quote, si definisce Daniela, che del resto non ha una competenza tecnica sulle materie che tratta l’azienda guspinese che co-dirige, quello che meglio sa fare, a suo detto, è mettere in relazione persone e competenze. Ha imparato molto dalla “Banca del tempo” dove pure ha avuto incarichi nazionali per qualche anno ( poi ne ha messo su una anche a Guspini, ovviamente). Palestra di scambio di visioni e competenze, di ascolto. Dove si impara ad accettare che ognuno di noi non è in grado di fare tutto. Edizero in questo è paradigmatica, comprende tante aziende separate, ognuna col suo stile. Produce oltre 100 prodotti che sono sul mercato soprattutto delle costruzioni, ma si occupa anche di bonifiche e di rinaturalizzare discariche. Di innovazioni per il mare, nel settore delle emergenze di bordo in caso di sversamenti. Progettando con materiali di scarto, dalla lana di pecora che prima era un rifiuto speciale, alle alghe spiaggiate di Alghero, agli scarti del sughero della filiera dei tappi del vino ( in sardegna sono il 90% di tutte le querce da sughero d’Italia). Tutti prodotti che, una volta finita la loro vita produttiva, non diventeranno rifiuti da smaltire, ma torneranno alla terra come concime. Zero petrolio, o quasi, qualche condotta in plastica è ancora indispensabile, ma zero materiale che deve essere coltivato, zero inquinanti, zero acqua. Usare solo quello che già c’è nel surplus di produzione. Un altro zero importante è l’uso del corpo delle donne in pubblicità. A questo proposito, esempio delle relazioni di qualità che occorre mettere in pratica con attori diversi, i privati, la scuola, il sindaco del paese e gli assessori, oggi finalmente a Guspini, nella zona industriale anche le strade hanno un nome, dopo anni di tentativi, sono tutte intitolate a 50 donne che hanno davvero aperto strade importanti per l’umanità tutta. E un grazie speciale va alla “illuminatissima” assessora Stefania Atzei. “Sono orgogliosa di Guspini che è oramai “pesticida-free” e anche qui privati, aziende, comune, ognuno ha fatto la sua parte per salvaguardare il verde extra urbano”. E salvaguardare le api, nel paese del Medio Campidano dove c’è il più numeroso gruppo di hobbisti del miele di tutta Italia. Che dire dell’intervento di Daniela? Spazia al solito dal particolare all’universale, con la serena consapevolezza di non parlare di favole ma di imprenditoria verde capace di stare sul mercato e di competere alla pari, in Sardegna e nel mondo. Un discorso consapevole di quanto sia indispensabile oramai per ognuno far proprio il senso del limite, e di conseguenza cercare di agire in comunità. Rubo a Lidia Menapace, che il virus si è portato via a 96 anni, una frase di Santa Teresa di Lisieux, che amava ripetere: “Noi non contiamo niente, ma dobbiamo operare come se tutto dipendesse da noi”: vale a dire che è d’obbligo coltivare il senso di responsabilità. Daniela Ducato, dixit.

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