“LE OMBRE DENTRO”, IL MONDO DELLA PSICANALISI NEL NUOVO ROMANZO DI GIORGIO BINNELLA

ph: Giorgio Binnella

di CARMEN SALIS

Incontriamo Giorgio Binnella, insegnante di scrittura all’Accademia D’Arte di Cagliari, e presidente del Creative Writers Italia, per parlare del suo ultimo romanzo: Le ombre dentro (EdizioniEfesto).

Un romanzo storico, che non concede troppe vicende alla fantasia La storia con la “s” minuscola, quella somma di piccoli avvenimenti che non trovano spazio sui libri è una fonte di costante ispirazione. Inserire nella realtà personaggi di fantasia è come scorgere fra le pieghe del tempo una cronaca possibile, qualcosa che sarebbe potuto accadere o su cui nessuno si è preso la briga di indagare. Le pagine che compongono il romanzo sono la somma di tante piccole verità storiche a cui ho dato la possibilità di fondersi, di personaggi realmente esistiti che camminano assieme a quelli inventati in maniera tale da dubitare degli uni e degli altri in egual misura. Ne “Le ombre dentro” la vicenda si svolge in un paesino dell’appenino toscano nel 1952, trae spunto dagli studi sulla psiche di Sigmund Freud e Wilhelm Reich ed è influenzata dagli insegnamenti dottrinali di Pio XII.

Affronti un tema complesso e importante come la psicanalisi. Sono stato adolescente negli Ottanta, un periodo in cui le divisioni fra le persone erano nette e si manifestavano con l’abbigliamento, il taglio dei capelli, la musica. Rossi o neri, sinistra o destra, centro sociale o oratorio. Anche gli scrittori venivano etichettati e, di conseguenza, i lettori. Credo che quello sia stato l’ultimo periodo in cui i giovani siano stativeramenteimpegnati politicamente. Questo portava a maturare pensieri e ragionamenti di cui, spesso, non comprendevamo lo spessore. Le mie letture spaziavano tra Freud, Fromm, Hesse, e Nietzsche. Mi affascinava lo studio del pensiero umano, del suo prodursi in azione, generare o risolvere conflitti. Mi ero convinto che la psicanalisi fornisse tutte le risposte. Solo più tardi ho imparato a mettere in discussione tutto. Così ho scoperto che il termine psiche, a seconda del testo, poteva significare anima o mente, due concetti che non sono affatto sinonimi. E invece che allontanarmi dalle teorie psicanalitiche, ho intensificato gli studi, sempre a livello dilettantesco, delle religioni e dell’inconscio.

In un romanzo storico è fondamentale ripercorrere le vicende con grande precisione e onestà ma, per tua ammissione, in questo romanzo percorri anche le strade che possono portare all’illusione di sconfiggere le proprie ombre. Cose è stato più difficile? Il romanzo storico si basa sulla ricerca minuziosa delle fonti storiche, sullo studio rigoroso di ogni dettaglio relativo alla società del periodo, ma soprattutto sulla ricostruzione di un vissuto umano fatto di rituali, credenze, piccoli gesti quotidiani. Per fortuna, possiamo disporre di un’enorme quantità e varietà di resoconti per ogni epoca, narrati da testimoni coevi. Ricreare una cornice storica richiede soprattutto pazienza. Il tema de “Le ombre dentro”, però, non può essere relegato a un solo momento storico o in un solo luogo. La volontà di sconfiggere le proprie ombre, di comprendere cosa mina la nostra integrità è insita in ogni persona, sempre e ovunque. Carlo Novellino, il protagonista del romanzo afferma di aver trovato la soluzione, la cura, il modo di far sparire le ombre che affliggono le persone, quel male a cui né medici né preti sanno trovare rimedio. È veramente così? Non lo so, mi piacerebbe che lo fosse. Anche perché la Macchina che consentirebbe questo, esiste veramente, è stata costruita dallo psicanalista Wilhelm Reich, almeno in parte. Carlo Novellino si è limitato ad apporre una piccola modifica.

Come cambia l’esigenza di uno scrittore nel tempo? Per me, il romanzo è un’estensione dei miei conflitti interiori, che cambiano con l’età. Ogni storia è la risposta a un’urgenza, a una domanda che mi assilla, a una voglia di comprendere chi e cosa mi circonda, o di darle un significato diverso. È anche la possibilità di proporre a me stesso un’alternativa, un nuovo equilibrio attraverso la creazione di un mondo allegorico. L’esigenza di trasformare tutto questo in un romanzo deriva dalla constatazione che i miei personaggi sono più bravi di me a parlare, mostrare, comunicare.

Quali sono le “ombre” dello scrittore Giorgio Binnella? Considerando solo il ruolo dello scrittore, l’insoddisfazione costante per la limitatezza della mia scrittura, a cui cerco di ovviare studiando quotidianamente e cercando senza sosta il significato più profondo di ogni termine che utilizzo.

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