GLI ANNI D’INSEGNAMENTO A ROMA E PROVINCIA DI MARIA LAI TRA IL 1956 E IL 1958: IL RITORNO AD ARICCIA, CON UNA MOSTRA SINO AL 20 GENNAIO

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di BARBARA REGINA

Maria Lai torna ad Ariccia. Come “torna”, direte voi? Si, perchè c’è già stata. Andando a visitare la Stazione dell’Arte di Ulassai vi capiterà di sentir raccontare dalle preparatissime guide dei vari viaggi dell’artista sarda. Tra questi gli anni d’insegnamento a Roma e provincia, come ad Ariccia, dove testi bibliografici la collocano tra il 1956 e il 1958. Questa notizia rende ancor più pertinente la serie di eventi che si è svolta e si sta svolgendo in questi giorni proprio nella cittadina laziale. “Da ormai 15 anni cerchiamo di promuovere la Sardegna nei suoi aspetti meno conosciuti, più profondi e significativi, dei quali quelli eno-gastronomici sono forse solo una ciliegina sulla torta, [così dice il titolare dell’Antico Caffè, locale di sardi ad Ariccia, che è alla sua terza mostra fotografica riguardante l’isola maggiore del Mediterraneo].

In questo spirito di condivisione della nostra terra si inserisce anche la mostra (visitabile fino a fine dicembre), frutto di una raccolta che dura da 3 anni, sulle opere e i luoghi di Maria Lai, nostro orgoglio nazionale. Questo progetto infatti era nei nostri pensieri dal 2016 ma trova finalmente l’occasione ideale grazie alla Biblioteca pubblica di Ariccia e alla sua specializzazione sull’Arte Contemporanea e sugli albi illustrati che noi amiamo molto.” E’ infatti l’Associazione Start, che opera nella Biblioteca Attiva, a proporre Maria Lai nel percorso di educazione al linguaggio visivo che svolge sul territorio da molti anni. L’illustratrice Gioia Marchegiani, con una mostra delle tavole originali e un laboratorio sulla tessitura al telaio, ha presentato con Start il suo albo “il Campanellino d’argento”, edito da Topipittori e tratto da una leggenda sarda rivisitata da Maria Lai, come lei era solita fare con le leggende. Un bellissimo evento. Non capita spesso di sentite i “continentali” parlare della Sardegna in maniera non solo bella e appassionata, ma soprattutto fedele e corretta, fuori dai luoghi comuni. Dalle parole dell’autrice traspare uno studio intelligente fatto sul posto, con curiosità ma anche con amore, dei luoghi, della gente, delle tradizioni, dei ritmi e dei profumi, di luci e ombre che solo in Sardegna si possono trovare. Ha condiviso coi suoi lettori ed ascoltatori, la scoperta di una terra che ai più sembra fatta solo di coste ma che invece racchiude un mondo silenzioso, intimo, ancestrale e senza tempo, ricco di cieli e montagne, di grotte che racchiudono scrigni di tesori nascosti da cui raccogliere solo un piccolo “campanellino d’argento” che è tutto ciò di cui l’anima ha bisogno per seguire i propri sogni, qualcosa che ci consenta di stare a contatto con la realtà ma che non ci distolga dalla meraviglia.

E’ questo il messaggio che riceviamo da Maria Lai, da questo libro e da questa storia di un pastorello e della sua capretta. Per saperne di più vi consigliamo una visita alla Biblioteca Attiva di Ariccia, in via Flora 3, entro il 20 gennaio, tutti i pomeriggi dal lunedì al giovedì, e poi, per approfondire sui lavori di Maria Lai, una sosta alla mostra fotografica dell’Antico Caffè, poco distante, in Largo Porta Napoletana 2, ovviamente Ariccia. Da non perdere.

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