IL POPOLO DI BRONZO: LA MOSTRA PERENNE DI ANGELA DEMONTIS AL PALAZZO REGIO DI CAGLIARI

ph: Angela Demontis

di TONINO OPPES

C’è una mostra a Cagliari che vale la pena di visitare. Vi piacerà sicuramente se amate la storia più antica dell’isola.E’ dedicata al popolo di Bronzo, a quella civiltà che si è sviluppata tra il nono e il settimo secolo avanti Cristo.

Recatevi al palazzo Regio. Subito dopo le scale, nella sala di accesso al primo piano, troverete dieci modelli, sette uomini e tre donne, realizzati a dimensione naturale. Sono impeccabili nei loro vestiti.

Osservate bene. Siete dentro un grande atelier di quasi tremila anni fa.

Modelli come pezzi di storia aiutano a capire come vestivano gli uomini e le donne nel periodo di massimo splendore della civiltà nuragica. Gli uomini sono spesso armati. Non rinunciano mai al pugnale di bronzo custodito dentro la bandoliera sistemata a tracolla sul petto. Gli abiti femminili sono di una bellezza straordinaria. Coloratissimi.

E allora ecco, disposti a semicerchio, il capotribù, i guerrieri, l’arciere e il fornaio, il portatore d’acqua, la ragazza con il pane, la sacerdotessa e la regina: sono dieci pezzi, meravigliosamente lavorati da Angela Demontis, una giovane creativa, amante dell’arte e della storia. E’ lei che ci guida alla visita della mostra.

“Come nasce questa passione?”

“Ho studiato all’artistico, sono figlia di un pittore e di una ceramista. Grazie a loro ho coltivato da subito l’amore per l’arte. Crescendo ho aggiunto la passione per la storia. Quando andavo al museo archeologico restavo affascinata dai bronzetti. Sognavo di ricostruirli. Li ho studiati e catalogati per anni. Quello studio è diventato prima un libro di testi e disegni pubblicato da Condaghes; poi, finalmente,la mostra. Ho lavorato tutti i giorni, per tre anni, ma sono soddisfatta. Qui ho realizzato il mio sogno di bambina.”

Davanti a noi, trovano vita il capotribù di Uta. Ha un aspetto ieratico. In una mano ha la spada, nell’altra il bastone, simbolo del comando; la tunicaè di lana d’orbace di Samugheo e viene indossata sopra una tunica di lino, proveniente dai campi di Villamassargia. Avvolto da un grande mantello rettangolareindossa anche il tipico copricapo nuragico. Il guerriero di Padria ha uno splendido elmo di bronzo e di rame, giacca e tunica sono di cuoio. L’arciere di Teti ha due vesti sovrapposte: sotto quella di lino e sopra quella di lana, una corazza di cuoio ne protegge il torace. Il portatore d’acqua di Serri indossa una semplice, ma elegante casacca di lino: tutti gli uomini, guerrieri e non, hanno l’immancabile pugnale di bronzo.

Poi le donne: bellissime ed eleganti. Un capolavoro! Due indossano abiti lunghi e colorati che coprono tutto il corpo. La terza, che porta in offerta un pane e forse appartiene a un ceto sociale inferiore, ha una giacca aperta che scopre il seno, la gonna è lunga con balze e bordi tinti con colori accesi. Sono sempre femminili, fin dalla preistoria, i vestiti più ricchi e più belli.

Ogni piccolo dettaglio è ricavato dallo studio attento dei bronzetti nuragici esposti al museo archeologico di Cagliari. Spade e pugnali sono stai modellati in argilla e poi fusi in bronzo, con il metodo della cera persa. I vestiti sono stati realizzati in lino e lana di orbace. Tutto, armi e abiti, brocche e cappelli, è riprodotto fedelmente seguendo le antiche tecniche di lavorazione.

La mostra, di proprietà della provincia di Cagliari dal 2010, si può ammirareda oltre dueanniin uno degli edifici storici più importanti della città.Dunque ha un suo spazio permanente, ma come è giusto che sia viaggia per l’isola e anche oltre il Tirreno. Finora ha compiuto 33 tappe, suscitando ovunque curiosità e interesse.

“Noi abbiamo un grande obbligo nei confronti della storia, dice Angela Demontis, al termine della visita: dobbiamo farla vivere. Questo che propongo io è un modo originalissimo e semplice: si può raccontare la quotidinità di un popolo anche attraverso l’abbigliamento”.

Chissà quante volte ci siamo chiesti, girando attorno ad un nuraghe o attraversando i lunghi corridoi, che vita facessero e come vestissero i suoi abitanti. Tutti Pellìti, come sosteneva con disprezzo Cicerone? Macché. Osservando i modelli esposti al palazzo Regio avrete più di una risposta.

Davvero una bella mostra, forse troppo compressa nella sua esposizione.

Il lavoro di Angela Demontis merita, sicuramente, uno spazio maggiore.

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