UN TALENTO DI SARDEGNA, ORGOGLIO DI SERRAMANNA: LA VOCE DI ALESSANDRO ABIS, GIOVANE ARTISTA DEL CANTO

ph: Alessandro Abis

di Giovanni Contu

Se mai un futuro Cornelio Nepote nostrano in futuro volesse scrivere sulla vita dei serramannesi illustri, la sua non potrebbe certo mancare. Lui si chiama Alessandro Abis, giovane talento del canto e già una grande carriera alle spalle. Attualmente, fra una pausa e l’altra dagli impegni contrattuali si prepara per il teatro Petruzzelli di Bari dove il primo febbraio darà inizio al suo impegno per questa stagione operistica per lui ricca di appuntamenti, in ambito regionale e nazionale. Dopo il premio internazionale “Opera-Città di Mondovì” nella categoria voce emergente ricevuto questo novembre, è tornato nell’isola per stare con la sua famiglia e i suoi amici. Dopo tanti successi, di critica e di pubblico, vorremmo conoscere il suo profilo personale sotto una veste in cui lui stesso, probabilmente si riconosce; artista serramannese. Considerata l’età e il fatto di essere compaesani, mi permetto di trasgredire a una regola del giornalismo e mi rivolgo con un tu confidenziale.

Cominciamo dal canto, la tua passione. Come è nata e chi ti ha sostenuto nella tua crescita artistica? Mi fa sempre piacere rispondere a questa domanda perché il mio è un caso davvero bizzarro. Una nota azienda vinicola delle Langhe piemontesi, quando io avevo circa dieci anni, spedì per posta, in allegato alla sua pubblicità, un CD di pezzi celebri di Mozart. Questo disco faceva parte di una collana che io non avevo mai acquistato. Mi piacque e mi innamorai subito di questo “nuovo genere” e così ne parlai con l’insegnante di musica delle scuole medie del mio paese, la prof.ssa Rosa Trudu, a cui voglio un mondo di bene. Lei mi riempì di CD, che io divoravo piano piano mentre disegnavo sulla mia scrivania, finchè poi non volli tentare di capire qualcosa di più sulla musica vocale e decisi di entrare nel coro parrocchiale di S. Leonardo a Serramanna. E, come sempre, da cosa nasce cosa… Là conobbi signor Francesco Marongiu che credette in me e mi fece conoscere una realtà che effettivamente cambi la mia vita, ovvero l’insieme vocale e strumentale “Nocte Surgentes” di Villasor, che si occupava solo ed esclusivamente di musica medievale in tutte le sue forme: dal gregoriano alla prima polifonia, dalle laude alle cantigas. Mi insegnarono davvero molto sulla parola, sull’importanza del fraseggio, sull’espressività. Tutte cose che si rivelarono subito fondamentali e illuminanti quando poi, col sostegno della mia famiglia, decisi di intraprendere lo studio del canto lirico col mio primo vero maestro all’età di diciannove anni, il grande baritono sardo Angelo Romero. Lui capì subito la mia voce: “Tu sei un vero basso”, mi disse. Altri invece avevano dei dubbi sul fatto che io potessi essere un potenziale baritono. Mi fidai di lui e feci bene…

So che per te una grande soddisfazione sarebbe quella di un concerto a Serramanna; puoi dirci qualcosa su questo tuo desiderio? Serramanna ha sempre creduto in me e il suo aiuto è stato per me fondamentale anche per il mio percorso di studi. Quando il M° Alberto Zedda, massimo conoscitore del repertorio rossiniano al quale io mi dedico principalmente, mi chiese di seguirlo in Canada per proseguire con lui gli studi, Serramanna mi aiutò economicamente. Per me sarebbe una grande gioia poter fare un recital di ringraziamento per poter dedicare quanto ho appreso dai miei studi.

Come possono oggi i giovani avvicinarsi al mondo dell’arte, nelle diverse espressioni? Prima di fare il cantante volevo diventare un disegnatore di cartoni animati e per questo intrapresi gli studi artistici al Liceo Artistico Statale “F.Fois” di Cagliari e mi sono diplomato in grafica. Conosco l’arte anche dal punto di vista della produzione visiva e anche lì la crisi sta mietendo le sue vittime. L’arte in generale è un mondo molto complicato: dispendioso per chi vuole imparare e poco ripagato nel momento in cui diventa attività. Ho sempre pensato che il problema nasca già nelle scuole in cui la materia stessa diventa sinonimo di ricreazione e non gli venga dato il giusto peso. Io credo che chi si avvicina all’arte non sempre lo faccia per scelta, lo vedo più come un innamoramento. Sai spiegare perché ci si innamora? Ciò che è importante e che deve cambiare nella mentalità generale è che l’arte è un mestiere a tutti gli effetti e i giovani possono aiutarci in questo.

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