PARAIMPU: TRE GIOVANI SARDI INVENTANO IL SOCIAL NETWORK DEGLI OGGETTI


ricerca redazionale

Immaginate di poter collegare una lampada con una connessione wi-fi al computer e di poterne regolare le luci attraverso il vostro account su Twitter. Immaginate ora di collegare via Web quella stessa lampada con un’altra lampada che si trova in un’altra parte del mondo, tipo a Bombay, e che sempre attraverso un’applicazione le due lampade possano dialogare tra di loro – mettiamo il caso, quando una cambia colore, anche l’altra segue lo stesso impulso. A parte il dubbio sull’effettiva utilità dell’esempio in questione, l’evoluzione della tecnologia consente di fare anche questo e la rete ora si prepara alla sua prossima, imminente rivoluzione. È il Web of  Things, il Web degli oggetti, che rappresenta uno stadio successivo dell’ evoluzione del Web come lo conosciamo oggi e che già da anni ha attirato l’interesse dei centri di ricerca in tutto il mondo e delle stesse aziende che operano in rete. Anche Cagliari è all’ avanguardia nelle ricerche, con un gruppo di lavoro del CRS4 che ha addirittura creato un social network per gli oggetti, in cui condividere le proprie “cose” sul Web e metterle in comunicazione con le “cose” di altri utenti. Il social network si chiama Paraimpu ed è stato creato da tre ricercatori della struttura, Antonio Pintus, Davide Carboni e Andrea Piras. La prima versione del sito è stata lanciata di recente, per valutarne la funzionalità e l’impatto soprattutto tra gli addetti ai lavori, ma entro l’estate dovrebbe arrivare la versione beta, potenziata e migliorata anche grazie ai suggerimenti arrivati da diversi utenti “attivi”. Il concetto del social network è molto semplice: quello di condividere oggetti intelligenti, anche di uso quotidiano, dotati di connessione – in questo caso aiutano schede hardware come Arduino –sensori, rilevatori come pure oggetti virtuali come Twitter, Facebook e altri social network. Il nome deriva dal termine campidanese “Paralimpu”, usato nella sua variante mogorese, che a sua volta viene dal greco Paranymphos, una figura che accordava matrimoni tra famiglie diverse. «Un intermediario», spiega Pintus, «un po’ come fa il nostro social network che mette in comunicazione oggetti e identità diverse». I ragazzi di Paraimpu hanno anche realizzato dei video divulgativi per mostrare alcuni utilizzi del network. Scenario: un ragazzo va dal medico, che gli prescrive delle medicine per l’asma. Il medico si collega a Paraimpu e attraverso un oggetto virtuale, un timer, programma l’orario in cui il paziente deve prendere le sue pastiglie. Quando scatta l’ora X un oggetto fisico, un aggeggio chiamato Karotz, una specie di coniglio robot già in commercio collegato alla rete via wi-fi, inizia a muovere le orecchie e a parlare, avvertendo il paziente che è ora di prendere le medicine. Ora, è chiaro che esempi del genere potrebbero essere migliaia. Alcuni degli ambiti potenziali di sviluppo del web degli oggetti sono quelli della domotica avanzata, delle applicazioni ludiche e delle installazioni artistiche, del monitoraggio ambientale, della telemedicina. Non si tratta solo di far “parlare” una lavatrice con un frigorifero (bisogna anche capire che cosa avrebbero da dirsi), ma di usare «oggetti intelligenti che, connessi in rete, abbiano la capacità di produrre dati rilevanti e di “socializzarli”, renderli disponibili per chiunque abbia interesse ad utilizzarli, realizzando di fatto una condivisione», spiega ancora Pintus. In particolare il concetto di socializzazione è cruciale nell’idea di Paraimpu. Un esempio può essere quello di un sensore che rilevi temperatura, umidità, velocità del vento, installato nell’appartamento di un utente per misurare le condizioni ambientali di una città o di un quartiere. «Perché non condividere con altre persone queste informazioni? In questo modo si eviterebbe non solo la duplicazione nel sistema di oggetti con funzionalità identiche, ma si potrebbe evitare di acquistare altri sensori, consentendo un consumo più partecipativo e limitando gli sprechi».

 

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