La vicenda umana e letteraria di Giuseppe Dessì, il "Proust sardo"

di Giovanni Mameli

 

Molti credono che Villacidro sia il suo luogo di nascita. Questa svista è presente in certi manuali di letteratura e ricorre anche diverse volte sui giornali. In realtà Giuseppe Dessì è nato a Cagliari – il 7 agosto 1909 – in via degli Argentieri, oggi via Mazzini (dove esiste una lapide che ricorda l’evento). Anche se viveva a Villacidro, la madre dello scrittore non volle partorire in paese perché non si fidava della levatrice (sua madre era morta di parto quarant’anni prima). Quanto al medico condotto, aveva fama di essere un gran bevitore. Dunque la donna si trasferì a Cagliari ospite di una zia sposata con un cancelliere della corte d’Appello. Presso questa parente soggiornò a varie riprese negli anni successivi. Giuseppe Dessì, che un famoso critico definì il Proust sardo, rievocò le passeggiate a Cagliari, assieme allo zio, nel romanzo uscito postumo nel 1978 col titolo La Scelta . Era un bambino attento; affascinato da una città magica. Ecco cosa scrive: «Spesso lo zio, quando non facevano passeggiate troppo lunghe, mi portava con sé. Andavamo a Monte Urpinu o al ponte della Scafa, fin oltre la cinta daziaria. Io ricordo ancora il rumore della risacca contro gli scogli e l’odore delle alghe».  Seguendo il filo della biografia di Dessì, si stabilì nel capoluogo dell’isola durante il periodo della sua disastrosa carriera scolastica. Era uno studente svogliato, in classe preferiva disegnare piuttosto che seguire le lezioni. Passò da un istituto all’altro. Una volta scappò dalla pensione nella quale alloggiava. I genitori temevano che si fosse buttato in mare o fosse fuggito a bordo di un veliero o di una nave di linea o di carico. Fu fatta una denuncia di scomparsa alla polizia. Dopo diversi giorni, un colono della famiglia annunciò che "il signorino Beppe" si era nascosto in una grotta di Aletzi, sui monti tra Villacidro e Gonnosfanadiga. Da allora si mise a studiare con «un accanimento forsennato», scegliendo un indirizzo umanistico (prima era stato in diversi istituti tecnici). Passato al Dettori, ebbe come insegnante Delio Cantimori, lo storico allievo di Giovanni Gentile e di Giuseppe Saitta, che dopo la parentesi cagliaritana passò alle Università di Messina, Roma, Firenze, Pisa. Tra il giovane docente di storia e filosofia a quell’allievo già sui vent’anni si sviluppò un rapporto di amicizia. A casa di Cantimori incontrò Claudio Varese, anche lui studente del Dettori e poi normalista a Pisa. A quest’ultimo fece leggere le prime prove narrative, ricevendo un giudizio inizialmente negativo. L’amicizia tra Dessì e Varese è importante per diversi motivi. Innanzi tutto il critico convinse Dessì a iscriversi all’Università di Pisa (dove ebbe modo di conoscere diversi giovani poi affermatisi nel campo della cultura e dell’arte). In secondo luogo Varese seguirà tutte le tappe della carriera di Dessì, con suggerimenti preziosi e recensioni apparse su riviste letterarie e giornali. Dopo la laurea a Pisa, troviamo di nuovo lo scrittore a Cagliari, per un breve periodo. Ma poi lascia questa città motivando il distacco con gli scarsi stimoli culturali che essa offriva in quegli anni. Tra le sedi dove prende servizio come insegnante c’è Ferrara, dove conosce nel 1935 Giorgio Bassani, di cui diviene amico. «A parte tutto – ha dichiarato Bassani nel convegno su Dessì svoltosi a Cagliari nel 1983 – il nostro incontro è stato determinante per il mio futuro».
Fece rientro nell’isola durante la guerra, stabilendosi a Sassari, dove fu Provveditore agli studi nominato "per chiara fama" da Giuseppe Bottai. Manlio Brigaglia lo ricorda in visita al Liceo Azuni, dove lui era studente: «Quando io ho fatto l’esame di maturità nel 1944, venne nell’aula per una visita d’ispezione. Mi interrogò su Croce, che gli altri miei compagni non avevano nel programma. Mi ricordo che gli dissi che preferivo Gentile. Mi chiese perché, e se ne andò lodandomi, senza offendersi che avessi anteposto il filosofo di noi ex-balilla al maestro dell’antifascismo liberale». Dopo la permanenza a Sassari (durante la quale collaborò alla rivista Primato) se ne andò dalla Sardegna tornandovi solo per veloci soggiorni. Vide la Cagliari distrutta dalle bombe e quella del dopoguerra, entrambe da lui descritte in diversi racconti contenuti nel volume Un pezzo di luna . Nei primi anni Sessanta venne di nuovo a Cagliari e a Villacidro, per girare un bel documentario in bianco e nero per la Rai, commentato dalla sua voce dalla dizione pacata e nitida. Dopo questo viaggio non tornò più, anche a causa delle precarie condizioni di salute. È vero che Cagliari, nei suoi romanzi e nei racconti, non ha un ruolo di spicco come Villacidro. Tuttavia è innegabile che faceva parte delle sua mitologia personale. Tra l’altro qui incontrò per la prima volta Emilio Lussu (un punto di riferimento centrale, sul piano politico e per le scelte di vita). In Paese d’ombre , premio Strega 1972, Cagliari viene raffigurata come un piccola metropoli. Eccone uno scorcio. Il tram infilò la via fiancheggiata a sinistra dai grandi palazzi con gli alti portici ombrosi e a destra dai colossali ficus elastica dal fogliame folto, carico di polvere. Tra il fogliame si intravedevano le locomotive e i piroscafi neri e rossi attraccati nella darsena accanto alle imbarcazioni a vela dalla poppa rotonda, quasi appoggiata alla banchina sulla quale si affacciavano i facchini. Più avanti il narratore sottolinea che i cagliaritani sono un miscuglio di razze e da sempre tengono in dispregio chi viene dal contado. Per Dessì Cagliari ha fatto molto: gli ha dedicato una piazza, un convegno nazionale (in Facoltà di Lettere nel 1983), una lapide in via Mazzini. Più altre iniziative.

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