LA QUESTIONE DEMOGRAFICA SARDA, LA POSIZIONE QUERULA DEI DEPUTATI SARDI SIOTTO PINTOR ED ASPRONI

Giovanni Siotto Pintor e Giorgio Asproni

di GIANRAIMONDO FARINA

A conclusione del dibattito sul progetto di legge proposto da Angius in merito alla nuova proposta di colonizzazione dell’isola, intervenivano Giovanni Siotto Pintor, Giorgio Asproni e lo stesso Cavour. Le loro prese di posizione sono da sottolineare perché, da un lato, è il caso dei due deputati sardi, evidenziavano quanto, sebbene accomunati da una complessiva visione d’insieme, esse si discostassero, nella sostanza, da quella di Sanna Sanna, decisamente più pragmatica e realistica, vicino, in questo, alla linea cavouriana. Innanzitutto, Giovanni Siotto Pintor (Cagliari,1805- Torino, 1882), grande e decisivo protagonista della vita politica del Regno di Sardegna prima e d’Italia, dopo. Di nobile famiglia di origini oranesi, uomo liberale, dapprima grande fautore della fusione perfetta, si avvicinò, poi, alle posizioni della sinistra di Asproni, Sanna Sanna e Tuveri. Giornalista, avvocato di grido e magistrato fu, tra l’altro, Giudice della Reale Udienza di Sardegna e, dopo l’annessione della Lombardia a seguito della seconda guerra d’indipendenza del 1859, primo presidente della sezione milanese della Corte di Cassazione, carica con cui chiuderà la sua attività professionale. Dal punto di vista politico, invece, si segnalavano, oltre il decisivo impegno per la fusione perfetta, la strenua difesa del processo di unificazione italiano e l’avversione verso il potere temporale dei Papi. È su questo piano politico che sarà in grado di cambiare la propria impostazione da unionista ad autonomista, e da liberale ad uomo vicino alla sinistra, divenendo uno dei primi,come Sanna Sanna, a farsi propugnatore della politica autonomistica sarda su temi particolari  quali  l’ordinamento giudiziario e matrimoniale, la politica nazionale ed estera, i monti frumentari e la pena di morte. 

Per fare un esempio concreto, assieme a Sanna Sanna, Asproni e Tuveri si battera’ contro l’eventuale, paventata, cessione della Sardegna alla Francia, prevista nella parte segreta degli Accordi di Plombiers. Per delineare meglio la complessa figura di Siotto Pintor, si aggiunge la presentazione di un progetto di legge, assieme a Tuveri, riguardante la gestione dei beni ex feudali. Di non poco conto era stata, poi, durante la seduta della Camera del 22 febbraio 1849, la strenua difesa che il deputato sardo riuscì a fare di Vincenzo Gioberti, presidente del Consiglio dimissionario il giorno precedente. Fra le opere principali sono da ricordare   ” Storia letteraria di Sardegna”, del 1843-184, e, soprattutto, “Storia civile dei popoli sardi”, del 1877. A queste due si deve aggiungere una copiosissima produzione pubblicistica legata anche, come il caso di Sanna Sanna, alla sua intensa attività giornalistica e culturale. Attività, quest’ultima, che lo porterà ad essere socio di importanti sodalizi come la “Società agraria ed economica” di Cagliari, l’ “Accademia delle scienze” di Torino e l’ “Accademia nazionale di scienze, lettere ed arti” di Modena. Dal punto di vista più prettamente dell’agone e della competizione politica, occorre precisare che fu deputato in più legislature e che, pertanto, rieletto in diversi collegi, veniva escluso dalla Camera perché il numero dei magistrati risultava essere contingentato. Motivo per cui lo troveremo eletto, come deputato, soltanto nella I  ( 8 maggio- 31 dicembre 1848) e nella IV  legislatura (20 dicembre 1849- 20 novembre 1853). Nel caso specifico, poi, ci troviamo, come già spiegato, nel pieno della IV legislatura. Siotto-Pintor si trovava, poi ,a parlare in quanto rappresentante eletto del Collegio di Nuoro II, quello specifico di Bitti e Bono. In sostanza, è importante rimarcarlo, il deputato cagliaritano parlava a nome delle genti della Baronia e del Gocéano. Mentre, di contro, Sanna Sanna, goceanino, veniva eletto per il collegio di Cagliari II. Nel collegio di Nuoro II, quindi, Siotto Pintor, come consigliere d’appello, sconfisse nettamente, nella tornata elettorale del 13 e 14 dicembre 1849,sia al primo turno che al ballottaggio, l’avvocato nuorese Pasquale Corbu con, rispettivamente 102 e 139 voti, contro i 36 e 25. 

Il suo intervento, quindi, sul progetto di legge Angius relativo alla colonizzazione della Sardegna era da riferirsi a questo contesto in cui il politico, con certamente a cuore gli interessi isolani, parlava anche a nome delle popolazioni che, al momento, si era trovato a rappresentare, quelle del collegio di Nuoro II. O, meglio, del collegio elettorale della Sardegna centrale, il secondo della circoscrizione provinciale facente capo alla Terza Divisione Amministrativa di Nuoro. Un collegio che comprendeva le genti di parte del Marghine, del Gocéano, della Baronia e della Barbagia di Nuoro. In termini più corretti, data la rilevanza e centralità amministrativa, storica e politica, sarebbe dovuto essere stato il collegio di Bono; tuttavia si optò, più per opportunità, alla denominazione di  “Nuoro II”, poi, per breve tempo, sostituita, prima dell’abolizione (avvenuta nel 1860, in occasione della riforma amministrativa), per indubbi interessi asproniani, con quella di Bitti. Il tutto non avendo presente, purtroppo, la rilevanza, centralità e consistenza che un territorio come il Goceano e Bono avevano anche rispetto a realtà come Bitti e Siniscola.  Siotto Pintor, senza dubbio, aveva preso la parola parlando su un tema “caldo” ed attuale, che ben rappresentava un’area interna che già stava vivendo problemi di marginalità. Rispetto alla successiva presa di posizione di Asproni, si può notare una più precisa attenzione alle dinamiche popolazionistiche. Già partendo dalla disamina storica, in cui si sottolineava il positivo caso di Carloforte, favorito dall’azione politica di un ministro come Bogino. La sostanza dell’intervento era fondata su due “perni”: l’aumento della popolazione e la correlata rimozione degli ostacoli, rappresentata dall’insicurezza e dalla presenza di terreni maremmani e paludosi. A questo si aggiungeva la spinosa questione della leva militare, altro “ostacolo” che gravava sulla Sardegna con questi non irrilevanti numeri: 1220 uomini dati allo Stato ogni anno per quattro anni. 

Rispetto alla presa di posizione di Siotto Pintor, quella di Asproni, invece, appare differente se non per dire in contrasto e sviante. Asproni iniziava bene, in effetti, la sua replica, ricordando che la questione relativa alla colonizzazione della Sardegna era stata affrontata già nella terza legislatura del Regno, durante il primo governo D’Azeglio, quando era ministro dell’interno il compianto onorevole ed avvocato torinese Pier Dionigi Pinelli (ministro dal 7 maggio  al  30 ottobre 1849). Il ricordo di Pinelli era ancora vivo, vista la sua prematura scomparsa avvenuta il 25 aprile 1852.  Di Giorgio Asproni (Bitti, 1808- Roma, 1876) si conosce tutto. E’ stata  una tra le massime figure della storia moderna sarda, autonomista, federalista e repubblicana. Ex sacerdote, canonico penitenziere della cattedrale di Nuoro, si spogliò delle vesti ecclesiastiche nel 1849, intraprendendo quella che sarà la sua vera “vocazione”, la politica, divenendo uomo di punta della rappresentanza sarda del parlamento subalpino e della camera del Regno d’Italia per ventisette anni, schierato nelle file della sinistra. Militanza politica “rafforzata” dall’ adesione alla Massoneria nel 1867, e dai legami con tutti i più importanti protagonisti del Risorgimento da Mazzini a Garibaldi a Cattaneo a Manin. Senza dimenticare una vastissima attività pubblicistica che, assieme a quella politica, è stata da lui raccolta nella monumentale opera dei “Diari politici”: ben sette volumi, fonte primaria per la storia del periodo risorgimentale italiano e della Sardegna. Militanza politica ed attività giornalistica avvenute, logicamente, nel più stretto anticavourianesimo. 

Per la precisione fu deputato del Parlamento subalpino e della Camera del Regno d’Italia per un totale di nove legislature. L’amicizia e la vicinanza di Sanna Sanna, per  quel che riguardano il nostro lavoro, subiranno un primo “contraccolpo” nel  gennaio 1862, proprio a seguito della prima interpellanza parlamentare sulla Sardegna portata avanti da solo dal deputato anelese. L’uomo politico di Bitti accusava il nostro goceanino di “debolezza” nelle repliche al ministro Lanza. Non essendo stato eletto, poi, in quella legislatura (1861- 1865),Asproni, proprio per la questione in oggetto, dichiarava di avere interpellato  perfino lo stesso Garibaldi ad interessarsi in prima persona presso il governo Rattazzi. Ora, alla luce delle recenti ricerche, per ristabilire la verità storica, occorre precisare che Sanna Sanna presentò la sua interpellanza, la prima che “pose le basi ” della questione sarda, 

da solo e senza alcun appoggio parlamentare da parte degli altri deputati isolani . Anzi, con certezza, possiamo asserire in questa sede, contrariamente a quanto affermato da Asproni, che fu proprio l’interpellanza di Sanna Sanna, ad aver ispirato, coinvolgendo anche Cattaneo, lo studio  della costituzione di una commissione parlamentare di studio sulle condizioni dell’isola.  Allo stesso modo tale intervento del deputato anelese era stato, senza dubbio,  “fonte”  per il noto articolo cattaneano “Un primo atto di giustizia verso la Sardegna”, uscito, non a caso, per “Il Politecnico”  proprio nel 1862. 

Per quanto riguarda questo contesto, Asproni era intervenuto come deputato eletto nel collegio di Lanusei per la quarta legislatura del Regno, come lo era già stato nella terza. La sua posizione, sostanzialmente, benché avesse ricordato il precedente del ministro Pinelli, tuttavia lo portava ad insistere su dei capisaldi che ci fanno capire come, purtroppo, rispetto a Sanna Sanna, il grande bittese non avesse ben messo a fuoco l’entità e la rilevanza del problema demografico sardo. Infatti le sue posizioni rimanevano chiuse e raccolte nel querulo cahier de doleance che, in gran parte, lo riavvicinava alla precedente posizione di Siotto.  Le cause “asproniane” del mancato sviluppo demografico sardo sarebbero da riscontrarsi, pertanto, nelle astruse e generaliste problematiche (comunque vere) di una mancanza di un’adeguata istruzione, di una cattiva amministrazione e del perdurare del ricorso all’ istituto giuridico anacronistico della vendetta. Tutti aspetti che, sebbene reali e presenti, purtroppo, nel contesto sardo, lambivano e non centravano il “cuore” del problema demografico isolano, che era parte integrante della questione sarda cosiccome prospettata da Sanna Sanna. Una problematica che era, soprattutto, storico-economica e finanziaria. Come, tra l’altro, aveva già intuito, più degli illustri deputati sardi citati, lo stesso Cavour nell’intervento conclusivo di replica sulla discussione attorno alla proposta Angius. Un intervento fatto con la determinazione e la consapevolezza di Presidente del Consiglio e ministro delle finanze quale, in quel momento, era. Innanzitutto il presidente del Consiglio iniziava la sua replica rimarcando come Asproni avesse sviato dal problema. La questione demografica sarda era, essenzialmente, un “problema pratico”.  “Come rimediare al difetto di popolazione?”- si era chiesto. E, si badi bene, è lo stesso interrogativo che si pone Sanna Sanna nelle “Grandi Utopie”. Ad una domanda pratica, si replica con una risposta altrettanto pratica. Lungi dalla ricerca di concause lontane  e poco pertinenti come la leva militare obbligatoria di Siotto Pintor o il mancato sviluppo dell’istruzione di Asproni, qua, con Cavour, ci troviamo al cospetto del nocciolo della questione: i costi esorbitanti delle precedenti colonizzazioni governative attuate in Sardegna.  E con l’esempio, allora contemporaneo e sotto gli occhi di tutti, della fallimentare colonizzazione dell’Algeria da parte della Francia. Cavour, pertanto, era ben consapevole di questo. Ormai, dopo la breve esperienza del secondo governo d’Azeglio, da cui era rimasto escluso ( 21 maggio- 4 novembre 1852) era da poche settimane ritornato al potere, assumendo l’incarico da primo ministro e ministro delle finanze. Sarà il primo dei due suoi consecutivi governi che porteranno all’Unità nazionale. E da presidente del Consiglio non poteva non dimenticare  (anzi lo ricordava) che il “centro” ed il “segreto” di tutto sarebbe dovuta essere  l’alienazione delle terre demaniali su , cui , peraltro , dopo la doppia approvazione nei due rami del Parlamento, avrebbe dovuto trovare applicazione il proprio progetto di legge già ricordato come “Concessione in enfiteusi dei benefici demaniali della Sardegna” . Un progetto di legge praticamente approvato ma non reso “operativo” alla fine del primo governo D’Azeglio, in cui Cavour era ministro. Un altro aspetto da non trascurare riguardava il fatto che entrambi i deputati sardi Siotto Pintor ed Asproni non avessero per niente fatto cenno, neppure per criticarlo, al summenzionato PdL Cavour, segno ineludibile del fatto che essi, a differenza di Sanna Sanna, per esempio, considerassero la questione demografica soltanto come “elemento di cornice” e non dirimente della più complessa questione sarda. O, meglio, non avessero ben capito che un progressivo incremento della popolazione ci sarebbe potuto essere solo a condizione di uno sviluppo economico del territorio considerato. 

L’altro aspetto interessante che il PdL Angius metteva in luce, proprio a seguito delle discussioni parlamentari succedutesi, riguardava proprio la figura dello stesso deputato proponente. Uomo politico, l’Angius, certamente di vecchio stampo, conservatore, attaccato e criticato, come visto, da Sanna Sanna per via di questo suo ricorso a continue politiche di ripopolamento caratterizzate dall’interventismo pubblico . Ma anche politico che, se paragonato alle due precedenti prese di posizione di Siotto Pintor e di Asproni, aveva dimostrato di avere un certo senso pratico calato anche nella realtà che si stava vivendo. In sostanza era ben consapevole di come l’opposizione di Cavour all’approvazione della proposta di legge fosse alquanto dirimente.  Angius, nella sua replica, per fare emergere ciò, aveva osato, come “ultima chance“il tentativo di parlare solo ed esclusivamente di un eventuale ricorso solo alle colonizzazioni governative, da intendersi come extrema ratio

Ora, con questo ulteriore e, decisamente, più “rafforzato” intervento,  era chiaro intendimento del presidente del Consiglio “porre il cappello” governativo sul proprio progetto di legge che si sarebbe dovuto  applicare con una serie di regolamenti. Dall’altro lato, però, era intenzione di Cavour di non fare accogliere dalla Camera la proposta Angius. 

In effetti, da un primo esame, sembrava che l’intendimento di Cavour fosse quello di rigettare il progetto solo ed esclusivamente per la parte riferibile alle colonie “di stabilimento governativo”. Motivo, questo, che probabilmente, aveva rassicurato l’Angius il quale, nella sua controreplica, già parlava “della possibilità, in capo all’esecutivo, non di fondare colonie, ma di farsene facilitatore”, con una spesa molto utile “e per niente gravante”. Questo doveva essere sollecitato anche per poter porre fine ad una, questa si, delle concause, della bassa demografia costiera sarda: il continuo contrabbando fra la Corsica e la Sardegna. Problema che si sarebbe potuto risolvere con l’impianto di quattro-sei piccole colonie in Gallura. Per il resto, il secondo intervento del deputato proponente sardo si chiudeva con una critica alla ricordata legge cavouriana sull’alienazione dei beni che, a suo dire, avrebbe avvantaggiato tanti speculatori, sia continentali che sardi. Angius, pertanto, pur rimanendo consapevole dell’invalicabile veto cavouriano sulle sua proposta, rimaneva soddisfatto del suo tentativo. Un tentativo che, sebbene criticato  da Sanna Sanna, attento ed interessato spettatore anche di quel dibattito, non può non aver avuto il merito di aver contribuito ad aver “mosso nuovamente le acque” sulla scottante questione. 

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