LA RAGAZZA CON LA VALIGIA: UNA VITA IN VIAGGIO TRA LA SARDEGNA E L’ARGENTINA

di ANNA FRESU

Ho cominciato molto presto ad essere una “ragazza con la valigia”. La prima volta avevo sedici anni e lasciavo la Sardegna, o meglio La Maddalena, la mia isola nell’isola, per il Continente. Per la capitale, addirittura. Non era un viaggio di piacere, roba da turisti. Questa volta si trattava di trasferirsi, cercare una nuova casa, una nuova scuola, nuovi amici, nuovo tutto. L’unica cosa che avrei voluto portarmi dietro era il mare. Ogni volta, sempre, la mancanza del mare, di quel mare, l’avrei sentita come una ferita. Non c’era spazio però per la nostalgia perché davanti c’era tutto da scoprire, una nuova vita da inventare. É stato così all’inizio di ogni “migrazione”, la curiosità aveva la meglio su ogni separazione. Il distacco, l’assenza, la nostalgia…queste sono sempre arrivate dopo. Avevo ventott’anni e una figlia di tre quando sono partita per il Portogallo dei garofani, quel Portogallo che il mio compagno poteva finalmente ritrovare dopo anni di esilio. Lì ho passato quasi due anni vivendo e lavorando con le contadine e i contadini senza terra che mi hanno riportato a quel mondo di canti per sola voce della mia infanzia, i canti di mia nonna e di mia madre. Poi dal Portogallo al Mozambico, all’indomani dell’indipendenza, quando tutto sembrava possibile, anche costruire un mondo nuovo. Anche con il cinema, il teatro… il mio lavoro-passione di sempre. Lì ho vissuto per più di dieci anni, lì ho messo al mondo altri due figli, lì ho cominciato a raccontare le storie di un paese, soprattutto delle donne meravigliose che vi ho incontrato. E un giorno di nuovo a Roma, altri affetti da curare, da accompagnare alla fine del loro cammino. Avevo già sessantanni quando ho deciso di raggiungere mia sorella in Argentina, a Mendoza, ai piedi delle Ande. Da allora divido il mio tempo fra l’Italia e soprattutto l’Argentina, insegnando lingua e cultura italiana, portando in scena i miei spettacoli. Scrivendo.

Scrivere poi, o fare uno spettacolo, è cambiare ogni giorno. Dar vita, ogni volta, a un nuovo sogno, intraprendere un altro viaggio. Un po’ come innamorarsi (questo, però, è un po’ più difficile).

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