DA NOBEL A NOBEL, ORNHAM PAMUK CON … GRAZIA: LO SCRITTORE INTELLETTUALE TURCO A NUORO PER LE CELEBRAZIONI DELEDDIANE

di LUCIA BECCHERE

«Benvenuto nella nostra città. Qua sono nati pittori, scultori, artisti, scrittori, poeti e prosatori». Con queste parole, il 30 maggio scorso, il sindaco di Nuoro Andrea Soddu ha accolto al teatro Eliseo Orhan Pamuk premio Nobel per la letteratura 2006 e Premio Costa Smeralda 2022. L’evento ha dato il via alle celebrazioni per il 150° anniversario della nascita di Grazia Deledda, organizzate dal Comitato promotore presieduto da Marcello Fois.

A dialogare con l’illustre ospite è stato Marco Ansaldo inviato di Repubblica a Istanbul che di Pamuk ha sottolineato il grande impegno in difesa della democrazia e dei diritti civili motivi per cui è perseguitato nel proprio paese.

«Non solo uno dei più grandi scrittori contemporanei e docente alla Columbia University di New York – ha detto il giornalista – ma anche un artista a tutto tondo che s’intende di pittura, scultura e architettura».

Ovunque vada ama visitare i musei, a Istanbul ne ha costruito uno sul proprio romanzo Il museo dell’innocenza nel quale tutti gli oggetti descritti sono custoditi in tante teche quanti sono i capitoli del libro.

E oggi prima del convegno ha voluto visitare la casa museo di Grazia Deledda.

Nel leggere i romanzi di Grazia Deledda – ha affermato Pamuk – «ho immaginato luoghi e cose, ma potermi affacciare alla finestra della sua camera, vedere il monte Ortobene e il paesaggio a cui lei si ispirava, vedere i suoi manoscritti, gli oggetti della sua cucina che tanto ricordano quelli di mia nonna, mi ha dato qualcosa di più tangibile.

Sono emozioni che mi porterò dentro. Certo un po’ strano che nel museo ci sia il suo studio romano».

Così dicendo con orgoglio ha mostrato al pubblico alcuni libri della Deledda tradotti in turco. «Ritengo che Canne al vento sia la sua opera migliore – ha proseguito – Grande è la sua capacità di sintesi, ammiro le descrizioni realistiche mai sdolcinate su quanto accadeva nella sua Nuoro, ma soprattutto la stima che ha di se stessa».

Rispondendo poi alla domanda su quale aspetto della Deledda avrebbe voluto discutere con i suoi studenti ha risposto: «Oggi è molto comune fare letteratura comparata e viene spesso paragonata ad autori come Zola, certo lei è più poetica e molto più attenta al particolare. Io la accosterei di più a Dostoevskij che tanto ricorda le reazioni dei suoi personaggi. Ma non vorrei essere frainteso perché la Deledda resta unica nella sua abilità descrittiva».

Ansaldo ha ricordato come del suo discorso a Stoccolma, Pamuk abbia voluto fare un libro, La valigia di mio padre, un successo straordinario.

Citati poi I ritratti e i ricordi della città, un lavoro di ricerca su Istanbul in continua evoluzione ma anche autobiografico, mentre Le notti della peste sarà nelle librerie italiane a settembre.

«Scrivere cinque anni fa un libro sulla pandemia – ha ammesso lo scrittore – mi ha fatto quasi sentire in colpa, poi quando è scoppiata in tutto il mondo e visto che il mio libro ne parlava, in qualche modo mi sono sentito sollevato dal problema». «Vorrei chiederle di un mare che ci unisce ma che potrebbe dividerci», ha detto infine Marco Ansaldo: «Il paesaggio sardo ricorda quello turco e molti aspetti ci accomunano e questo mi fa sentire un po’ a casa. Purtroppo il Mediterraneo – ha concluso il Premio Nobel turco – è teatro di uno scenario ben diverso e quindi lo associamo al naufragio di tante persone che hanno perso la vita per scappare da una condizione di estrema povertà».

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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