L’ESTATE SARDA DEL TANGA: ESPOSIZIONE, ESIBIZIONISMO O UNA SEMPLICE EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI LIBERTA’?

di OTTAVIO OLITA

Quest’estate le spiagge sarde ospitano uno spettacolo inatteso, non so quanto comune al resto d’Italia o se in ritardo nei tempi rispetto ad altre realtà: una massiccia esposizione di glutei femminili, spesso senza limiti di dimensioni, d’età e di gusto.

A volte visioni piacevoli, a volte no, soprattutto quando a belle forme e solidità si contrappongono cascanti flaccidità. Se qualche produttore di tanga o altro tipo di costume da bagno dovesse assistere all’uso che ne fanno improponibili ‘indossatrici’ potrebbe essere tentato di chiedere un risarcimento per ‘danno d’immagine’.

Decenni fa in uno dei tanti filmetti leggeri e comici nei quali venne impiegato, quel formidabile artista che era Totò, osservando curioso l’allegro ancheggiare di un’infermiera che gli passava davanti, dichiarava furbescamente “Quel volto non mi è nuovo”. Oggi con la stessa distaccata eleganza si asterrebbe da qualunque elemento.

Il problema che io pongo dal punto di vista estetico propone anche qualche riflessione più approfondita.

La prima: le bagnine di ‘Bay Watch’ hanno sempre indossato un costume intero per ragioni strettamente funzionali. Può una bagnina in perizoma svolgere con uguale efficacia lo stesso lavoro?

La seconda, ben più importante, alla quale solo le donne possono dare una risposta seria, regalando dignità concettuale a questa mia osservazione esteriore: perché si sollevarono tante riserve – al limite dello scandalo anche da parte femminile – quando la donna, in nome dell’affermazione della propria libertà, sceglieva di mostrarsi in topless, mentre oggi non si dice assolutamente nulla sul ‘gluteo libero’? Quale delle due scelte è segnale di maggiore ’libertà’? E perché il topless sembra essere definitivamente scomparso dalle nostre spiagge? E’ maggiore l’esigenza di tutela del seno rispetto alla parte opposta del corpo?

Devo infine confessare che rimane invidiabile l’allegria, la spensieratezza, la mancanza di problemi con cui tante donne hanno fatto questa scelta. Il superamento dell’inibizione rappresenta un importante primo passo di autoaffermazione.

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