IL VIAGGIO DI UN GIOVANE SARDO VERSO GLI STATI UNITI: LUISICU PANIEGERDA E IL PERCORSO DELLA SPERANZA NELL’ULTIMO LIBRO DI IVAN MURGANA

Ivan Murgana

di CARMEN SALIS

Ivan Murgana, giornalista sardo e scrittore, nella sua ultima opera, Pani e Gerda – Edizioni Amicolibro, ci fa rivivere quel viaggio della speranza che tanti giovani intraprendevano alla ricerca di un futuro migliore, raccontando le emozioni e le sensazioni che ognuno di loro poteva provare alla vista di quell’immensa statua che li accoglieva alla fine del viaggio.

Ivan, dopo un viaggio a New York hai deciso che la storia avrebbe preso forma. Avevo in mente da tempo di raccontare una storia che narrasse il viaggio della speranza che intraprendevano i nostri connazionali diretti verso gli angoli più disparati del pianeta. A spingermi a scriverla è stato proprio un viaggio nella Grande Mela, dove ho potuto visitare i luoghi simbolo dell’immigrazione negli Stati Uniti. La vista della Statua della Libertà dalla baia di Hudson, Ellis Island, il quartiere di Little Italy, e tanti altri posti descritti nel romanzo, mi hanno aiutato a rendere più credibile la storia di Luisicu. Credo che la tecnologia oggi renda molto più semplice caratterizzare i luoghi in cui si intende ambientare un racconto, basta affidarsi a Google e sembrerà di trovarsi davvero in qualsiasi luogo si desidera, tuttavia resto convinto del fatto che solo camminandoci, sentendo le voci delle persone o gli odori si possa vivere davvero sentire il “respiro” di una città come New York.

La poesia di Emma Lazarus accoglie il lettore. Si tratta della frase incisa ai piedi della Statua della Libertà: ho ritenuto fosse il modo migliore per introdurre un romanzo in cui l’immigrazione la fa da padrona. Adoro questa poesia perché parla di accoglienza, di fratellanza e di speranza: sentimenti che dovrebbero sempre albergare in ognuno di noi.

Protagonista non è solo l’emigrazione, il sogno di quei tempi, ma anche la guerra. Esatto. Luisicu Paniegerda oltre a essere un emigrato sarà poi, suo malgrado, costretto a vestire i panni del soldato. Se la prima parte del romanzo – seppur ricalca l’esperienza che poteva vivere un qualsiasi italiano che decideva di lasciare il proprio Paese per fare di un posto lontano la propria casa – è totalmente inventata, la seconda che vede il protagonista chiamato alle armi ricalca la vera storia di un reduce di El Alamein che viveva a Pula, che ho avuto la fortuna di conoscere qualche anno fa. Da cronista ho riportato tutte le sue esperienze: non c’è stato bisogno di romanzare alcun aspetto della sua vita, tutte le disavventure vissute dal personaggio di questo romanzo sono stare realmente vissute da quest’uomo. Ci tenevo a raccontare la sua storia, che è quella dei nostri nonni, costretti – loro malgrado – a combattere una guerra che non potevano vincere.

L’amore, la famiglia, l’amicizia e la dura vita dell’immigrato italiano.  Quanto hai immaginato e quanto hai ascoltato? Quando ci si approccia a eventi storici la ricerca sia uno degli aspetti fondamentali: non approfondire le vicende che si narrano nelle pagine di un romanzo equivale tradire il lettore. Ecco perché prima di iniziare la stesura di un racconto che viaggia sui binari della Storia, documentarsi sia il primo passo da compiere. Fondamentale, inoltre, è ascoltare: come scrittore, ma ancor prima da cronista, ogni giorno mi nutro dei racconti delle persone, e ne faccio tesoro. Non sarei riuscito a scrivere i miei primi due romanzi se, nel corso della mia vita, non avessi prestato attenzione a quello che la gente intendeva raccontarmi. Ovviamente il resto lo fa l’immaginazione: se non si possiede questo requisito fondamentale di certo non si possono intrecciare i fili di una storia, e quello che abbiamo letto o ci hanno raccontato è destinato a non essere tramandato.

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