NEL VOLUME “LA SARDEGNA NELLA GRANDE GUERRA” (CHE RACCOGLIE 29 CONTRIBUTI) UN MERITORIO SAGGIO DI GIANCARLO NONNOI PONE IN ADEGUATO RILIEVO LA FIGURA DI EFISIO MAMELI (1875-1957)

di PAOLO PULINA

In questo sito mi sono occupato a più riprese di Efisio Mameli (Ploaghe, SS, 31 dicembre 1875-Padova, 10 giugno 1957), docente di chimica nell’Università di Pavia, interventista, pluridecorato per meriti di guerra, tra i fondatori del Partito Sardo di Azione, poi titolare di cattedra negli atenei di Parma e Padova. Si veda: il mio articolo datato 28 dicembre 2010 al link

e il mio articolo in data 30 settembre 2014 al link

In quest’ultimo scritto auspicavo che a Mameli fosse riservato un adeguato ricordo in Sardegna nel contesto delle commemorazioni che sarebbero state programmate nella ricorrenza del centenario della Grande Guerra.

Saluto quindi con un particolare plauso la pubblicazione – nel volume collettaneo (contiene ben 29 scritti, di cui tre a doppia firma) “La Sardegna nella Grande Guerra”, a cura di Aldo Accardo, Francesco Atzeni, Luciano Carta, Antonello Mattone (Udine, Gaspari, 2019, pagine 706, ill.) – dell’ampio saggio di Giancarlo Nonnoi intitolato “Efisio Mameli, tra chimica, trincea e impegno per il progresso” (cfr. pagine 245-290).

Nonnoi (già professore di Storia della filosofia moderna per oltre vent’anni, attualmente è professore associato di Storia della scienza e delle tecniche presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Cagliari), nel primo paragrafo della sua ricerca, si sofferma sulla «interconnessione tra scienza e guerra»: «La valenza intrinsecamente irenica assegnata alla conoscenza e propagata dalla visione di origine classica contrasta concettualmente con la disumanità e la violenza connaturata a qualunque evento bellico; ragione per cui è piuttosto consueto che scienza e guerra vengano concepite come elementi di una antinomia radicale o di una aporia ontologicamente irriducibile».

Passando dalla filosofia alla storia, Nonnoi ricorda che «nelle università italiane, sia al nord che al sud, le spinte interventiste furono più forti che in altri ambienti, e dopo il maggio del 1915 innumerevoli furono le richieste di arruolamento volontario presentate dalle diverse componenti accademiche: studenti e professori di ogni grado, giovani e vecchi».

Efisio Mameli, quando arrivarono le “radiose giornate di maggio”, insegnava nell’Università di Pavia: era aiuto di Chimica generale e incaricato di Chimica organica (Nonnoi dà conto esauriente degli interessi umanistici del giovane Efisio prima che si consacrasse toto corde, per la laurea a Cagliari  e per il  dopo, alla ricerca chimica).

Fra i docenti dell’Università pavese (che «diede alla guerra un tributo notevole di scienza, di intelligenza, di giovinezza e purtroppo anche di morti»), fu attivo organizzatore di un comitato interventista (la stessa sua sorella minore Eva, anche lei insegnante universitaria a Pavia, prestò la sua opera «come infermiera volontaria della Croce Rossa Italiana nell’Ospedale di Riserva Ghislieri»). Arruolato come sottotenente nel 1° Reggimento Genio Zappatori, ben presto, grazie alla sua preparazione scientifica, ebbe l’incarico di creare il Laboratorio chimico della III Armata.

Quando si trattò di rispondere all’esercito austriaco che aveva cominciato ad usare i gas asfissianti, Mameli divenne un punto di riferimento essenziale.

Congedato, nel febbraio 1919, con il grado di tenente colonnello, Mameli partecipò in Sardegna alle rivendicazioni degli ex combattenti e, legandosi a Camillo Bellieni, fu tra i fondatori del Partito Sardo d’Azione.

Osserva a questo proposito Nonnoi: «La catena di eventi ed episodi che a grandi linee è stata richiamata in questo mio saggio testimonia che il coinvolgimento di Efisio Mameli nelle vicende del movimento combattentistico sardo, il cui punto di approdo, nell’aprile 1921, sarà la costituzione del Partito Sardo d’Azione, non fu affatto epidermico né tantomeno episodico, ma piuttosto intenso e di primo piano. Ciò nonostante non si può mancare di constatare, non senza una certa sorpresa storiografica, che la sua figura non ha finora trovato la collocazione che merita nel pantheon dell’autonomismo isolano».

Alla fine del 1920 Mameli lasciò Sassari per continuare la sua carriera di docente universitario: prima a Parma (dove fu attivo nell’ambito delle iniziative del Rotary Club) poi dal 1932 a Padova (dove raggiunse il massimo grado accademico e dove fu nominato anche prorettore).

È auspicabile che il prof. Nonnoi continui le sue benemerite ricerche di archivio su Efisio Mameli e sulla sorella Eva, nota soprattutto come madre di Italo Calvino, ma degna anche lei di avere un profilo che faccia risaltare la sua straordinaria vicenda umana e scientifica.

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