FRAMMENTI DI VITA DI SERGIO ATZENI RESTITUITI IN UN DOCUMENTARIO DI DANIELE ATZENI: INTERVISTA ALL’AUTORE DI “MADRE ACQUA”


di Bruno Culeddu

Nel suo ultimo film, Daniele Atzeni, uno dei registi sardi più stimati, racconta a vent’anni dalla scomparsa uno degli scrittori sardi più amati, Sergio Atzeni. Il documentario “Madre Acqua” ci restituisce frammenti della breve e intensa vita dello scrittore cagliaritano attraverso i ricordi struggenti della moglie Rossana Copez e della sorella Rossana, le testimonianze degli amici Ernesto Ferrero, Giovanni Manca e Giuseppe Marci, di chi ha lavorato con lui come Goffredo Fofi e Nico Vassallo e con la drammatica testimonianza di Paola Mazzarelli che era con lui sugli scogli di San Pietro il giorno in cui il mare se l’è portato via. La figura di Sergio Atzeni è ben delineata dalla sinossi di presentazione.

“Giovane militante comunista, leader del movimento studentesco, precoce giornalista, impiegato presso l’Enel, ribelle disilluso, pecora nera fuoriuscita dal sistema, emigrato in cerca di fortuna, scrupoloso traduttore, sperimentatore linguistico, fine artigiano della costruzione narrativa, scrittore coerente e autentico. Tutto questo e molto altro fu Sergio Atzeni, narratore “sardo, anarchico, randagio” fra i più interessanti e singolari del secondo novecento italiano, scomparso nel 1995 quando non aveva ancora compiuto 43 anni.”

Daniele Atzeni,  nato ad Iglesias,  è un regista e produttore indipendente. Ha conseguito il diploma in regia alla Nuova Università del Cinema e della Televisione di Roma. Da oltre un decennio si dedica alla realizzazione di documentari e cortometraggi, prestando particolare attenzione al mondo del lavoro, alle trasformazioni sociali e al recupero della memoria storica della Sardegna. Con le sue opere, tra cui il pluripremiato “I morti di Alos” (unico film italiano in concorso al prestigioso Clermont- Ferrand Short Film Festival del 2012), ha partecipato a numerosi festival nazionali e internazionali ottenendo diversi riconoscimenti.  Per conoscerlo meglio e saperne di più gli abbiamo rivolto alcune domande:

Cosa l’ha spinta a realizzare “Madre acqua. Frammenti di vita di Sergio Atzeni,” Sicuramente la passione per le opere di Atzeni, le quali sono state molto importanti per la mia formazione culturale e artistica. Le ho lette nel periodo in cui avevo deciso di lasciare la Sardegna per andare a studiare cinema a Roma, e da allora sono state un punto di riferimento importante per la mia ricerca nel campo della narrazione audiovisiva sulla Sardegna, perché attraverso una scrittura raffinata e non convenzionale, Atzeni è riuscito a raccontare un’isola fuori dagli schemi, con uno sguardo fortemente radicato nella storia e nella cultura della sua terra ma allo stesso tempo universale. Ad un certo punto del mio percorso di documentarista ho sentito l’esigenza di colmare quello che secondo me era un vuoto rappresentato dalla mancanza di un’opera audiovisiva che raccontasse la vita di un autore che, seppur lavorando in solitudine e tra mille difficoltà, ha lasciato con la sua opera una traccia indelebile nel panorama letterario isolano e non solo, ricevendo spesso molto poco in cambio quand’era ancora in vita.

Perché il titolo? “Madre acqua” era il titolo che Sergio Atzeni avrebbe voluto dare a “Il quinto passo è l’addio”, il suo romanzo autobiografico, però la casa editrice Mondadori lo rifiutò perché nel mondo dell’editoria si dice che l’acqua non può stare nei titoli dei libri perché porta sfortuna. Quando Paola Mazzarelli, l’ultima compagna di Atzeni, mi ha raccontato questa storia durante la sua testimonianza, ho pensato da subito che sarebbe stato bello intitolare così il documentario, che in fase progettuale aveva un altro titolo. E poi perché l’acqua è un elemento molto importante sia nell’opera che nella vita di Atzeni, basti pensare alla traversata a bordo della nave con la quale abbandonò la Sardegna, descritta appunto ne “Il quinto passo è l’addio”, o alla sua tragica fine nel mare di Carloforte.

Ci vuole presentare il film? È un racconto a più voci, basato per la gran parte sulle testimonianze di alcune delle persone più importanti nella vita di Sergio Atzeni, che ripercorrono le tappe più significative del percorso artistico e umano dello scrittore e al contempo compongono un suo ritratto. La narrazione è completata da una serie di materiali d’archivio, tra cui alcuni frammenti di una preziosa intervista telefonica all’autore raccolta da Gigliola Sulis, e dai brani de “Il quinto passo è l’addio”, che fanno da spartiacque fra il racconto del periodo cagliaritano e quello torinese di Atzeni.

Ha ringraziamenti da fare? Ringrazio tutti coloro che hanno partecipato al progetto rendendo possibile la sua realizzazione. Quindi tutti gli intervistati, i collaboratori e tutti coloro che hanno fornito i vari materiali che ho inserito nel documentario. Un particolare ringraziamento a Gigliola Sulis che in maniera molto generosa ha messo a disposizione del progetto il frutto dei suoi studi su Atzeni.

Nella doppia veste di regista e di produttore ci può fare un quadro attuale della cinematografia sarda? È una cinematografia giovane ma in continua evoluzione, che nonostante tante difficoltà sta crescendo notevolmente a tutti i livelli per quanto riguarda la quantità e la qualità delle opere prodotte.

Quali sono, per un autore e produttore indipendente, le possibilità di far conoscere il proprio lavoro in Italia? La maggior parte delle opere prodotte in Italia circola in un circuito costituito da festival cinematografici e rassegne organizzate da enti e associazioni che si occupano di divulgare la cultura delle immagini in movimento. Questi eventi accolgono tutta una serie di film documentari e cortometraggi che altrimenti non troverebbero una loro collocazione, poiché estromessi dal circuito cinematografico, al quale sono ammessi quasi esclusivamente i lungometraggi di finzione, e da quello televisivo. Nonostante qualcosa stia cambiando, per esempio con l’apertura delle sale ai documentari, questi spazi risultano per molti autori e produttori indipendenti gli unici dove possono mostrare i loro film.

Progetti e attività per il futuro? Al momento sto cercando di reperire le risorse per girare un cortometraggio, attraverso il quale ripercorrerò la strada intrapresa e poi temporaneamente abbandonata con “I morti di Alos”, nel quale ho sperimentato una formula narrativa che unisce cinema e letteratura, documentarismo e film di genere, finzione e realtà. C’è poi in cantiere il progetto per un lungometraggio che spero possa essere il film del mio esordio cinematografico.

Dove potremo vedere il documentario e cosa dobbiamo fare per averlo nei Circoli? “Madre acqua” sta circolando in una serie di rassegne ed eventi nel territorio sardo organizzate da enti, associazioni culturali, circoli del cinema. Aggiorno periodicamente la pagina www.facebook.com/madreacqua con le nuove date. Ora stiamo lavorando anche per una circuitazione fuori dall’isola. Chiunque voglia proiettare il film può inviare la richiesta all’indirizzo info@arajfilm.it

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