SCORIE NUCLEARI, LA SARDEGNA POTREBBE OSPITARE IL DEPOSITO UNICO NAZIONALE: L’ISOLA DI NUOVO A RISCHIO


di Piero Mannironi *

A dieci anni dalla rivolta di Scanzano Jonico ritorna lo spettro del sito unico nazionale nel quale raccogliere tutta la spazzatura nucleare del Paese. Tutti sapevano, in quel rovente autunno del 2003, che il problema non era stato rimosso, ma semplicemente congelato e rinviato. E infatti oggi si riparla di sito unico nazionale, sulla spinta delle direttive europee e della necessità di cancellare la “mappa ad alto rischio” dei 23 siti nei quali sono ospitate le scorie, eredità della breve stagione nucleare italiana, chiusa dal referendum del 1987. Si tratta di 54.800 metri cubi di rifiuti radioattivi di cui 10.400 ad alta attività e altri 44.400 a media e bassa attività. A questi vanno aggiunti 35.400 metri cubi (con un tasso di crescita di 500 mc all’anno) derivanti dalla medicina nucleare, dalla produzione industriale e dalla ricerca. In sintesi, oltre 90mila metri cubi di spazzatura radioattiva. Si riapre dunque in questi giorni la “roulette russa” su chi dovrà ospitare questo cimitero di scorie. E la Sardegna, come dieci anni fa, torna in gioco. Non si tratta di un timore generico, ma di una possibilità molto concreta. Tramontata infatti l’assurda ipotesi di una salomonica divisione dei rischi con un deposito in ogni regione lanciata dall’ex ministro Giovanardi, si riaffaccia la necessità di identificare un sito che risponda ad alcuni rigorosi parametri di sicurezza. Il primo è sicuramente quello di un’area non sismica e la Sardegna è la regione geologicamente più stabile. C’è poi la bassa densità di popolazione, criterio non secondario per la scelta. Ma ci sono soprattutto i precedenti storici a far sospettare che la Sardegna sia in pole position per ospitare il cimitero nucleare. Posizioni e affermazioni sfuggite al rigoroso segreto che aveva coperto l’operazione della Sogin (Società gestione impianti nucleari) nell’operazione di selezione delle aree possibili per ospitare il sito unico, parlano molto chiaro. Nel 2003 l’allora presidente della Commissione Ambiente Pietro Armani disse: «La scelta dovrebbe ricadere su strutture del demanio militare, con caratteristiche di sicurezza adeguate. Ad esempio, si potrebbe pensare ad alcuni poligoni di tiro, ce ne sono di molto vasti. Naturalmente, bisognerà scegliere zone geologicamente stabili con una bassa densità di popolazione». Era la fotografia della Sardegna. Come se non bastasse, nel 2003 era caduta la preclusione dell’insularità. Davanti alla Commissione parlamentare sui rifiuti, i vertici della Sogin avevano infatti riferito che era stato cancellato il veto dell’Enea sul trasporto per mare del materiale radioattivo. «Troppo rischioso» era stato l’autorevole parere del premio Nobel Carlo Rubbia. L’amministratore delegato della Sogin, l’ingegner Giancarlo Bolognini, il 26 febbraio 2003 però disse: «Oggi non c’è più alcun motivo per escludere a priori le isole, soprattutto quelle che hanno caratteristiche geologiche e geotettoniche di stabilità, tanto è vero che, riprendendo l’esame dei parametri tecnici necessari per identificare il sito, questa esclusione non verrà più applicata». Cinque anni fa, poi, l’ex parlamentare dell’Italia del valori ed ex presidente della Regione Federico Palomba raccolse alcune indiscrezioni che riportavano la Sardegna al centro delle strategie della Sogin e presentò un’interrogazione parlamentare. «È giunta notizia – scrisse Palomba – che in questi ultimi mesi siano state svolte almeno tre riunioni governative finalizzate all’individuazione di siti che possano accogliere le scorie già esistenti e quelle future, provenienti dal ciclo di produzione di energia elettrica da fonte nucleare. Vi avrebbe preso parte, in rappresentanza della Regione autonoma della Sardegna, il direttore generale dell’assessorato regionale della Difesa dell’ambiente». E ancora: «Sarebbe stato preso in considerazione un sito ritenuto potenzialmente adeguato per lo stoccaggio delle scorie nucleari nel territorio regionale sardo, precisamente nella miniera di Monte Sinni Nuraxi Figus, compresa tra i comuni di Carbonia e Gonnesa». Come se non bastasse, avevano lasciato un segno le posizioni espresse da uno degli esperti interpellati dalla Sogin, il fisico Jeremy Whilock, vice presidente della Canadian Nuclear Society: «I terreni migliori per conservare le scorie nucleari sono quelli argillosi (…) sono l’ideale gli strati argillosi riscaldati naturalmente che si trovano sotto le rocce vulcaniche della Sardegna». Ma a spazzare ogni dubbio sul ruolo che la Sardegna stava giocando nella partita del sito unico nazionale per le scorie radioattive ci pensò proprio il generale Carlo Jean, nominato supercommissario della Sogin dall’allora premier Silvio Berlusconi. L’ex consigliere militare di Francesco Cossiga, il 6 dicembre del 2004, così disse al giornalista del Corriere della Sera Franco Foresta Martin che lo intervistava sui fatti di Scanzano Jonico: «Prima di Scanzano si era esplorata la possibilità della Sardegna Nord Orientale e abbiamo avuto una specie di rivolta preventiva. Poi, per evitare il ripetersi di una cosa del genere, ci siamo mossi con discrezione, studiando la fattibilità del deposito geologico a Scanzano». Molto chiara l’allusione di Jean al deposito sottoroccia di Guardia del Moro nell’isola di Santo Stefano. D’altra parte, la scelta di Scanzano Jonico era sicuramente di scarsa credibilità scientifica per il semplice fatto che la zona è classificata 2, cioè di sismicità medio alta con Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003. Fu probabilmente un atto politicamente strumentale per giustificare il fallimento dell’operazione, attribuendone la responsabilità alla reazione popolare. Ora l’Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha definito le linee guida che orienteranno la scelta della discarica. Poi la Sogin avrà sette mesi per presentare la lista delle aree candidate ad ospitare il cimitero nucleare. Per ora è ancora impossibile sapere se esiste già una lista di nomi. Ma i criteri guida sono gli stessi di dieci anni fa. La Sardegna torna quindi in gioco. 

* Nuova Sardegna

Una risposta a “SCORIE NUCLEARI, LA SARDEGNA POTREBBE OSPITARE IL DEPOSITO UNICO NAZIONALE: L’ISOLA DI NUOVO A RISCHIO”

  1. NO NO NO E ANCORA NO!!
    Un appello a tutti i sardi e a chi ama questa terra!!! Fermiamo questo scempio e lasciamo incontaminata dalle porcherie prodotto da altri e per altri!! Le scorie se le portasse a casa chi vuole il nucleare come energia alternativa! Abbiamo votato no e abbiamo in Sardegna sole e vento sufficienti per produrre la nostar energia!!!

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