LA LIMBA E' UN AFFARE DA 10 MILIONI DI EURO: FINANZIAMENTI REGIONALI PER LA PROMOZIONE E DIFFUSIONE DEL SARDO


Parlare in sardo e non di sardo, per evitare che la limba si estingua: nel maggio 2011, in occasione dell’approvazione del piano triennale degli interventi per “la promozione e valorizzazione della lingua e della cultura sarda”, la giunta regionale considerava una necessità l’approvazione di una legge che regolamentasse quanto previsto dalla legge nazionale 482 del 1999 sulla tutela delle minoranze linguistiche. E l’unica strada possibile, perché il bilinguismo sia reale, è la modifica dello Statuto. In questo senso la proposta di legge firmata Psd’Az e presentata nei giorni scorsi non è una novità. Ma per la prima volta la volontà di intervenire sullo Statuto viene messa nero su bianco. Sinora, invece, l’attività della politica si è concentrata esclusivamente sulla promozione della lingua sarda in vari contesti, con l’obiettivo di valorizzare un patrimonio di storia e conoscenze a rischio estinzione, considerato che in media solo il 30 per cento dei giovani tra i 18 e i 30 anni dichiara di parlare in sardo o utilizzando una delle varianti. In dieci anni il piano di salvataggio del sardo si è tradotto nello stanziamento di risorse per circa 20 milioni di euro.

I fondi per la promozione. Sono dieci, euro più euro meno, i milioni di euro erogati negli ultimi tre anni dalla Regione. Le risorse sono cresciute a partire dal 2011, con una massiccia iniezione di fondi nel 2013. Il 30 luglio la giunta, su proposta dell’assessore Sergio Milia, ha approvato l’adeguamento del piano triennale, con uno stanziamento di ulteriori 3 milioni di euro rispetto al 2012.

Ripartizione delle risorse. La fetta più grossa è destinata alla promozione e comunicazione in lingua sarda e nelle varietà alloglotte, con 3 milioni di euro destinati ai mezzi di informazione che diano spazio alla programmazione in limba, con approfondimenti, trasmissioni radio e tv, siti web, iniziative mirate alla divulgazione del sardo nelle scuole. Al secondo posto, per l’entità del finanziamento, l’Ufitziu de sa limba sarda con 500mila euro (6 operatori, di cui 5 in lingua sarda e 1 in catalano), e gli sportelli linguistici sovracomunali con complessivi 400mila euro. Alla scuola, per l’introduzione dello studio facoltativo del sardo nell’orario curriculare, la giunta assegna 455mila euro: erano 100mila nel 2012. Altri 178mila euro ripartiti fra tre progetti obiettivo: acquisizione diritti per il web di opere di traduzione di classici della letteratura internazionale dall’italiano o da altre lingue in sardo; la realizzazione di CaMiLiSa-carta delle minoranze linguistiche della Sardegna; implementazione dell’Alimus, l’atlante linguistico multimediale dell’isola che ha mosso i primi passi nel 2004.

Limba e occupazione. C’è un microcosmo lavorativo che ruota intorno alla promozione e valorizzazione della lingua sarda. Un dato in particolare è significativo: nel 2009, a quattro anni dall’attivazione degli sportelli linguistici comunali, il numero di contratti stipulati con gli operatori superò quota 500. Oltre 1200 i contratti firmati per garantire adeguata formazione dei dipendenti della pubblica amministrazione.

Finanziamenti statali. Arrivano grazie alla legge 482 e sono destinati alle attività di pianificazione linguistica attraverso gli sportelli. Negli anni sono andati via via assottigliandosi: da 2 milioni sino a poco più di 300mila euro. Per evitare la chiusura di numerose strutture e garantire i posti di lavoro, la giunta regionale ha integrato il piano triennale con l’aggiunta di 900mila euro da erogare in due tranche nel 2012 e nel 2013.

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