AD ARMUNGIA, NELLA CASA DEI NONNI, UN LABORATORIO TESSILE TRADIZIONALE: L'ATTIVITA' DI TOMMASO LUSSU, NIPOTE DI EMILIO


di Cristin Stella

“La scelta di vivere ad Armungia da un lato è stata un qualcosa di istintuale, legato alle origini, dall’altro corrisponde a una scelta deliberata più ragionata nata dal fatto che oggi è assolutamente necessario ripartire e ricreare i sistemi di economia locale”. Queste sono le motivazioni che hanno portato Tommaso Lussu, nipote di Emilio e di Joyce Lussu, nato è cresciuto a Roma a trasferirsi quattro anni fa nel piccolo paese del Gerrei.  Il suo desiderio di uno stile di vita basato sulla sperimentazione e il recupero delle vecchie tradizioni per cercare di essere più autonomi, è ciò che l’ha spinto a realizzare un progetto per la ricostruzione di un piccolo laboratorio di tessitura tradizionale armungese a mano, nella casa dei nonni.

Ma conosciamo meglio la sua storia attraverso le sue parole!

“Mi sono trasferito ad Armungia circa quattro anni fa. Sono nato e cresciuto a Roma, dove ho studiato come Archeologo. Quando mi sono trasferito ad Armungia ho iniziato a lavorare come restauratore”

Qual è il legame con la casa di suo nonno?

“E’ un legame molto forte, siamo sempre venuti in questa casa. La casa è stata abitata ininterrottamente sino al 2001, anno in cui con la morte di una mia zia, l’abitazione è rimasta vuota. Da allora sono venuto frequentemente per fare un  po’ di manutenzione, è da quel momento è aumentato il mio desiderio di venire a viverci”

Perché ha scelto di trasferirsi?

“La scelta di vivere ad Armungia, da un lato è stata una qualcosa di istintuale, legato alle origini, dall’altro corrisponde a una scelta deliberata, più ragionata, nata dal fatto che oggi è assolutamente necessario ripartire e ricreare i sistemi di economia locale”

In che modo pensa questo sia possibile?

“In questo momento in Sardegna è evidente il fallimento del progetto d’industrializzazione, penso che per il futuro sia necessaria una rivalorizzazione di quelli che sono i punti della vocazione naturale del territorio, come pastorizia e tutto ciò che è legato al mondo rurale e ai suoi mestieri. Pensare a un nuovo piano di rinascita della micro economia locale, dove ognuno di noi localmente sperimenta e recupera le vecchie tradizioni cercando di essere il più autosufficienti possibile”

Mi parli del progetto che sta realizzando?

“Da circa tre anni stiamo lavorando io, Barbara Cardia e Giovanna Serri a un progetto per la ricostruzione di piccolo laboratorio di tessitura tradizionale armungese a mano.  Siamo partiti da un vecchio telaio che avevamo in casa e adesso siamo arrivati ad avere quattro telai orizzontali in legno. Partendo dalla tradizione di tessitura armungese, una tecnica a priali (o a litzos, a licci), non variando la variabile fissa, la tecnica e i motivi geometrici presenti in questo tipo di tradizione, abbiamo cercato di rielaborarla e adeguarla ai gusti di adesso. Una rivalorizzazione di ciò che appare un po’ superato”

Un’ultima domanda: quale eredità sua nonna e suo nonno le hanno lasciato?

“Joyce ed Emilio mi hanno lasciato una grande e importante eredità sia politica ma anche è soprattutto culturale. Entrambi sono stati dei grandi rivoluzionari nel concepire e immaginare una società, che non poteva essere solamente smussata, dando una limatura qua e là, ma alla quale si sarebbero dovute apportare maggiori modifiche”.

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