MAFIOSI NELLE CARCERI IN SARDEGNA? IL CORO DEI "NO" E' BIPARTISAN


dall’Unione Sarda

Il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria smentisce l’arrivo in Sardegna di detenuti mafiosi in regime di 41 bis suscitando un coro di proteste tra i politici sardi. La prima è quella di Mauro Pili, che domenica ne aveva denunciato l’arrivo «con un blitz segreto» nel nuovo carcere di Nuchis: «Chi tenta di minimizzare fa male ai sardi», ha accusato il deputato.

Ieri il capo del Dap Gianfranco De Gesu ha replicato al parlamentare del Pdl: «Nessun detenuto in regime di 41 bis è arrivato o arriverà in Sardegna. Anche perché le carceri isolane non sono attrezzate per ospitarli». Aveva aggiunto, inoltre, che «è impossibile ipotizzare infiltrazioni della mafia nella società sarda».

LA RABBIA DI PILI Immediata la replica del parlamentare del Pdl, secondo cui «si sta nascondendo l’evidenza». A giudizio dell’ex presidente della Regione «in Sardegna saranno inviati almeno il 50% dei capi mafia in regime di 41 bis. I dati», sostiene, «sono facilmente desumibili dalle sezioni dei 41 bis che si stanno realizzando a Bancali, a Uta e a Nuoro. A Sassari i 41 bis previsti sono 150, altrettanti a Cagliari e 97 a Nuoro. Nessuno», ha proseguito, «ha affermato che i detenuti giunti nei giorni scorsi in Sardegna fossero del 41 bis, il sottoscritto ha parlato semmai di Alta sicurezza 3. Prendere sotto gamba, minimizzare o coprire questa deportazione di massa di mafiosi in Sardegna», ha concluso Pili, «significa mettere a rischio il sistema sociale della nostra isola».

«PERICOLO INFILTRAZIONI» Claudia Zuncheddu, consigliere regionale di Sardigna libera, concorda con Pili, anche sui pericoli che i trasferimenti comportano: «Circa il 50% dei detenuti 41 bis presenti in Italia sono diretti in Sardegna. Come da me denunciato da tempo, il rischio ormai è divenuto realtà grazie all’ennesimo regalo del governo Monti. Ancora una volta», accusa l’esponente indipendentista, «lo Stato italiano importa nella nostra terra la sua peggiore criminalità generando nei territori interessati possibili infiltrazioni mafiose nella nostra economia e nel nostro tessuto sociale già fortemente indebolito dalla crisi economica».

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