BABBO NATALE E' ANDATO IN PENSIONE. TRA RICORDI DI UN PASSATO IN SARDEGNA E LE DIFFICOLTA' DEL PRESENTE

introspezione di Valentina con il suo cagnolino

di Valentina Usala

Babbo Natale ha deciso di andare in pensione. In regola con gli anni lavorativi e tutti i contributi versati.

Ha preso la palla al balzo, dati i barlumi di luna che corrono in merito all’argomento, malgrado tutti gli abitanti della Terra si siano dichiarati contrari e sconcertati. Sa bene che la sua sarà una misera pensione, non più di tanto alta rispetto a quanto guadagnava lavorando: tazze e tazze di latte e kili di biscotti, come riserva di un anno intero. Poco importa: mungerà la sua mucca e impasterà composti dolciari con le sue mani e se non ne avrà la possibilità, forse gli sarà utile per smaltire qualche etto di troppo. Anche se dovete sapere che la sua stazza non è causa del cibo: per quel che mangia dovrebbe essere un fuscello… è addirittura vegetariano!

Lui non è mai stato abituato agli sfarzi esagerati, è solo stato vittima del consumismo, un’icona impeccabile; ma ha sempre vissuto in una modesta semplicità, nella sua casetta in legno addirittura un po’isolato: beh,  sapete…data la rinomanza del suo nome!

Senza auto, rossa o blu che sia, e quindi nessuna spesa di carburante, nessun vizio da spesare.

Babbo Natale ha detto stop allo spreco da quest’anno!

Ha deciso di rendere vero il suo stile di vita, lasciando ogni bene prezioso, come una sorta di Alexander Supertramp dei giorni relativamente nostri.  

I suoi calcoli se li è fatti: ha regalato le sue provviste di dolci a tutti i bambini del mondo; la sua slitta, il suo abito rosso e il suo cappello, li ha venduti e l’ingente ricavato è stato spartito agli ospedali pediatrici del Pianeta e la sua pensione sarà devoluta ogni mese alla ricerca scientifica.

Babbo Natale è stanco e a tratti demoralizzato, indignato dalla società che lo circonda. La scelta del pensionamento è stato forse un pretesto, un modo gentile per isolarsi da tutto questo esubero. Infatti lui, ostinato e determinato, si è mostrato indifferente alle lamentele e ha riposto ugualmente le sue renne nella stalla, proprio la sera del 24 dicembre. Da loro non riesce proprio a separarsi! Loro sì che sono vere!

Ma quanto è cocciuto Babbo Natale?

Era diventato un incarico troppo pesante il suo e parlandoci a tu per tu, dati i rincari, non è più possibile accontentare tutto l’Universo. Ma soprattutto le pretese dell’Universo.

Babbo Natale ci ha ragionato su e forse il momento di staccare la presa è arrivato: è un insegnamento di vita, una piccola lezione che vuol dare a tutti noi. Non si spiega perché se fino a cinque, dieci al massimo, anni fa accontentava i bambini con dei semplici giocattoli, ora quelli delle nuove generazioni, magari che hanno compiuto solo otto anni, li soddisfa con regali tosti e che poco si addicono alla loro età; e ripensa ancora alle generazioni precedenti a quelle che richiedevano i giocattoli: loro desideravano semplicemente un lauto pasto.

E così un attimo prima di chiudere la porta e andarsene, mette in moto la memoria dei suoi trascorsi. Ricorda.

Si trovava in Sardegna, sul finire degli anni ‘60. Spia una casa, in un piccolo borgo dell’entroterra.

Nessun albero di Natale nell’abitazione, nessun Presepe e nessun panettone. Solo un camino acceso e una famiglia attorno alla tavola. Era il 24 dicembre e ci si preparava al Natale, al giorno seguente.

Assieme consumavano avidamente un piatto di pane e sugo ed eccezionalmente il dolce: una fetta de pani ‘e saba. Non propriamente dolce, ma meglio di niente come al solito. Non c’era da aspettarsi un gran che, anzi niente. E infatti non vi era alcuna pretesa, se non rivedere il babbo emigrato per lavoro. Erano anni duri, il niente diventava tutto.

La netta distinzione tra quei momenti e oggi sta nel nome della circostanza: se oggi si chiama crisi economica, ieri si chiamava miseria.

Non c’era nulla e i giochi erano i più rudimentali del mondo: ci sia accontentava addirittura di due mandorle, ma almeno si giocava in gruppo. C’era davvero il nulla e nemmeno si desiderava altro, perché non lo si conosceva. E’ forse l’invidia, la brama di omologarsi ad agire oggi?

Ma la scena sorprendente per Babbo Natale stava nell’averli visti felici: sorridevano tutti assieme. Eh già, stava per arrivare babbo dalla Francia! E sicuro se li sarebbe tenuti abbracciati sulle sue ginocchia. Attorno al camino tutti insieme.

Riflettete.

Ai tempi non si possedevano tre cellulari a testa, anzi nemmeno uno. Ai tempi non si desiderava il superfluo perché mancava anche il necessario. Al di là del momento che si sta vivendo sotto il profilo economico, dove l’estorsione di denaro per gli onesti lavoratori sembra non trovare fine, qual è il metodo per vivere secondo il concetto “sorridere non fa mai male”?

Perché per ora il necessario non manca e dovremmo essere felici per questo. Ma c’è chi, accecato dal denaro, nel non riuscire a manipolare i soldi come “i tempi d’oro” o ad impiegarli in stupidità scialbe, va sull’orlo della disperazione.

E’ ora di pensare in concreto a noi, al nostro futuro: quel che è nostro e come tale deve essere.

E Babbo Natale l’ha pensata giusta, proprio lui il maestro del consumismo, ora lo ha ripudiato. Non ne vuole più sapere, forse perché saturo di tutto questo dilagare di materialità e ipocrisia: ma chissà se ripiegare sul sentimento sarà ancora facile come un tempo, oppure rimarrà una traccia sbiadita, di quel che realmente è il senso del Natale.

La felicità non può trovarsi nascosta in un bene di lusso, ma si ritraccia scavando il proprio cuore oggi un po’ arrugginito e fuori allenamento, con la speranza che anche chi vi è attorno faccia altrettanto.

Babbo Natale ritorna col pensiero ai nostri giorni. Una folata di neve, anch’essa risparmiatrice quest’anno, investe la sua barba.

Lui sorride, fiero della sua scelta, in cuor suo sa che forse non è stata così sbagliata.

Inizia il suo viaggio e chissà dove lo porteranno: la sua fantasia e il suo desiderio.

E i nostri dove ci condurranno?

12 risposte a “BABBO NATALE E' ANDATO IN PENSIONE. TRA RICORDI DI UN PASSATO IN SARDEGNA E LE DIFFICOLTA' DEL PRESENTE”

  1. Anch’io in quegli anni, in quel borgo aspettavo il babbo che tornava dalla Francia e di Babbo Natale forse non mi importava molto. La nonna mi regalava un arancio e mia madre nulla, si viveva con 18.000 lire di assegni famigliari francesi e non avanzava nulla. Avevo tantissimi amici con cui giocare a quello che capitava usando la fantasia del momento. La Praz’e’cresia era il nostro regno e il resto del mondo per noi era il futuro. Ora i bambini che ci hanno sostituito nel borgo il mondo lo hanno nel palmo della mano e aspettano Babbo Natale che gli porta la nuova relise. Ma il futuro? Forse è venuto il momento di cercarsi un altro Babbo Natale che gli regali un futuro…..

  2. A tottus sos SARDOS de su mundu…¡¡¡ BONA PASCA DE NADALE !!! Forza pari !! da sa Argentina cun tottu su coro.

  3. Buon Natale e Felice Anno Nuovo,
    che vi porti tanta serenita’ e successo ma sopratutto tanta salute,
    Ci vediamo nel nuovo anno.
    Con immutata amicizia

  4. Tantissimi auguri per un Buon Natale e un Felice Anno Nuovo.
    Forza Paris!!!
    un grande abbraccio da Ninni Tomasiello e da tutte
    Le Pandelas

  5. A Massimiliano, a sos amicos e cumpantzos de custa amena coorte in terra anzena e a tottus sas familias issoro, unu serenu Nadale e Bonos printzipios de Annu Novu 2012. Ridendhe (paccu ) e pranghendhe (metta ) si ch’este andhandhe su 2011. Tottus in pari, atteros annos menzus.Tommasu – Orosei

  6. Cara Valentina
    Babbo Natale ha anche parecchia esperienza e sà…..che gli uomini sono capaci di risollevarsi, che dopo il buoio torna sempre la luce e che i giorni felici tornano sempre per tutti.
    Il Natale più bello per LUI è forse questo; dove le coscenze si risvegliano con la speranza di essere migliori del passato ormai lontano, ma sopratutto del Presente!
    Questo è il mio sentito augurio per NOI TUTTI
    Saluti da Giusy Porru

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