CANTADORAS DI SARDEGNA: VOCI DI DONNE DALL'ISOLA

Anna Cristina Serra

di Anna Brotzu

Voci di donne dall’Isola, profetiche e illuminanti, in cui si distilla l’essenza della poesia in un moderno canto che coglie sfumature sottili del vivere quotidiano, l’ansia e il piacere, la gioia, il dolore, il desiderio e il rimpianto. Artiste, inventrici di versi nuovi, di una metrica del pensiero in bilico tra la limba nelle sue varianti, icastica e pregnante e l’italiano, poetesse di una Sardegna in costante mutamento, arcaica e contemporanea. Voci molteplici per un’identica musa, che s’invera in sensibilità diverse e lontane, quali le sfaccettature dell’anima e la ricchezza dell’universo che può esser catturato nella musica variabile di accenti e di ispirazione.

 

«Nanta ca su citiri est nàsciu innoi,/ innoi ancà deu no apu pòtziu/ tzerriai mai/ comente is follas/ chi nd’arruint a disora» scrive Anna Cristina Serra, nel dire del silenzio e del tacere. Vincitrice di premi importanti e innumerevoli, e spesso nella giuria dei concorsi come il Premio Ozieri, nelle sue liriche vibranti di tensione civile ma anche riflesso di un’intimità la poetessa trasmette il senso di un profondo amore per la propria terra: «Ho iniziato a scrivere per gioco, ispirata dalla nostalgia per il mio paese, mi sono abbandonata e quel gioco, la poesia, mi ha regalato una nuova vita. Ho avuto la fortuna di incontrare Benvenuto Lobina, il Maestro; e la scelta consapevole di scrivere in lingua sarda – quindi di concepire la lingua come strumento letterario, nella sua complessità e ricchezza – mi ha permesso di fare nuove scoperte sulla mia terra che riguardano bellezze e di ingiustizie».

 

Sensibilità poetica al femminile? «Il vissuto di una donna dal di dentro solo una donna può raccontarlo: io penso che ci siano delle differenze, preziose, perché l’occhio e il cuore, il sentire di una donna, anche impegnata nei vari compiti che la vita ti affida, permette meglio di capire, e condividere, il vissuto delle altre donne e c’è un mondo, una visione, un sapere e un legame con la terra che si trasmette per via femminile, di madre in figlia». Se le voci poetiche del passato erano soprattutto o quasi esclusivamente maschili – ma in “Mama e Cantadora” (Quaderni della Memoria – EDES) sono raccolti i versi della vita in poesia di Ziromina Piga, madre della cantante e attrice Clara Farina – «è proprio ultimamente che le donne sono esplose» anche nei premi letterari. «Istanotte sa luna/ hat sapore ‘e mele…» canta Tetta Becciu nella sua “Notte ‘e istiu”: nei suoi versi – che le son valsi importanti riconoscimenti in Sardegna e oltremare si respira il ritmo, e la musica del logudorese; la tenerezza e la forza delle donne dell’Isola, il dolore, la rabbia e le speranze sospese tra passato e futuro. Gallura e Logudoro affiorano nelle liriche di Maria Sale, poetessa di Chiaramonti (laureata all’Ozieri) e figlia d’arte.

 

Tra due mondi, con duplice sensibilità linguistica Paola Alcioni scrive con sapienza in sardo e in italiano, quasi a cogliere le diverse suggestioni che abitano la medesima terra, in una stratificazione di culture e memorie differenti a comporre un’unica storia. Isole di un’Isola anche il tabarkino e il catalano hanno le loro interpreti: MariaTina Battistina Biggio, autrice di “Banscigu”, privilegia il ligure antico di San Pietro, mentre gli accenti algheresi vibrano nelle rime di Maria Chessa Lai (“La mia mar”) e Anna Cinzia Paolucci, ligure di nascita che ha fatto de L’Alguer la patria d’adozione. Da Escolca a Parigi, Teresa Piredda Paoloni – Premio Ozieri 2011 con “Debilesa Apiculada” – conserva intatte le sue radici, in un pensare e scrivere in sardo, lingua madre viva e presente.

 

Tra le voci dell’Isola alle soglie del Terzo Millennio, quelle di Giovanna Mulas (tra nomination al Nobel, versi e romanzi e l’Ottobre in Poesia ), di Antonella Anedda – già al Cabudanne de Sos Poetas; Valentina Neri, Lorena Carboni e Rossana Abis, con i suoi versi di intima, straziante modernità e altre ancora, in una costellazione, un universo difficile da riassumere, ma da scoprire. Tra Sassari e Roma, il suo canto è udito e ammirato di qua e di là dal mare e Grazia Maria Poddighe, autrice di poemi e sillogi in cui distilla la «chiarezza di pensiero» – in italiano – offre in “Terra di Nessuno” la poesia intensa, appassionata di un canto d’amore.

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