DAL CIRCOLO SARDO DI VERONA: IL CANE FONNESE, DA "CANIS GHERRADORIS" A PRIMA RAZZA DI CANI SARDI RICONOSCIUTA E.N.C.I.


di Annalisa Atzori

Il 30 novembre 2011 è stata riconosciuta ufficialmente  dall’ Enci (Ente Nazionale Cinofilia Italiana)  il Cane Fonnese, il primo tra i cani sardi  che entrerà nell’elenco delle razze italiane. Un traguardo importantissimo per la Regione Sardegna, che vede così riconosciuto uno dei leggendari rappresentanti delle razze ataviche presenti sull’isola, “di quel buon sangue antico, che gli atroci padri aizzarono contro i legionari…” , citando il poeta Sebastiano Satta. 

Il riconoscimento è arrivato dopo anni di duro lavoro da parte di esperti cinofili e allevatori, di genetisti e veterinari dell’Università di Sassari (prof. Marco Zedda e dott.ssa Raffaella Cocco), dove si sta studiando la relazione tra il cane Fonnese e i cani del periodo dei nuraghi, comparando il DNA di cani sardi di adesso e reperti rinvenuti nei siti archeologici. Ora attendono di essere riconosciuti anche il Dogo Sardo (o Sardesco), il Levriero Sardo e il Segugio di Carloforte, tutti troppo vicini alla totale estinzione. Del riconoscimento ufficiale chissà quanto avrebbe gioìto Roberto Balìa,  scomparso nell’agosto del 2010, che con il suo libro “Canis Gherradoris”, uscito nel 2005, aveva raccontato una storia dimenticata, sconosciuta agli stessi sardi, quella degli antichi cani, alla ricerca del mitico molosso nuragico, delle migrazioni dei popoli e dei cani al loro seguito, dell’utilizzo dei cani sardi come guardiani del bestiame, della proprietà e poi del loro impiego nella guerra. Grazie ad una ricerca approfondita supportata da testimonianze, documenti e reperti archeologici, Balìa parla delle teorie secondo le quali il molosso nuragico sarebbe stato incrociato con cani libici, cartaginesi, egiziani, mesopotamici, indiani e fenici e avrebbe poi influenzato altre razze di  cani italiani e non:   i Romani giunti in Sardegna per domare le rivolte dei sardi avrebbero portato  con loro i feroci cani che tanto si erano dimostrati indomiti e sprezzanti del pericolo. Anche il “popolo del mare”, i navigatori Shardana, avrebbero portato i cani nuragici nelle loro scorribande in Egitto, come testimoniano alcuni bronzetti ritrovati.

E la cinofilia continua ad essere motivo d’orgoglio e vanto per la regione Sardegna, grazie anche ad un nuovo progetto dell’Associazione dei Sardi “Sebastiano Satta” di Verona, in collaborazione con l’Associazione Gruppo Cinofilo Verona onlus, entrambe con sede presso il Forte Franz Joseph di Chievo VR. Il progetto, che ha come obiettivo l’incremento del turismo in Sardegna da parte di  chi decide di trascorrere le vacanze con il proprio cane, vuole coinvolgere tutte le strutture alberghiere, i residence, i campeggi, i B&B ecc che hanno voluto adeguarsi alle richieste del mercato turistico e hanno messo in atto degli accorgimenti per poter accettare i cani al seguito delle famiglie di vacanzieri. Progetto ambizioso, se si tiene conto che gli albergatori “più sensibili” alla questione cani sono ancora pochi. Pochi ma buoni. Sensibilizzare le persone, fare cultura cinofila, migliorare la convivenza tra uomini e cani. Questi gli obiettivi dell’Associazione Gruppo Cinofilo Verona onlus. L’unione di intenti delle due associazioni può portare a grandi risultati. Che non tarderanno ad arrivare.

Contatti: ASS.SARDI SEBASTIANO SATTA assvr83@gmail.com; ASS. GRUPPO CINOFILO VERONA ONLUS info@gruppocinofilo.com

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