DIVING, IL RESPIRO DELLA MERAVIGLIA: IL MONDO SOTTO L'ACQUA


di Roberto Ripa – Unione Sarda

Le donne se la godono meglio e di più, in genere. I bambini la vivono nel modo giusto. Gli uomini invece non cambiano: cercano il guinness. Subacquea for ever, per tutti i gusti, in tutti i luoghi (ma non per tutti i laghi), e senza mai cedere nulla in fatto di sicurezza. L’attività sub turistica e ricreativa, sull’onda dei suoi quarant’anni di vita, non sembra dimostrare cedimenti. Certo qualche piccolo sgocciolamento è apparso qua e là, ma tutto sommato l’attrazione per il mondo sommerso resta una delle voglie incontenibili, ancora di più se il mare è quello cristallo e spettacolare della Sardegna. Divertimento per passione entro certi limiti: subacquei non ci si improvvisa, fondamentale quindi frequentare una scuola e avere un brevetto. Che non vuol dire collezionare targhette ed entrare in acqua una volta all’anno. Si diventa bravi sub facendo immersioni.  Nell’Isola non c’è che da scegliere: sono circa 120 i diving registrati all’albo regionale che insegnano ad andare sott’acqua con l’autorespiratore ad aria (Ara). Didattiche differenti in un oceano di sigle. Brevetti Esa, Fipsas, Padi, Ssi. Ma anche Cmas, Fias, Anis, Naui, Hsa per i disabili, e tanti ancora. «Le didattiche possono essere più o meno tutte valide, la differenza la fa l’uomo. È l’istruttore il vero valore aggiunto», spiega Mario Romor, quasi quarant’anni sott’acqua, fondatore di Esa, l’unica didattica sub nata in Sardegna, a Olbia, oggi presente in diverse parti del mondo. «Come orientarsi. Intanto c’è il passa parola, raccogliere informazioni da amici e conoscenti che hanno già frequentato. L’allievo deve cercare di ottenere dall’istruttore tutte le informazioni possibili». Dall’uso del materiale didattico («diffidare da chi non lo prevede») al rispetto dei programmi. Ancora: non tutti sanno che esiste una certificazione internazionale di qualità: ISO 24803 “Requisiti specifici per le Scuole Subacquee ed i Centri Diving nella subacquea ricreativa”. Per l’allievo un faro tra i marosi della scelta. Dimenticarsi il tutto facile e subito. «Non esistono scorciatoie. L’istruttore che taglia su tempi e programmi, non è serio». Gianni Vinci, istruttore commissario responsabile provinciale della didattica Fipsas a Cagliari (nonché titolare del diving Anteo), insiste sulla preparazione fisica. «Andare in acqua è uno svago e uno sport. E come tutte le attività richiede un minimo di preparazione fisica. Impensabile indossare bombole senza essere preparati». Acquaticità e subacquaticità, conoscenza teorica e addestramento pratico, «che richiedono il giusto tempo e qualche rinuncia. Con le tecnologie di oggi respirare sott’cqua è veramente un gioco, che va fatto sempre rispettando la sicurezza». In Italia, al momento, non c’è alcun obbligo di brevetto per tuffarsi nel blu con l’Ara. Chiunque potrebbe acquistare l’attrezzatura e immergersi. Esistono invece dei vincoli per i diving o le scuole. «Intanto obbligo della barca appoggio», chiarisce ancora Vinci. «Chi è sull’imbarcazione deve essere abilitato al primo soccorso, obbligo della bombola di ossigeno e di una bombola di scorta almeno 10 litri con due erogatori, in base al numero dei sub presenti. Naturalmente immersioni in curva di sicurezza. Ovvero immersioni dove non sono previste tappe obbligatorie durante la risalita in superficie per eliminare quel surplus di azoto. «Fare comunque sempre una tappa tra i 4 e i 5 metri», continua Vinci. Vincenzo Sicbaldi, è un veterano della subacquea sarda. Il patron di Air Sub Centro Padi, Cagliari e Villasimius (diving e resort) aggiunge: «Ci sono diversi gradi di preparazione, si inizia con un primo livello o prima stella, quello che le didattiche americane chiamano Open, rilasciato dai 14 anni in su e che permette di andare sino a 18 metri di profondità, accompagnati. L’Advance o secondo livello ti abilita a raggiungere fondali sino a 30 metri. Poi ci sono un’infinità di specializzazioni». Relitti, notturna, foto e video sub, biologia, archeologia e non solo. «Col terzo livello – continua Sicbaldi – inizia la carriera per un professionista. Corso di primo intervento, rescue, si diventa un soccorritore». Inizia la carriera professionale. «Dive master, aiuto istruttore e poi istruttore di vari gradi e varie specialità. Fra un corso e l’altro sono richieste diverse immersioni certificate». La didattica ricreativa ha una svolta negli anni Ottanta: «Alla italiane Fipsas e Fias si affiancano didattiche cosiddette commerciali e molto aggressive nel mercato come Padi e Ssi, preparate a insegnare secondo tecniche più avanzate, con videocassette e supporti informatici». E con l’arrivo degli americani, per la prima volta gli istruttori non sono più considerati dei volontari ma diventano professionisti. Poi il boom negli anni Novanta. Da allora ad oggi molto è cambiato. Tecnologie e attrezzature più sicure, più comode. E programmi didattici elaborati. Anche il subacqueo è cambiato. «Oggi chi va sott’acqua, in genere, ha una maggior sensibilità e attenzione verso l’ambiente dove ci si immerge. Si cerca sempre di più di capire e di conoscere ciò che si guarda», riprende Mario Romor. Soprattutto le donne. «Sono sempre interessante ad apprendere informazioni dell’ambiente. Gli uomini, salvo le eccezioni, cercano la profondità, i relitti, le grotte». In generale comunque «soprattutto a livello locale si sta sviluppando sempre di più questa attenzione verso il mondo sottomarino, la biologia». Un discorso particolare per i piccoli sub. «I ragazzini apprendono meglio degli adulti sia le lezioni teoriche e specialmente le pratiche», continua Romor. «È importante evitare di eccedere nella profondità per un fatto fisiologico». Il più delle volte si tratta di un desiderio di mamme e papà più che dei bambini quello della profondità. «Tra i 7 e 10 anni è meglio fare snorkeling. A dieci anni, possono cominciare a andare sott’acqua, con un limite massimo a 12 metri. «I piccoli rispettano le regole più dei grandi, il problema è l’esposizione a certe pressioni. E finalmente in acqua. Da Nord a Sud il mare sardo è un paradiso da scrutare e godere. Per chi è appassionato di relitti il Golfo di Cagliari resta una delle zone più interessanti. Senza dimenticare Orosei con il Kt 12, uno dei relitti più belli del Mediterraneo. Nell’Amp di Villasimius si incontrano splendide cernie e bellissimi ventagli di gorgonie. Come altrettanto affascinanti sono i siti di Tavolara (mozzafiato) e dell’arcipelago de La Maddalena. Alghero per le grotte. E poi Bosa, l’Oristanese e la costa occidentale (martoriata dal maestrale), sino a Carloforte e allo smeraldo di Teulada. Quanto costa? Un corso mediamente 350 euro. Ma che goduria.

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