I RADAR NELLE COSTE: NUOVO SCHIAFFO DEL GOVERNO ALLA SARDEGNA


ricerca redazionale

L’Installazione di una rete di e postazioni radar avverrà nelle regioni Sardegna, Puglia, Veneto, Marche e Abruzzo. E’ quanto ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, rispondendo al question time, in merito alla realizzazione di una rete di sensori radar lungo le coste italiane. Vito ha letto, durante il question time, la risposta fornita dal ministero dell’Economia che riporta gli elementi pervenuti dal Comando generale della Guardia di Finanza. “Per rendere più efficiente l’attività di vigilanza delle acque prospicienti il territorio italiano – ha spiegato Vito – la Guardia di finanza ha proceduto all’acquisizione di un sistema integrato di sorveglianza radar di profondità, con capacità di controllo oltre le linee di confine costiere nazionali”. Sono state trasformate 4 postazioni radar mobili, già in dotazione al Corpo, in postazioni radar fisse. E per questo è stata esperita una gara informale”. Tra le regioni che secondo il governo Berlusconi dovrebbero adottare un radar non ci sarà la Sicilia, dove pure, a Lampedusa per l’esattezza, era previsto l’installamento del primo radar. La Sardegna invece è stata indicata come prima regione a doverlo installare. E’ solo l’ennesimo schiaffo del governo all’Isola. Dopo la beffa Tirrenia, ceduta ai privati senza il consenso e il controllo dell’Isola, ora è la volta dei radar, installazioni nocive e antiestetiche che i sardi rifiutano senza condizioni. Le popolazioni delle coste occidentali sarde con una mobilitazione spontanea in difesa del paesaggio, dell’ambiente naturale e del diritto alla salute hanno detto a più riprese no all’installazione di radar militari e/o della Guardia di Finanza. All’Asinara, come denuncia il consigliere regionale indipendentista Claudia Zuncheddu, “segretamente e illegalmente” si sbancava la zona di Punta della Scomunica, uno dei luoghi panoramici più belli del parco nazionale. Il Comune di Porto Torres è intervenuto bloccando questo scempio”. All’Argentiera, nel comune di Sassari, si sta costruendo la base per il radar, ma la popolazione si è mobilitata cacciando le ruspe. Tresnuraghes e a Fluminimaggiore i comitati e le popolazioni hanno fino ad oggi impedito lo sbancamento di due siti europei protetti (SIC), dove intendono posizionare tralicci di 36 metri, in dispregio al paesaggio, che secondo i ”padroni dei radar” dovrebbero con le loro onde difenderci dall’invasione dei “nordafricani che scappano dalla guerra”. Sugli effetti che le onde elettromagnetiche emesse dai radar producono per la salute delle popolazioni, però, si dice poco. Quel che è certo è che i radar produrrebbero un deturpamento ambientale, che andrebbe a sconvolgere i programmi di salvaguardia dell’ambiente e di sviluppo turistico ecocompatibile di molti punti costieri dell’Isola.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *