L'ANALISI DELLO STRANO CASO DELLA SARDEGNA: IL PROGETTO … PREGE-NIA

 
di Daniela Mattalia

Sono in 6.162, hanno dai 14 ai 102 anni e ogni tre anni vengono rivoltati come un calzino: prelievi del sangue (esame di colesterolo, glicemia, lipidi … ), densitometria ossea, visita cardiologica, studio della funzionalità di tiroide, reni, polmoni. Persino analisi sul carattere e la personalità. La ragione di tale accuratissima indagine medica (dura circa due ore e mezzo) è semplice: tutti questi volontari fanno parte del progetto ProgeNia, messo in piedi nel 2001 dall’Istituto di neuro genetica e neurofarmacologia del Cnr di Cagliari (insieme al National Institute on aging del National Institute of health di Baltimora negli Stati Uniti). Obiettivo dello studio, setacciare la popolazione di quattro paesi dell’Ogliastra (Lanusei Ilbono, Elini e Arzana) per individuare le componenti genetiche associate alla longevità. Perché in Sardegna? Perché lì la popolazione, vivendo per millenni in isolamento (specie nelle aree rurali, circondate da mare e montagna), ha conservato varianti genetiche uniche, rare in altri gruppi. E preziose per i genetisti. Inoltre la Sardegna vanta una percentuale altissima di centenari, quasi 20 ogni 1.000 abitanti, con un rapporto maschio/femmina di 1 a 1, davvero anomalo (nel resto del mondo sono molte di più le donne centenarie rispetto agli uomini). E anche questo è un mistero da indagare. “Il nostro studio durerà almeno fino al 2016” spiega Manuela Uda, ricercatrice che segue il progetto. “Vogliamo identificare i geni implicati nei meccanismi dell’invecchiamento e nelle malattie legate all’età. E individuare i fattori di rischio, sia biologici sia legati a stile di vita e ambiente”. Di fattori di rischio, gli scienziati di ProgeNia ne hanno studiati finora circa 150, noti e meno noti: la rigidità arteriosa, per esempio, parametri ematologici come il colesterolo e i trigliceridi, circonferenza di vita e fianchi, obesità, fumo … E i geni? Qui la faccenda è più complessa: il gene della longevità non esiste, sarebbe troppo semplice, e quelli che sono coinvolti nei processi di invecchiamento interagiscono fra loro con l’ambiente. Occorrerà scoprire come funzionano e che ruolo hanno. Le ricadute concrete sull’invecchiamento di ognuno di noi non saranno immediate, ma neppure troppo lontane: “Una volta compresa la funzione di quei geni e l’assetto genetico di una persona, potremo capire se è predisposta a determinate patologie” spiega Uda. “E intervenire prima, per esempio modificando lo stile di vita, nel tentativo di ritardare i processi di invecchiamento”.

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