LE CELEBRAZIONI DELL'UNITA' D'ITALIA IL 17 MARZO: CHI FESTEGGIA COSA? E IN SARDEGNA?


di Omar Onnis

A volte l’ipocrisia di fondo del sistema culturale e mediatico dominante, la falsa rappresentazione su cui fonda la sua narrazione egemonica, viene infranta da una semplice parola di verità. E rischia di crollare tutto il castello.

Il presidente della provincia autonoma di Bolzano/Bozen, Luis Durnwalder, l’ha fatta grossa. Mentre ci si accinge a celebrare con tutta la retorica e la coscienza sporca del caso i 150 anni dell’unificazione italiana, il buon vecchio Durni se ne esce con dichiarazioni sconvolgenti. I sud-tirolesi, ancorché cittadini italiani, non hanno proprio nulla da festeggiare, sostiene. Non sono certo legati ai processi di comunanza linguistica e culturale su cui si fonda la retorica nazionalista italiana, non hanno preso parte al Risorgimento e non hanno chiesto loro di essere italiani. Perciò non sentono come propria questa ricorrenza.

Apriti cielo! Uno scandalo. Non si sa più se farlo scoppiare fino in fondo o metterlo a tacere. Per ora il sistema di potere italiano sembra aver scelto la seconda via. Forse opportunamente, dal suo punto di vista. Non sia mai che vengano fuori verità scomode o ne emergano conflitti insanabili. In questa faccende si comincia con il rifiuto di una rievocazione storica e non si sa dove si finisce.

C’è da dire che si potrà comunque contare, in questa faccenda, sulla saggezza pragmatica dello stesso Durnwalder e della SVP (Sudtiroler Volks Partei). Non verrà certo innescata una deriva separatista o roba del genere. Ai sud-tirolesi non converrebbe affatto.

Rimane però il problema che una dichiarazione banale, semplicemente veritiera, in Italia suscita sdegno, scandalo o, nel migliore dei casi, meraviglia. Eppure, non c’è nulla di avventato o meno che storicamente ineccepibile, nel discorso di Durnwalder.

Dovrebbe darci da riflettere. A noi sardi, intendo. Invece non mi pare che in Sardegna si metta ancora apertamente in dubbio la legittimità della nostra partecipazione ai festeggiamenti in programma il 17 marzo (data deputata alla celebrazione simbolica di questo anniversario). Eppure sarebbe facile contestare che i sardi abbiano qualcosa a che fare con l’Italia e con la sua unificazione, dal punto di vista storico e culturale. Così come solo con una forzatura ideologica in totale malafede si può sostenere che i sardi abbiano scelto di essere italiani.

Certo, qualche bello spirito continua a promuovere l’idea bislacca che, essendo il Regno d’Italia nato dall’annessione degli altri stati italiani al Regno di Sardegna sabaudo, noi sardi siamo in realtà i primi italiani e la Sardegna sia la madre dell’Italia, non una figliastra menomata. Tesi che fa scompisciare dal ridere gli storici italiani e che il sistema dei mass media tende a prendere come una curiosità da provincialotti frustrati (il che è vero).

Invece bisognerebbe analizzare criticamente la nostra presenza e la nostra partecipazione attiva nei processi storici e culturali che hanno prodotto l’unificazione dell’Italia, o che la giustificano. Qualcosa è già stata detta, almeno da queste parti. Ma non mi sembra che ci sia eccessivo fermento nel mondo storiografico accademico sardo sul tema. Tanto meno sui mass media. Bisognerà far qualcosa per sollecitare una presa di coscienza collettiva su queste dinamiche egemoniche.

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