G8, UN ARCIPELAGO DI INCOMPIUTE: VIAGGIO TRA LE OPERE MAI CONCLUSE ALLA MADDALENA


di Pier Giorgio Pinna *

Nessuna illuminazione nei bar in stile neo-razionalista, nell’albergo a 5 stelle, nella suite che doveva ospitare Obama, nel Main Conference ideato dall’archistar Stefano Boeri. All’ormeggio, neppure un’imbarcazione. Né vicino ai moli già ripuliti dall’inquinamento né di fronte allo specchio d’acqua ancora da bonificare dai veleni più pericolosi: 31 milioni non sono bastati per spazzar via mercurio, idrocarburi, metalli pesanti, ce ne vorranno altri 5-6. Tutti a casa gli ex dipendenti, stagionali e fissi. Guardianìa garantita la notte, di giorno solo qualche ispezione dei due vigilantes. Incustodito su una banchina dove i gabbiani la fanno da padroni, uno degli esemplari in replica di «Mascalzone Latino» ricorda i fasti del Vuitton Trophy. Ma quest’anno, a salvare una stagione che per l’arcipelago si annuncia molto difficile, non ci saranno neanche i campioni della vela: sponsor in crisi, cancellata la competizione internazionale. Tra fallimenti nella programmazione, tagli di fondi e tante incompiute, qualcosa di analogo sarebbe stato comunque impensabile: «Progettare il futuro, dalle nostre parti, sembra diventata una impresa impossibile», non si stancano di ripetere immobiliaristi e commercianti. E proprio quest’area dove alla Maddalena si sono concentrati i maggiori interventi, con un fiume di denaro pubblico che scorreva senza freni, oggi appare il simbolo di un viaggio interrotto all’improvviso. Quasi una traversata popolata dagli spettri di un passato costellato di corruzione e saccheggi che pericolosamente riemerge. A un anno dai primi arresti e dalle probabili richieste di rinvio a giudizio per Balducci, Della Giovampaola, De Santis, Anemone e presunti soci in affari nella cricca della Ferratella, traspare insomma un profondo senso di vuoto: «Per ciò che poteva essere, per ciò che non è stato e forse non sarà mai», sottolineano tanti. Soprattutto ora che il deposito di migliaia di carte processuali a Perugia ha messo a nudo gli intrecci del «sodalizio» per truccare gli appalti nell’arcipelago. Eppure, le malversazioni e i maneggi attribuiti dai Pm all’apparato della Protezione civile a suo tempo guidato da Bertolaso costituiscono una parte del problema. Si sommano a un costante rimpallo di responsabilità tra istituzioni, Governo e Regione in testa. Fanno aumentare le frustrazioni per le bonifiche lasciate a metà. E crescere la delusione per i provvedimenti monchi: invariabilmente spacciati come «risolutivi-imminenti-definitivi», poi inseriti in un’altalena di rinvii e slittamenti. Vedi il porto turistico vicino al centro e il waterfront: nei due casi, l’inizio dei lavori ancora una volta slitta di mese in mese per lungaggini burocratiche, sempre nuove e sempre diverse. A percorrere le stradine dell’ex arsenale che con un polo cantieristico, 470 posti barca e 70 residenze attrezzate sulla carta avrebbe dovuto rilanciare la nautica, si prova smarrimento per la desolazione. «Neanche le iniziative annunciate in vista del 150º anniversario dell’Unità d’Italia sono in grado di ridarci speranze certe», dicono parecchi operatori economici. Il perché appare evidente aggirandosi tra gli stand e i box: 110mila metri cubi dati al gruppo Marcegaglia per 60mila euro all’anno e 30 milioni di una tantum.
Nessun operaio lavora vicino agli stand dove si dovevano allestire negozi di abbigliamento, una pasticceria, una farmacia, enoteche e rivendite di prodotti tipici, tabaccherie, showroom, librerie, edicole, pizzerie, agenzie per l’affitto di auto e taxi boat. Della nascita di quell’enorme centro che parecchi alla Maddalena giudicavano un corpo a sé, capace di autoreggersi senza interscambi, separato dalla comunità come una struttura estranea, allo stato attuale non esistono tracce diverse dai muri portanti degli edifici e dai perimetri destinati alle zone di vendita. Anzi, i grandi cartelloni pubblicitari che perdono pezzi, i tratti di tetto staccati dal vento sui capannoni, i detriti abbandonati davanti all’area Vaticano, le crepe su alcuni moli rappresentano altrettanti segnali di un degrado che avanza in modo sconcertante. Dei quasi 350 milioni spesi nell’arcipelago per il G8 rimane ben poco. Infatti le immagini non cambiano osservando altre incompiute. Se si percorrono poche centinaia di metri sul lungomare l’ex ospedale militare trasformato in albergo resta chiuso, i cortili invasi dalle erbacce: la Regione sta definendo gli esatti confini e l’attribuzione delle precise proprietà dei lotti prima di bandire la gara per l’affidamento in gestione dell’hotel Extralusso. In tutti i sensi. Uno scandalo nello scandalo: quelle camere sono costate 742mila l’una, in tutto 75 milioni. Per il momento si è dunque perduta la sfida per recuperare i ritardi e dimenticare le inchieste. Della cinquantina di siti della Difesa destinati alla Regione non uno è davvero passato di mano: restano saldamente gestiti dalla Marina complessi storici, ville, appartamenti, depositi, pontili d’attracco. Fabbricati a volte in disuso, ma come spesso succede da queste parti in posizioni sempre splendide. E quindi in teoria un valore aggiunto per l’industria delle vacanze. Poco lontano, portoni sbarrati agli ingressi del Club Med: mancano le autorizzazioni per i piani di riconversione del villaggio. Che succederà in estate? Impossibile prevederlo. La stessa insicurezza domina altri investimenti: paralizzati da burocrazia, scelte sbagliate, spettri del passato. Così, in questo deserto, le prospettive di sviluppo si fanno sempre più complicate, la rinascita si tinge d’incertezza. E per i 12mila abitanti della Maddalena, per le sue sette isole, per le migliaia di turisti che amano quest’arcipelago bellissimo non può che aprirsi oggi un’altra fase, stavolta si spera decisiva: quella per riuscire a vincere i fantasmi della cricca.

* La Nuova Sardegna

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