CARTA DE LOGU DELL'ARBOREA: NUOVA EDIZIONE CRITICA SECONDO IL MANOSCRITTO DI CAGLIARI

 
di Massimo Pulisci

Carta de Logu dell’Arborea. Nuova edizione critica secondo il manoscritto di Cagliari (BUC 211), con traduzione italiana, a cura di Giovanni Lupinu, con la collaborazione di Giovanni Strinna, Oristano, ISTAR/Centro di Studi Filologici Sardi – S’Alvure, 2010.

 

Recentemente ha visto la luce la prima edizione critica della Carta de Logu dell’Arborea, curata da Giovanni Lupinu con la collaborazione di Giovanni Strinna ed èdita dall’ISTAR (Istituto Storico Arborense) insieme al Centro di Studi Filologici Sardi; l’opera è stampata a Oristano da S’Alvure di Massimo Pulisci.

Il lavoro si basa sull’unico manoscritto della Carta de Logu che ci sia pervenuto, oggi custodito presso la Biblioteca Universitaria di Cagliari e databile al terzo quarto del quindicesimo secolo. Tale manoscritto era stato pubblicato all’inizio del secolo scorso dallo storico del diritto italiano Enrico Besta: la trascrizione del Besta, tuttavia, presenta una serie di difetti non lievi, che sino a oggi hanno fatto velo agli studiosi impedendo la corretta lettura e interpretazione di numerosi passi del codice legislativo arborense.

Della Carta de Logu dell’Arborea, inoltre, conosciamo una decina di stampe, a partire dall’incunabolo che si data intorno al 1480, passando attraverso l’importante edizione madrilena del 1567 commentata dal giureconsulto sardo Girolamo Olives, per giungere infine all’inizio Ottocento, con la famigerata edizione romana di Giovanni Maria Mameli de’ Mannelli (che ha avuto larga fortuna nonostante sia forse la peggiore in senso assoluto) e una quasi sconosciuta edizione francese.

Tutte le stampe (e a maggior ragione quelle più vicine ai nostri tempi) rappresentano uno strato del testo più recente, in cui si sono ‘incrostate’ modificazioni successive: la nuova edizione curata da Lupinu con la collaborazione di Strinna, oltre a restituire un testo filologicamente affidabile e a portare una serie nutrita di novità sulle vicende del codice legislativo arborense, dimostra in modo inequivocabile che il manoscritto cagliaritano testimonia la versione della Carta de Logu più vicina alla volontà di Eleonora di Arborea, che la promulgò tra la fine degli anni ’80 e i primissimi anni ’90 del Trecento.

L’opera, dopo un’Introduzione di Lupinu e un contributo codicologico di Strinna, presenta l’edizione del testo sardo, con un apparato critico in cui l’editore offre al lettore testimonianza del proprio percorso scientifico per giungere alla fissazione del testo; comprende inoltre una traduzione italiana a fronte, una serie di tavole che illustrano alcune carte del manoscritto e i frontespizi delle stampe del codice arborense (in una, in particolare, sono riprodotte le filigrane per la prima volta rilevate nel manoscritto), e infine un glossario che guida il lettore nella comprensione del testo.

Dell’opera, stampata in grande formato, esiste, oltre a un’edizione istituzionale, un’edizione commerciale allestita dalla casa editrice S’Alvure di Massimo Pulisci di imminente distribuzione.

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