RICORDATO PAOLO MANTEGAZZA AL "LOGUDORO" DI PAVIA, IL MEDICO E ANTROPOLOGO SIMPATIZZANTE PER LA SARDEGNA

da sinistra: Gesuino Piga, Maria Carla Garbarino, Salvatore Tola, Paolo Pulina
da sinistra: Gesuino Piga, Maria Carla Garbarino, Salvatore Tola, Paolo Pulina

di Paolo Pulina

Nel pomeriggio di sabato 11 dicembre 2010, presso la sede sociale,  il Circolo culturale sardo “Logudoro” di Pavia, presieduto da Gesuino Piga,  ha proposto  la commemorazione dello scienziato Paolo Mantegazza, a 100 anni dalla morte.

Nativo di Monza (31 ottobre 1831), era figlio di Laura Solera Mantegazza.  Giovanissimo,  partecipò con la madre alle Cinque Giornate di Milano del 1848. Si laureò a 23 anni in medicina e chirurgia all’Istituto Lombardo di Pavia.  Medico igienista e ricercatore etnografico, dal 1854 fu nell’America del Sud; rientrato in Italia (1858) resse per un certo periodo la cattedra di Patologia generale all’Università di Pavia, fondandovi il primo laboratorio di Patologia sperimentale in Europa. Nel 1869 fondò nel Palazzo Nonfinito di Firenze, sede dell’Istituto di Studi Superiori, la prima cattedra di Antropologia e il Museo Nazionale di Antropologia ed Etnologia. Nel 1871, insieme a Felice Finzi fondò la rivista “Archivio per l’Antropologia e l’Etnologia”. Fondatore della Società Italiana di Antropologia e Etnologia, fu difensore del darwinismo e tra il 1868 e il 1875 corrispondente di Charles Darwin. Le sue ricerche contribuirono all’affermazione dell’antropologia intesa come “storia naturale dell’uomo”.

Deputato dal 1865 al 1876 e senatore dal 16 novembre 1876 sotto il Regno d’Italia, si segnalò come avversario della tassa sul macinato (imposta indiretta sulla macinazione del grano, ideata, tra gli altri, da Quintino Sella, per contribuire al risanamento delle finanze pubbliche).

In riconoscimento delle sue competenze  nel 1869 fu nominato componente della Commissione di inchiesta presieduta dal Ministro Agostino Depretis (destinata a diventare la prima di una serie) e costituita al fine di indagare  sulle cause dell’endemica miseria in cui versava la Sardegna e per porre rimedio a tale stato di cose; la Commissione non approdò a nessun fatto concreto, a parte la precisa e ponderata relazione di Quintino Sella  (ministro delle Finanze) sull’industria mineraria; dal canto suo il Mantegazza produsse il libro “Profili e paesaggi della Sardegna”, che valse a far conoscere aspetti dell’Isola, fino ad allora ignorati dal grande pubblico (l’autore parte esplicitamente dal presupposto di far “amare un’isola bellissima ed infelicissima, che noi italiani abbiamo il torto di dimenticar troppo e di amare troppo poco”).  Morì il 28 agosto  1910 a San Terenzo-La Spezia.

Salvatore Tola (curatore con  Manlio Brigaglia di una riproposizione del volume  per le edizioni del quotidiano di Sassari “La Nuova Sardegna”)  ha illustrato l’origine e i contenuti del libro (sostanzialmente  orientati  a una valorizzazione simpatizzante dell’isola e dei suoi abitanti). Maria Carla Garbarino,  del Sistema  Museale dell’ Ateneo pavese, curatrice, insieme ad Antonella Berzero, della recente mostra pavese “La scienza in chiaroscuro. Lombroso e Mantegazza a Pavia tra Darwin e Freud”, ha dato gli elementi essenziali della complessa biografia di Mantegazza, personalità polivalente:  medico igienista, fisiologo, antropologo darwiniano, patriota, scrittore, instancabile organizzatore e divulgatore di cultura, grande viaggiatore (fra il 1870 e il 1890 compì varie spedizioni scientifiche in regioni allora poco conosciute: in Argentina, in Paraguay e in Bolivia è ancora oggi  riconosciuto come un autore classico).

Come membro della Commissione di inchiesta Mantegazza si sente in dovere di scrivere: “Or conviene che isola e penisola si perdonino a vicenda i loro peccati, […] e si preparino ai tempi nuovi, e si mettano con forze comuni a fecondare una terra quasi deserta e che ha dinanzi a sé un avvenire senza confini”. Dopo aver descritto le città di Cagliari e Sassari, “le due gemme della Sardegna”, dà conto della lontananza di esse dai paesi dell’entroterra e dagli stazzi della Gallura a causa degli ampi spazi inabitati “non accorciati dalle ferrovie e solcati  solo dall’aratro”. Appassionano il viaggiatore la psicologia delle persone e la varietà dei costumi. Molte pagine sono dedicate alla trascrizione dei proverbi sardi raccolti dal canonico  ploaghese Giovanni Spano  perché l’autore è convinto che “la vita circola più attiva e sottile nei meandri capillari, e i più grandi fenomeni della nutrizione si compiono negli ultimi labirinti dei nostri tessuti. E così  è appunto dello spirito delle nazioni, che vuol essere studiato più nei sentieri che nelle vie maestre, più nelle piccole venuzze delle membra che nelle grandi arterie del tronco”. 

L’opera contiene un appello ai giovani sardi a passare all’azione (sfruttando innanzitutto le risorse dell’isola), a smettere di piangersi addosso come hanno fatto per secoli i loro padri;  per Mantegazza due infatti sono i mali che la Sardegna deve combattere: la malaria ma anche l’inerzia (l’ignavia, l’inattività, l’attesa che la manna arrivi dal cielo).

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