A OSCHIRI, IL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CANTO CORALE: DIRETTAMENTE DA MILANO, LE VOCI DE "SA OGHE DE SU CORO"

"Sa Oghe de su Coro" diretto da Pino Martini Obinu
"Sa Oghe de su Coro" diretto da Pino Martini Obinu

di Sergio Portas

Mettiamo che uno sia nato in una terra lontanissima, tipo la Puglia, che incappi a Milano in un coro sardo e ci rimanga impigliato per i suoni di malia che sa produrre e che, mercé la sorte che tutto disegna, venga proiettato in un fine di ottobre tra Golfo Aranci e Oschiri, territori di Sardegna, dove per due serate si esibiscono altri sette complessi corali in occasione del 3° festival internazionale del canto corale denominato “Tra sacro e profano”, ebbene avrebbe da che essere confuso. Per i costumi e per le canzoni. Lui l’hanno “vestito da sardo”, calzoni e “corpette” neri, uno sparato di camicia bianca , “unu bonette nieddu” sulle ventitré, le ragazze del suo coro, “Sa Oghe de su coro”, coi pizzi variopinti della tradizione, scialli color lapislazzulo, bottoni di filigrana dorata e orecchini di corallo algherese. Gli occhi brillanti dei giorni di festa. Cantano, cantiamo, il repertorio che Pino Martini Obinu ha scelto per l’occasione, maestro democratico che fa molto discutere i suoi, di tutto, salvo ritagliarsi ogni ambito decisorio che riguardi le scelte artistiche: tutte a suo appannaggio. Mentore Fellini nel suo “Prova d’orchestra”: il maestro dirige e i coristi eseguono. Quindi sarà “Assandira” coi fantini sedilesi che farà da apripista, ruggiremo poi con il pane di Fonni (sa Cozzula) oscenamente offerto a tale Juanna, si tornerà ad attendere che si fermi il mare d’Oristano mediante un’Isettande dolce come miele (che Pino ha composto), per cantare poi un “Gloria” alla moda di quelli di Santu Lussurgiu e un “Trallallera” campidanese che restituisce la dignità che merita al dialetto più parlato di Sardegna. I nostri ospiti oschiresi vestono alla continentale, elegantissimi, le donne in nero lungo e i maschi in giacca di gala e papillon, le lunghe sciarpe amaranto ornanti i colli femminili fanno risaltare ancora di più questa massa umana, sono più di quaranta, che quando si schiera pare reggimento pronto per la parata. Il maestro Gian Christian Cherchi li guida, a mò di generale,pei territori sardi , quelli nazionali ( hanno cantato in San Pietro a Roma) e quelli internazionali, da Losanna a Barcellona, dalla Croazia all’Argentina. Giovanna Schintu, vero vulcano organizzativo del complesso canoro, presidentessa che neanche Evita Peron, galvanizza, propone, dispone, grida e tutto riesce a portare a buon fine. Ah le donne di Sardegna! Cantano in polifonia come fossero una grande orchestra d’archi vivente, qui ci stupiscono con “Michelle” di beatlesiana memoria, la dolcissima “Se verrai con me”, nonché la “Ninna nanna di Antoni Istene” di Antioco Casula, mischiano repertorio sardo a canzoni del mondo tutto.  Peppino Orrù, maestro di Golfo Aranci, ricalca la tradizione che vuole maschi e femmine nettamente separati, in Sardegna,quindi dirige prima un castigato  coro femminile della chiesa di san Giuseppe che ci ospita il sabato ,sussurrano S’Aneddu (a dispetto del suo carattere “moderno” la chiesa ha un tetto ligneo che rimanda le voci con effetto amplificante) e poi “Sos Astores” ,  un gruppo composto da una dozzina di uomini, giacca  e pantaloni neri e camicia bianca senza cravatta, cantano in sardo cose sarde, Corsicana, Boghes de Nuraghe, S’ozu santu. Con voci baritonali, quasi vellutate. Di ben altro tono sono quelle del “Coro di Aglientu”, diretto da quel Giovanni Puggioni che formò un famosissimo “Duo” con la sorella Anna Maria, autentici interpreti del canto sardo a chitarra per più di vent’anni. Qui è con altri tre colleghi e vi assicuro che , a chiuder gli occhi, parrebbero trenta, tanto è potente la polifonia gallurese che propongono, una Filugnana antica, una Brunedda, una Corsicana.Vestiti come noi. E’ l’indomani che l’infiltrato pugliese comincia a dubitare del presente isolano. La sfilata dei gruppi corali che percorrono il corso principale di Oschiri che porta alla chiesa dell’Immacolata è aperto da una ventina di majorettes biancorosse vestite, con tanto di piuma rossa sul cappello da granatiere, un paio di tamburini maschi che a stento si notano da dietro i loro strumenti, età media sette anni, vengono da Berchidda, sono splendidamente scoordinate e a ogni agitare di pon pon  suscitano tenerezza e simpatia. Certo non stonerebbero a Dallas o San Francisco in occasione del superbowl americano. In compenso i Cantori della Resurrezione paiono tanti Sai Baba in toni pastello, sono di Porto Torres e diretti da Antonio Sanna che fondò il gruppo fin dall’86. Cantano musica corale di ogni tempo, non ho spazio per dire dei loro successi, dei cd che hanno inciso, formazione mista di uomini e donne cantano in maniera celestiale, serafini e cherubini nulla avrebbero da ridire. Professorale il coro misto di Silanus, donne in giacca azzurra e uomini con cravattino e panciotto in tinta, sotto impeccabili giacche blu scuro. Esiste da dieci anni. Canzoni sarde tradizionali eseguite in modo polifonico. Quelli che sbancano il banco vengono da Ittiri , coro tutto maschile che veste il costume tradizionale, corpetto rosso fuoco sulla camicia bianca, gonnellino di orbace, calzoni bianchi a sbuffo e ghette nere. Sono trenta e paiono trecento, Andrea Deriu è il loro maestro di sempre e li dirige in cerchio chiuso. Il canto che si leva nella chiesa è un’ulteriore colonna che sembra destinata a bucare il tetto per finire direttamente in cielo. A Duru Duru,Ti regalu fizzu meu, Ninna nanna pupu bellu. Ma hanno un carnet sterminato, una storia trentennale, un successo d’altrettanto durare. Sono di un altro pianeta, davvero irraggiungibili per maestria. Il “coro milanese” prende un sacco di applausi perché è ospite, perché fa tenerezza zeppo com’è di sardi della diaspora, di figli di sardi che hanno i lucciconi agli occhi quando cantano con la lingua dei nonni, più qualche pugliese e lombardo infiltrato, perché “sa oghe de su coro” è finalmente liberata nel suo essere a casa, dove può esprimere tutto il sentimento che la fa vibrare ( che puzzone dae nidu). E si percepisce. Quelli di Oschiri ci hanno mandato incontro Giacomo Calvia,  giovane archeologo e botanico e antropologo che ci ha portato in giro per le campagne del Monte Acuto, sciorinando storie ultramillenarie di janas e altari  in pietra ( suo una guida all’altare rupestre di S. Stefano, Carlo Delfino editore) assolutamente unici nel loro essere pietre custodi di dubbi. Nella quiete assoluta di nostra Signora di Castro , prospiciente una vallata magnifica che le legioni di Roma si affrettarono a fortificare, la trachite rosa dei muri, le “cumbessias” ancora imbevute d’anime di pellegrini, tutto ci ha portato a cantare un “Deu ti salvet Maria”per un pubblico di fantasmi vestiti della festa. E poi, la sera, coi cibi e le bevande ancora ci hanno “cumbidato”, malloreddus e pabassinos e pecora arrostita, conditi con affetto e ospitalità da gran signori,fiumi di bovale e pascale serviti in innocue bottiglie di coca o di birra, e formaggi e salsicce. A coccolare questo povero coro di Milano che riparte l’indomani, che a lui tocca di cantare lontano da qui, da Oschiri, indimenticabile, terra di Sardegna.

Una risposta a “A OSCHIRI, IL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL CANTO CORALE: DIRETTAMENTE DA MILANO, LE VOCI DE "SA OGHE DE SU CORO"”

  1. WE SAVE THE BEES (SALVIAMO LE API) PROGETTO EUROPEO DI CORI E CORALI
    Cuneo data odierna
    Pregiatissimi Cori e Corali
    Oggetto: Proposta di canzoni da inserire nel Vostro repertorio.
    Buongiorno, ci permettiamo di proporvi dei brani cantati che fanno parte del progetto europeo “We save the bees 2011” (Salviamo le api) questi brani sono stati scritti appositamente per il progetto, i testi sono dei messaggi rivolti a tutti, perché venga presa seriamente in considerazione la moria delle api, i brani si possono ascoltare su questo link: http://www.wesavethebees.eu/canzoni.asp naturalmente qualcuno di voi dirà che non fanno parte del vostro genere, però quando si tratta di dare un messaggio importante, tutti i generi vanno bene, basta adattarli, fatta questa premessa, se deciderete di mettere uno dei brani in repertorio quando lo presentate potreste giustificarvi dicendo: anche se questo brano non è nel nostro stile, ve lo proponiamo perché anche il nostro gruppo vuole far parte di coloro che portano un aiuto a questo grave problema, dobbiamo sensibilizzare tutti voi, e ricordate che Cupido del progetto vi dice :AIUTATECI SALVERETE GAIA E VOI STESSI
    Ricordiamo a tutti coloro che inseriranno uno dei brani in repertorio, verrà consegnato un attestato molto importante : AMBASCIATORI DELLE API che potrete esporre durante le Vostre esibizioni riportarlo su carta intestata sul sito o usarlo come meglio credete nel vostro gruppo,, se ci perverrà una vostra interpretazione in DVD (se ripresa video) o in MP3 se solo audio, (In tal caso allegare delle foto) i brani saranno inseriti nel sito europeo: http://www.wesavethebees.eu a novembre 2011 tutti i brani pervenuti saranno inseriti in un CD e DVD. (potrà essere un bel regalo sotto l’albero di Natale 2011.
    Parola del Cavaliere di Gaia Aldo Regolo. Presidente del WE SAVE THE BEES.
    Contatti:
    info@wesavethebees.eu
    tel. +39-347 64 54 119

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