L'ALLARME DI "GREENPEACE" DOPO IL DISASTRO IN UNGHERIA: BOMBA ECOLOGICA INNESCATA DA "EURALLUMINA" CON I SUOI FANGHI ROSSI


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Greenpeace guarda con preoccupazione al bacino di circa 20 milioni di metri cubi di fanghi rossi dell’Eurallumina di Portovesme «Si tratta di un quantitativo sostanziale in un’area problematica, troppo vicina al mare per gestire lo stoccaggio di materiale potenzialmente inquinanti e pericoloso». ha detto Vittoria Polidori, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. La recente tragedia ambientale in Ungheria fa paura. «In caso di sversamento – osserva Polidori – ci troveremo davanti a una vera e propria emergenza in un bacino marino chiuso, qual è il Mediterraneo». I fanghi sono lo scarto dalla lavorazione della bauxite nel processo di estrazione dell’allumina, materia prima dell’alluminio. Questi presentano alte concentrazioni di idrossido di sodio e hanno un pH simile a quello della candeggina. Ma i fanghi di Portovesme sono come quelli ungheresi? Per gli esperti in comune i due fanghi hanno solo il colore, della bauxite. «Non si possono confrontare i due fanghi – ricorda Ignazio Atzori, medico, per molti anni sindaco e assessore all’ambiente di Portoscuso – i nostri sono inertizzati con l’acqua di mare. Il magnesio del mare inertizza la soda presente nel fango. In Ungheria usano acqua dolce, ecco perché quel fango ha combinato tanti guai. Le altre differenze riguardano la costruzione e la collocazione del bacino. Lì l’incidente è accaduto perché il fango ha tracimato dal bacino invadendo un centro abitato. Da noi la costruzione degli argini è stata fatta con massi di trachite e granito, e non con cemento, e col tempo questi massi si sono come saldati col fango, ma soprattutto il pericolo tracimazione da noi non è ipotizzabile perché il centro abitato più vicino, Paringianu, è più in alto del livello del bacino e non a valle. Anche se volessimo ipotizzare l’incidente impensabile, la rottura degli argini, il fango ancora non addensato si riverserebbe a mare, esattamente dove finiva prima della costruzione del bacino. L’altezza e la base degli argini, e la loro natura secondo me non ci fanno correre questo tipo di pericoli. C’è anche una differenza evidente tra noi e l’Ungheria. Le condizioni meteo della Sardegna sono ben diverse da quelle dell’Europa centrale. La poca pioggia e il tanto vento rendono subito secco il fango».  Il medico, che per le sue battaglie a difesa della salute ha subito non poche “scomuniche” dal sindacato e dai partiti politici, ricorda le prescrizioni che negli anni Eurallumina ha dovuto rispettare per mettere in sicurezza il bacino. «Adesso è sigillato, e posto sotto sequestro proprio perché nell’ultimo periodo, a fabbrica chiusa, l’azienda non ha fatto quel che doveva, ma con una manutenzione normale i pericoli sono al minimo. L’inquinamento grave a Portovesme non viene dal bacino dei fanghi rossi». E gli allarmi di questi giorni? «Si gioca in maniera strumentale sulla pelle dei lavoratori. Così si pugnalano alle spalle gli operai dando una scusa a chi non ha mosso un dito per facilitare la riapertura della fabbrica».

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