FIGURACCIA ISTITUZIONALE: LA “NON” ESPOSIZIONE E LA “NON” VENDITA DEI LIBRI NELLO STAND DELLA REGIONE SARDEGNA AL SALONE DI TORINO

di PIER BRUNO COSSO

Quest’ultima è stata tra le più ricche edizioni del Salone internazionale del Libro di Torino. E la Sardegna? Ricche di interesse, di pubblico, di espositori, di appassionati, di operatori, ricche insomma, di libri, di quell’oggetto che va dalla mente al cuore. E la Sardegna? Ricche, dicevo, di quello scrigno di carta che si chiama libro dove dentro ci sono storie, emozioni, e pensieri per pensare. E la Regione Sardegna, c’era? Certo la Regione Sardegna c’era, e ha stupito tutti facendosi notare con lo stand più desolato di sempre.

È diventata tristemente famosa sui social la foto del bellissimo scafale vuoto, anzi con una bottiglietta di Coca cola abbandonata lì da qualcuno perché intanto non c’era niente. Il contenitore per la plastica usata più costoso al mondo.

Sentiamo chi promuove la cultura per mestiere, Aldo Addis, libraio di Sassari, vicepresidente dell’ALI (Associazione Librai Italiani), nonché direttore della Scuola Librai Italiani: «Se si pensa di promuovere l’editoria sarda con uno stand miseramente arredato con qualche decina di libri esposti male siamo di fronte a decisioni prese da persone totalmente inadeguate a gestire queste cose».

Ma non basta, perché quel che è peggio che è si è deciso che nello spazio espositivo della nostra amministrazione regionale era vietato vendere libri. Vietato vendere libri?

Vietato vendere libri! Attentato, alla libertà, alla circolazione del pensiero. Non voglio capire, non voglio sapere; una frase così non può avere alcuna giustificazione al mondo. Almeno in quello libero dove girano le idee.

Vietato vendere libri? Alla vetrina più importante e qualificante d’Italia? Dove tutti hanno giustamente esposto, presentato e venduto, noi no. Sembra un ossimoro orribile: vietare il commercio della cosa più libera al mondo? È un controsenso già nella definizione.

Qualcuno ha osservato che sarebbe fazioso far guadagnare la pagnotta ai vari operatori in un evento pubblico con finanziamenti pubblici. Dove forse ci si dovrebbe attenere a un mero “promuovere i libri”. «Ma promuovere i libri», ci dice sempre il nostro libraio vicepresidente, «significa anche venderli. E questo avviene nel rispetto della legge in tutti gli stand, anche quelli pubblici, all’interno del Salone di Torino».

Sarebbe una china davvero pericolosa, e chiediamo ancora ad Aldo Addis se, con la sua lunga esperienza nel mondo dei libri, ha mai visto un precedente simile a Torino: «Mai. Negli stand delle altre Regioni si vendono i libri tranquillamente. E negli anni passati si vendevano anche in quello sardo!».

Eppure una amministrazione regionale dovrebbe considerare la cultura come un settore importante in Sardegna, con le oltre trenta case editrici presenti al Salone, con una fantastica rete di librai che altre regioni ci invidiano, e con generazioni di scrittori apprezzati.

E se questo non fosse chiaro, allora perché andare al Salone Internazionale? Infatti sembrerebbe folle che la Regione Sardegna paghi un pacco di soldi per la “non” esposizione e per “non” dare una occasione preziosa ai vari editori, librai e scrittori della nostra Isola. Alla giunta non importa di loro? Hanno nel cuore Amazon? Se qualche mente illuminata ha pensato che fosse iniquo aprire un filo di ossigeno alla filiera del libro nella nostra Isola, allora perché spendere i soldi dei contribuenti per partecipare a un evento ritenuto inutile e criminogeno?

Spero che diano le opportune spiegazioni alla Corte dei Conti, se non a tutti noi.

46 pensieri riguardo “FIGURACCIA ISTITUZIONALE: LA “NON” ESPOSIZIONE E LA “NON” VENDITA DEI LIBRI NELLO STAND DELLA REGIONE SARDEGNA AL SALONE DI TORINO”

  1. Forse è stato confuso il Salone del libro di Torino con il salone del mobile e del”arredamento. Ecco perchè è stato messo in bella mostra uno scaffale vuto..
    Tutti i responsabili, nessuno escluso, dovrebbero essere sanzionati i per avere allestito uno “stand della desolazione”. ” Che figura di….avrebbe detto Emilio Fede”.
    Speriamo che gli organizzatori sardi responsabili dei prossimi eventi non si presentino alle esposizioni del Vinitaly di Verona senza le bottiglie di vino affermando che il vino sardo non è prodotto per essere esposto o venduto.

  2. ASSESSORE ALLA PROMOZIONE DELLA CULTURA🤨 e fa fare una pessima figura alla nostra terra presentando scaffali vuoti o quasi e una scaffalatura di una tristezza unica😤Non bastasse quei pochi libri non erano neppure in vendita😤😤😤.

  3. Il vuoto degli scaffali. è la netta rappresentazione dello squallore culturale della .misera dirigenza regionale…VERGOGNA…😡😡😡😡😡

  4. Ingiustificabile, una scelta penalizzante per tutti gli operatori del settore e incomprensibile per tutti noi che vorremmo capire le logiche / ragioni che hanno ispirato i ns amministratori!!

  5. Di nuovo! Era già successo al Festival dei Cammini dello spirito a Roma, grande stand pagato, ci dissero, 30 mila euro dalla Regione Sardegna e lasciato vergognosamente vuoto e impresidiato. Noi del Cammino di san Giorgio vescovo ospitati gratuitamente nello stand della Regione Lombardia! Solo vergogna per questi amministratori inetti e impresentabili

  6. Vuoi vedere che non esiste nessun responsabile per questa pessima figura!
    Immaginavo di leggere un chiarimento da parte di qualche funzionario o politico della Regione Sardegna,invece niente.
    Forse staranno studiando come attuare lo “scarica barile” o trovare qualche “capro espiatorio” su cui far cadere la responsabilità dell’accaduto.

  7. Gli editori sardi c’erano, lo stand istituzionale è altra cosa, queste sono notizie fuorvianti. E danneggiano il lavoro degli editori sardi al salone.
    Probabilmente lo stand istituzionale non ha venduto proprio per non danneggiare lo stand degli editori. Sarebbe decisamente da rivedere l’articolo. Auspicabile.

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