COME IMPARARE DIVERTENDOSI: LO SPETTACOLO DELLA SCIENZA NELLA PERFORMANCE DI RAMON PILIA

di LUCIA BECCHERE

Finanziato dalla Fondazione di Sardegna, il Bando scuola 2021 è stato indetto anche per le associazioni culturali in partenariato con gli istituti scolastici. Inserito nel progetto Luna Park della Scienza del Liceo Fermi di Nuoro, referenti e curatori logistici i professori Lucia Argilla e Fabrizio Botto, il progetto IncoScienza di e con Ramon Pilia, modulato dallo stesso autore è stato presentato dall’associazione Botteghe in Piazza vincitrice del Bando.  Della Barbagia di Seulo, Ramon Pilia 49 anni laurea in fisica, integra il lavoro d’insegnante con quello di divulgatore scientifico proponendo spettacoli interattivi supportati da tecniche di animazione teatrali e musicali.

Com’è nata questa passione?  «Sono stato sempre affascinato dal mondo artistico, ho frequentato 5 anni di conservatorio, suono il violino e faccio parte di gruppi musicali e teatrali.  Porto la mia creatività all’interno della classe facendo convergere la parte analitica da fisico con quella musicale teatrale che è arte e intuito».

A chi si rivolge il suo spettacolo?  «A tutti gli studenti dalle elementari fino al liceo, ovviamente cambiano i contenuti e il linguaggio».

Che cosa l’appassiona di più?  «Poter parlare del rapporto arte-scienza non in modalità conferenziale ma utilizzando la musica come metafora per veicolare concetti complessi anche di fisica moderna in un connubio perfetto tra arte e scienza: l’acustica è suono, gli oscillatori sono movimento e quindi musica. Ho uno spirito esplorativo e amo muovermi nelle zone di transizione delle discipline alla ricerca di un trait d’union fra società-filosofia-fisica, in apparenza discipline molto diverse».

Un esempio? «Nella conferenza-spettacolo L’ospite indesiderato, insieme ai ragazzi creo una drammaturgia fra tre personaggi a cui assegno una psicologia: il fisico ansioso, il musicista distratto e l’ingegnere precisino. Simulando fra gli attori un appuntamento per una determinata ora, vado a costruire questa scena con un coefficiente di ritardo attribuendo -1 a chi arriva in anticipo, 1 a chi arriva puntuale e +1 a chi arriva in ritardo, insomma uso un linguaggio scientifico per spiegare la psicologia di ognuno di loro che nulla ha di scientifico».

Come rispondono gli studenti?  «Direi molto bene. Costruisco la lezione in itinere tenendo conto dell’interesse e dell’attenzione utilizzando i cosiddetti exhibit, manufatti realizzati con materiale semplici finalizzati ad associare l’emozione e l’immaginario con qualcosa di familiare. Ricorro a molti escamotage nel linguaggio verbale, nella gestualità, nel timbro di voce, strimpello il violino fra gli studenti, insomma esco dagli schemi creando un abbraccio fra materia e psiche, due universi inconciliabili solo in apparenza che hanno spinto al dialogo e all’amicizia il fisico Pauli e lo psicanalista Jung. Giocando con loro creo empatia, suscito curiosità e accendo la passione perché “un maestro più che informare deve affascinare”, dice Umberto Galimberti».

Alla fine di ogni intervento come si sente?  «Mi diverto anche se fatico molto nel tenere viva l’attenzione con tutti questi canali aperti. Senza un canovaccio preciso ho lo svantaggio di essere sempre sul pezzo senza nessuna sicurezza ma il vantaggio sta proprio nella freschezza comunicativa più forte di qualsiasi intervento strutturato. Improvvisatore piuttosto che esecutore, modulo la lezione passando dal registro formale a quello artistico spettacolare in una “danza del mentre”, parafrasando Alessandro Bergonzoni, e alla fine i risultati arrivano».

«La conoscenza scientifica – ha dichiarato la preside del Fermi Maria Antonietta Ferrante – passa per la sfera delle emozioni prima ancora che attraverso la logica.  Questo progetto ha avvicinato gli studenti alla straordinaria e affascinante scoperta della scienza sfatando il pregiudizio che certi argomenti siano solo per gli addetti ai lavori».

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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