LA SENSIBILITA’ IN UNA TELA: GIUSEPPE FABRIZIO LAI, QUANDO DIPINGERE E’ TRASFORMARE LA REALTA’ IN POESIA

Giuseppe Fabrizio Lai

di MASSIMILIANO PERLATO

“La tela è diventata lo specchio della mia essenza. Su di essa, riordino le mie emozioni, i miei più reconditi pensieri e la mia personale concezione del vivere, in tutte le sue sfumature che la mia sensibilità artistica percepisce”.

Giuseppe Fabrizio Lai, classe 1963, è un artista originario di Perdasdefogu. Nei suoi dipinti attinge a una vasta gamma di esperienze pittoriche e culturali, trasportando l’osservatore in una dimensione parallela, fatta di colte rielaborazioni del reale e del sogno. Una figurazione di taglio surrealista intessuta di rimandi e allusioni, in una trama che esprime una creatività poliedrica. La sua tavolozza è costituita da un felice connubio tra tonalità intense e cromatismi delicati che danno vita a un disegno in cui il tratto scandisce con un andamento ritmico la composizione. “Con la mia pittura da autodidatta, invito l’osservatore a lasciarsi coinvolgere dal fascino arcano dell’immaginario, riconoscibile qui come dimensione parallela, che appartiene ineludibilmente alla nostra memoria collettiva”.

Un artista che è capace di cogliere la forza e gli accadimenti della realtà per tradurli in potente e suggestiva poesia. “Credo che un artista si debba meravigliare per ciò che la natura in genere offre. Ascoltare, osservare, acquisire e poi trasmettere sulla tela è una componente fondamentale, a mio avviso, nella vita di un artista. I miei dipinti sono a tema, sono come figli, in ogni tela vi è uno strato della mia pelle. In ogni tela, qualsiasi argomento tratta, ci sono io. Alle persone che osservano i miei lavori, consiglio di scrutare bene, in quanto non vi è nulla di scontato. Ogni dipinto termina con l’osservatore. Ogni persona ha la sua visione, la sua interpretazione. A Perdasdefogu, una gentile signora aveva osservato un particolare che io stesso non avevo visto. A Cagliari, un ragazzo durante la mostra al caffè dell’Arte, mi disse che il dipinto ‘Inconsapevolezza’ realizzato nel 2018, aveva creato in lui una pace e serenità trovando una risposta al suo stato momentaneo di disaggio psicologico. Credo che queste sono grandi soddisfazioni. Significa che hai saputo trasmettere il messaggio e scosso le coscienze delle persone.”

Ecco questo è il compito di un artista, sin dagli albori.

Un’infanzia serena all’ombra del campanile nel piccolo paese. Un’educazione disciplinata grazie alla presenza costante della famiglia e di tutti coloro che rappresentavano il suo microcosmo: dal maestro, il prete, gli zii, compresa la parentesi a soli undici anni, presso l’Istituto Salesiano di Lanusei. “Oltre i giochi tradizionali, che si potevano svolgere in un piccolo paese come Foghesu, avevo una particolare passione per il disegno e la scrittura. Iniziavo ad avere una propensione artistica”.

Giuseppe Fabrizio osservava, nei minimi particolari tutto ciò che lo circondava. Involontariamente le persone, venivano sottoposte ad una sorta di radiografia visiva, con particolare attenzione alle espressioni del viso ed agli atteggiamenti in genere. Dopo aver tentato gli studi all’IPSIA con poco successo, un corso di elettricista industriale ad Oristano, si arruolò in Aeronautica nel 1984. Al termine del corso venivo destinato a Capo San Lorenzo dove lavoro attualmente.

Nel 1991 si sposa con Anna Maria, dal quale nascono Nicola (1995) ed Emanuele (1999).  “Durante la mia vita, pur avendo altri interessi, ho sempre pensato all’arte, in modo particolare alla pittura. Sognavo di coltivare questa splendida passione. Il tutto inizia proprio nel 1991. Avevamo il desiderio di acquistare alcuni quadri, in modo da rendere decoroso il nostro ‘nido’. Ma l’acquisto non andò in porto a causa del prezzo eccessivamente alto, e dalla voglia di provarci. Infatti, una mattina decisi di provare a dipingere, vista la forza che avevo dentro e la forte passione che mi avvolgeva”.

Giuseppe Fabrizio Lai iniziò come un bambino alle prime armi. Piccoli lavori infantili che crescevano incredibilmente tra un dipinto e l’altro.  “Capivo con estrema facilità le varie tecniche pittoriche e mescolare i colori era come girare il caffè all’interno della tazzina. Inizialmente utilizzavo i colori a tempera, ma non ero soddisfatto. Passai immediatamente ai colori a olio. Questi ultimi mi consentirono di dare vita alle mie opere.  Il terzo dipinto veniva incorniciato con forte stupore del corniciaio; il titolo ‘un mare in tempesta’, come a dimostrazione del mio forte temperamento”.

Nel corso degli anni, l’artista sentì la necessità di ‘uscire di casa’ e di aderire alle varie mostre che venivano organizzate in zona. Soprattutto in confronto con altri pittori che utilizzavano tecniche diverse. “Tengo a precisare che nel corso degli anni, nonostante i miglioramenti, non è mai venuta meno l’umiltà che è insita della mia persona. E penso che questo atteggiamento sia il vero segreto per andare avanti. Mai sentirsi arrivati.  Tutto questo mi è stato tramandato, in particolare da mia madre Felicina, un po’ meno da mio padre. Babbo Carlo, per usare un eufemismo, era leggermente vanitoso, ma molto determinato quando si trattava di agire. Questa determinazione mi ha consentito di andare avanti.”

Dal 1991 ad oggi sono trascorsi oltre trent’anni, un tempo nel quale Giuseppe Fabrizio è stato investito da sensazioni bellissime e non, un periodo dove ha ‘scritto’ sulla tela tutto quello che doveva elaborare, dove i suoi colori parlano, e le persone, li recepiscono in base alla loro sensibilità e personalità.

“Il mio primo critico, che conobbi a una collettiva a Barumini del 2001, il Prof. Alfredo Pasolino, ha definito che la mia produzione pittorica ‘è il postimpressionismo prestato e versato all’espressionismo astratto, che rappresenta bene le problematiche e gli argomenti affrontati in questo periodo storico-artistico’. Questa critica per me fu una iniezione di fiducia importante”

Lai è un attento osservatore. Passava intere ore ad osservare i paesaggi dell’incantevole costa del sud-est Sardegna, con le sue spiagge, gli stagni, la natura in genere. Innamorato della natura, inizialmente mi ispiravo agli impressionisti, trasmettendo sulla tela le emozioni che vivevo giornalmente. Nonostante tutto, sentivo che fino a quel momento il mio percorso artistico non era completo, in sostanza avevo la necessità di trasmettere oltre le emozioni per esempio di un paesaggio, un messaggio destinato all’osservatore. Difatti, ogni tanto tra un paesaggio e l’altro, creavo un lavoro differente. Iniziavo a capire che quella molto probabilmente sarebbe stata la strada giusta da percorrere. Nel corso degli anni novanta, in cui partecipavo a varie mostre e concorsi regionali e nazionali, nutrivo la necessità di progredire artisticamente, difatti la mia pittura si trasformava unitamente al mio modo di concepire la vita, trasmettendola sulla tela”.

Seguirono le mostre di Barletta (BA) e la Mostra Nazionale di Pittura e scultura Cittadella dei Musei Cagliari, organizzata dall’Università. Ormai Giuseppe Fabrizio Lai iniziava a ‘masticare’ l’olio. “La passione mi travolgeva, avevo fame di imparare e di confrontarmi. In breve tempo, la pittura si è trasformata in una passione che amo definire splendida.”

Nel 2002 esordisce a Muravera per la Sagra degli Agrumi, collettiva al Museo, nello stesso anno si recò a Torino per “La Telaccia d’Oro”. E continuò con mostre varie. Nel 2003, la mostra personale al Caffè dell’Arte a Cagliari.  “Dopo quella mostra, entrai far parte dell’associazione Caffè dell’Arte. Per alcuni anni ho esposto in Piazza del Carmine, insieme a pittori e scultori. E’ stato un periodo nel quale ho avuto la possibilità di confrontarmi e crescere. Poi Palermo, Lecce. Iniziavo a frequentare artisti nazionale e internazionali. Lavoravo ininterrottamente per ore, quasi mi dimenticavo di cenare. La riflessione mi impegnava tanto, dovevo trovare la mia strada, insieme allo stile, come la tua firma”.

Nel 2011, una delle mostre più importanti: Premio Oscar per le Arti visive, Hotel De Paris, Montecarlo Principato di Monaco. Poi tante altre: Roma, Napoli, Verona, Parigi, Vienna, Venezia. Nel 2018 un’altra grande soddisfazione dove il critico d’arte, Rosario Pinto, lo ospitò a Napoli con l’opera, ‘Le radici della vita’, nella mostra dal titolo, Rappresentazione del mondo moderno attraverso l’arte’. Dopo la mostra partenopea, il Professor Pinto, ha deciso di inserire le opere di Lai nel saggio critico edito dall’Associazione Culturale Napoli Nostra, ‘Fra Tradizione e Innovazione – Movimenti e idee dell’arte contemporanea dall’Impressionismo al Duemila. L’importante edizione sarà archiviata presso la biblioteca, Thomas J. Watson del ‘Metropolitan Museum of Art di New York’.

Nel periodo di pandemia Giuseppe Fabrizio Lai, ha avuto modo di approfondire il senso della nostra vita. La sua sensibilità, come quella di qualsiasi artista, recepisce ed elabora i temi mettendoli a disposizione della comunità. “Per quanto riguarda il futuro, la mia è un’arte in evoluzione. Io stesso sono curioso di conoscere quale sarà in futuro la mia tendenza artistica. Credo nella passione, nel lavoro e soprattutto nell’umiltà che mi contraddistingue. Più vado avanti, più mi rendo conto che non ho fatto niente, ma c’è un mondo da scoprire. I miei dipinti parlano, perché vivono grazie all’energia che trasmetto e che conseguentemente ricevono dal visitatore.”

5 pensieri riguardo “LA SENSIBILITA’ IN UNA TELA: GIUSEPPE FABRIZIO LAI, QUANDO DIPINGERE E’ TRASFORMARE LA REALTA’ IN POESIA”

  1. Pur essendo paesani ho incontrato e conosciuto Fabrizio Lai negli anni 90, ricordo che cominciava a parlarmi di tele e pennelli, aveva un carattere schietto, deciso ,capii subito che avrebbe intrapreso questa sua passione per la pittura, il tempo gli ha dato ragione, posso tranquillamente dire che le sue doti di artista lo porteranno verso altri traguardi e riconoscimenti sia in ambito nazionale e internazionale, complimenti, bruno

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