LA “SASSARESITA’” INTERIORE: GILDO MOTRONI DELEDDA, LONTANO DA CASA, PER DIFFONDERE LA CULTURA SARDA

Gildo Motroni Deledda

di MATTEO PORRU

Gildo Motroni Deledda a Venezia c’è da poco, pochissimo. È al primo anno di economia e vive fra ponti, campielli e canali. Belli, sì, ma distanti. Troppo, forse, da un ragazzo sassarese di vent’anni che nella sua città è diventato grande e poi, col tempo, ragioniere. E soprattutto membro del circolo “Silvio Pellico”, una fucina cattolica di belle idee e di belle teste. È qui che incontra per la prima volta l’amico della vita, Remo Branca, con il quale si batterà per le cause più grandi e più nobili del Novecento.

Tutto fa pensare che Gildo torni a casa, invece cambia strada e, appena laureato, fra mille difficoltà che fanno tutte capo a una che si chiama prima guerra mondiale, si ferma a Genova. Qui fonda la “Giovane Sardegna”, un’associazione grande e capillare che riunisce tutti i sardi trapiantati in Liguria e i sassaresi su tutti. Ci sono molte sezioni, anche piccole, ma tutte importanti.

La sua è quella di Sestri Ponente e lui fa, ovviamente, il Presidente. Di più: inizia a diffondere la cultura sarda, la fa apprezzare e pure sostenere. Merito anche dell’amico Branca, con cui è in contatto sempre e che gli regala un disegno per sei mila cartoline Pro Brigata Sassari da far girare dappertutto.

Motroni è lontano da casa ma le sue collaborazioni con “l’Isola” e “La Nuova Sardegna” sono sempre più frequenti. Si aggiungono anche “Riscossa popolare”, “Il nostro alfiere” e “Il giornalino della domenica”, stampati rispettivamente a Bologna, Milano e Firenze. E si aggiunge anche la poesia, in italiano e in sardo. Si firma Montior, fa finta di nascondersi, scrive di Sassari con cuore e con tecnica, come si legge nelle terzine di Giubintura o nei sonetti Mariedda e Signora Firumena, forse le due liriche più belle e più vere. Menzione speciale a L’immusgi sassaresi, una lunga rassegna degli uomini, delle donne e delle relazioni della sua città nella quale, alla fine, è tornato a vivere e a lavorare, prima al Credito Italiano e poi all’INPS.

Lo spessore culturale e professionale di Motroni è tale che l’arcivescovo Cassani affida a lui, e a Branca, la direzione editoriale e la conduzione di “Libertà!”, un giornale per il quale ha già scritto in passato e che sta attraversando un terribile periodo di magra, fra debiti di milioni di lire e tirature quasi inesistenti. Ci vogliono due anni, a quel duo stupendo, per tirare su il giornale. Con determinazione, calma e strategia. Soprattutto amministrativa, soprattutto di Gildo.

Sono tanti i versi che Motroni continua a scrivere e tendono al recupero della tradizione, della lingua madre. Una visione precisa, coerente, ma non condivisa da molti poeti, Salvator Ruju su tutti. Una poetica che racconta una ricerca enorme e profonda della semplicità, alla bellezza delle cose piccole e pure, come in Sienda, e la sottile ma presente malinconia del mondo e dell’artista, come in Lu grigliureddu.
C’è questo, e molto altro, nella raccolta di inediti che lui non ha mai visto pubblicata. C’è questo e molto altro nella vita di un uomo, e che uomo, che si spegne presto e che Branca ricorderà sempre.

C’è questo, e molto altro, nella Sassari che Gildo Motroni ha portato ovunque. Soprattutto dentro.

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