“GIORNATA DELLA MEMORIA 2022”: RICORDIAMO IL COLONNELLO GIOVANNINO BIDDAU, NATO A PLOAGHE NEL 1896, DEPORTATO E MORTO NEL LAGER NAZISTA DI FLOSSENBÜRG (APRILE 1945)

di PAOLO PULINA

La  fondamentale opera in due volumi “L’antifascismo in Sardegna (a cura di Manlio Brigaglia, Francesco Manconi, Antonello Mattone e Guido Melis, Cagliari,  Edizioni Della Torre, 1986; l’opera è stata ripubblicata nel 2018 come ebook presso la medesima casa editrice) cita, tra i sardi  decorati  nella Resistenza e nella guerra di Liberazione, anche il colonnello di fanteria  Giovannino Biddau, nato a Ploaghe (dove il padre fu medico per 42 anni) nel 1896, insignito di medaglia d’argento alla memoria. La scheda biografica che lo riguarda – nel secondo volume – ricorda che l’ufficiale, «colto dagli avvenimenti dell’8 settembre 1943 in Dalmazia ed assunto il comando di un settore della difesa di importante località, animava e sosteneva con l’esempio i dipendenti in  un’impari lotta. Sopraffatto, veniva catturato ed affrontava con sereno coraggio la morte per fucilazione. Spalato, Signe  – Dalmazia –, 8-30 settembre 1943».

Nel primo volume è scritto inoltre che «il colonnello Biddau, a Spalato con la  divisione “Bergamo”, sottoscrive con altri 200 ufficiali l’impegno di unirsi ai partigiani di Tito: quando la divisione è attaccata dai tedeschi della “Prinz Eugen” e 400 ufficiali, costretti alla resa, rifiutano di aderire alla repubblica di Salò, Biddau è fra i 46 ufficiali che, legati a gruppi di cinque, sono giustiziati a colpi di mitraglia sulla collina di Trilly (è medaglia d’argento alla memoria)».

Questa annotazione, già comparsa nell’articolo di Simone Sechi “I sardi nella Resistenza in Italia e all’estero”pubblicato nel numero datato 12 settembre 1982 di “Patria indipendente”, quindicinale della Resistenza e degli ex combattenti, è stata ripresa dallo stesso autore nel saggio sullo stesso argomento pubblicato nel secondo volume dell’opera già richiamata.

Il colonnello Biddau è citato anche dal caporal maggiore Ponziano Ferreli (nato ad Arzana, in provincia di Nuoro, nel 1918) in una delle molte testimonianze raccolte da Francesco Fatutta e Paolo Vacca nel volume “La guerra dimenticata della Brigata Sassari. La campagna di Iugoslavia 1941-1943” (Cagliari, Edes, 1994): «Ho avuto la fortuna di avere un comandante molto abile. Il colonnello Giovannino Biddau. Era uno del Capo di Sopra, un vero soldato, un ufficiale capace di assumersi la responsabilità totale della vita dei suoi uomini. Biddau non ha mai fatto morire un fante inutilmente o, peggio, per incompetenza. Durante i combattimenti non perdeva mai la calma. Stava nella posizione in cui deve stare un comandante e dava ordini precisi ai suoi ufficiali perché conosceva sempre perfettamente la situazione. Era uno stratega ed era talmente abile da riuscire a organizzare una rete di informatori che ci garantivano un controllo quasi totale del territorio occupato dal nostro battaglione. Il colonnello si incontrava anche con responsabili delle bande partigiane, con i quali aveva ottenuto una specie di pacificazione in alcune occasioni. Riuscì ad organizzare scambi di prigionieri. Noi davamo sempre qualche uomo in più rispetto a quelli che ci restituivano loro, ma penso che succedesse perché noi riuscivamo a catturare più gente di quanta non riuscissero a catturarne i partigiani. L’esperienza avuta col colonnello Biddau rese ancora più drammatico il passaggio al maggiore Trogu di Austis. Grande soldato, coraggiosissimo, ma pazzo sconsiderato».

Come si vede, in questa testimonianza non si accenna al modo in cui sarebbe morto il colonnello Biddau. Dopo quanto riportato nelle precedenti citazioni, è bene però precisare definitivamente che, in realtà, Biddau non fu fucilato a Spalato nel 1943 ma, una volta fatto prigioniero, fu deportato nel lager nazista di Flossenbürg e lì morì nell’aprile 1945.

Ecco la dimostrazione. Grazie ad una documentazione che mi fu fornita dal pavese Ferruccio Belli,  ex deportato nei campi di concentramento nazisti e animatore della sezione ANED di Pavia, nel 1996 scoprii che negli  “Elenchi nominativi delle domande accolte per gli indennizzi a cittadini  italiani colpiti da misure di persecuzione nazionalsocialiste di cui alla legge 6 febbraio 1963, n. 404”  curati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e pubblicati nel supplemento ordinario alla “Gazzetta Ufficiale” del 22 maggio 1968  compare anche  il nome del colonnello Giovannino Biddau, nato a Ploaghe il 7 aprile 1896, fatto prigioniero a Spalato e poi deportato  nel campo di concentramento nazista  di Flossenbürg, località bavarese nei pressi della frontiera cecoslovacca, dove risulta morto il 4 aprile 1945(e  in effetti, tra i  morti italiani di Flossenbürg, che compare nell’ “Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza” edita dalla casa editrice milanese La Pietra, figura anche Giovannino Biddau ). La domanda per il riconoscimento dell’indennizzo fu presentata dalla vedova Margherita Manconi, nata a Sassari il 3 gennaio 1896, con l’indicazione del  domicilio  nella stessa città in Via  Viola  21.

D’altra parte, anche nel volume di Gaetano Cantaluppi, “Flossenbürg. Ricordi di un generale deportato”, Mursia, 1995, ristampa 2008, a p. 88, troviamo scritto: «Il colonnello Biddau (per un refuso indicato come Biddan, NdR), deportato politico per aver resistito ai tedeschi in Grecia, morì il 4 aprile nel cortile maggiore del campo. Esausto per una colite intermittente che all’infermeria non gli curarono dopo averlo canagliescamente maltrattato, fu dimesso come guarito. Il male aveva invece raggiunto una tale gravità che le poche possibilità di cura offertegli dagli amici e consistenti in qualche disinfettante intestinale, non bastavano per lenirlo. Perdute le forze, perduta la volontà di vivere, s’afflosciò come un cencio, lui così forte, aitante, così pieno di volontà e di fede e morì sotto un albero in un pomeriggio gelido e ventoso componendo il bel viso nel placido sonno della morte».

Il colonnello Giovannino Biddau è citato anche nel secondo volume de “Il libro dei deportati”,  ricerca del Dipartimento di storia dell’Università di Torino diretta da Brunello Mantelli e Nicola Tranfaglia; promossa da ANED, Associazione nazionale ex deportati;  edita da Mursia, 4 volumi, 2009.

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