NEL PARADISO DEL ‘POPOLO BLU’; ‘IN VIAGGIO’ IN AFRICA CON CLAUDIA ZUNCHEDDU

di CHRISTINE LAURET

Incontrare Claudia è come fare un viaggio in Africa. Ma non quello turistico, no, uno vero, ricco di esperienze, aneddoti, incontri. È un’Africa senza trucco, quella che si guarda con il cuore, con gli occhi della bontà.

Al mio arrivo un esercito africano mi saluta: lancia impugnate, i guerrieri montano la guardia e controllano: amico o nemico? …Quest’accoglienza dà il «la» all’intervista che si svolgerà qui.

Sono venuta per incontrare una donna dalle mille passioni e mi fermerò solo ad una: quella di un continente affascinante, un popolo misterioso, una terra ribelle con una sete di libertà condivisa: L’Africa.

Da Parigi a Dakar, Claudia vaga per molti anni sulla terra dei nostri avi. Che sia ai piedi delle piramidi alla guida di un 4×4 o nel deserto del Tenere, non perde mai di vista la sua vera missione nella vita: aiutare il prossimo, dare sollievo alle sofferenze, rendere la vita degli altri più umana.

Maschere, tende, gioielli… i ricordi dell’Africa popolano la sua casa… non so da dove iniziare! Circondata dall’Africa mi sembra di sentire i tamburi che battono sotto la mia pelle e mi vengono in mente le immagini di corpi muscolosi, lucidi, alti, generosi… Il richiamo del continente si fa sentire. Andiamoci!

Forse, come Mano Dayak, Claudia è nata con la sabbia negli occhi, sabbia portata dallo scirocco in Sardegna.

Infatti, appena compiuti 20 anni, se ne va in nave alla scoperta del continente Africano. Se ci va come turista, non prosegue come tale. Ha un amore infinito per questa terra. Gli incontri le permettono di dare il suo contributo al popolo Africano. Con l’aiuto dell’associazione AZALAI* (carovana del sale), dà la possibilità ai Tuareg di andare a scuola (progetto pensato con Mano Dayak per i Tuareg del Niger e portato avanti anche dopo la tragica morte del capo Tuareg in Mali). Porta anche l’acqua nei posti più inaccessibili e sostiene la medicina tradizionale “nel pieno delle sabbie del Mali“.

Da decenni, Claudia resta fedele ai suoi impegni presi con il popolo Tuareg.

Potremmo chiederci perché, per Lei, la causa dei Tuareg prevale sulle altre?

Io mi sono fatta la mia idea… Oltre alla causa giusta: accesso alla cultura, acqua per tutti, diritti umani… penso che la libertà di questo popolo di pastori nomadi, libero di spostarsi attraverso il deserto… attragga Claudia come una calamita. Si parla della Claudia infatuata di libertà, quella capace di arrivare a casa una sera e decidere di andarsene in Bolivia il giorno dopo. Quella pronta a fare il suo zaino e andare per uno studio sui popoli dei massicci sahariani o nella foresta equatoriale del Congo…

Al pari del popolo Tuareg caro al suo cuore, la vita di Claudia è un grande “viaggio”, un “gioco di pista” dove ogni tappa porta una causa da difendere, ogni scelta è guidata dalla libertà.

Tuareg significa in Tamasheqpopolo libero” ma anche “dimenticato da Dio” in arabo. Forse per essere liberi dobbiamo essere dimenticati?!… l’unico modo per vivere serenamente? … ma questa è un’altra storia.

La partecipazione di Claudia ai diversi Rally in Africa non aveva come scopo di vincere, ma di aiutare, di legarsi un po’ più al popolo Africano. Non lo confessa, ma attraverso il suo percorso, i legami intrecciati con diversi leader Tuareg, mi accorgo che le importa di più l’essere umano che la competizione, più i rapporti umani, le storie, che vincere un rally.

Si, è vero che la sua partecipazione ai rally parte dalla sua passione per i 4×4. Dall’età di 9 anni guida la Jeep del padre consapevole di avere in casa una figlia, anzi, delle figlie in gamba. Però è un’insieme di circostanze e la sua passione per l’avventura che la fanno “imbarcarsi” all’assalto del deserto. Là, troverà molto di più che una semplice gara.

Si legherà alle leggende dello sport automobilistico come Jacky Ickx, Jean Todt o ancora l’eccezionale esploratore Ambrogio Fogar. Frequentarà anche Aboubacrine o Mano Dayak, l’uomo dagli occhi d’oro, nomi mitici che hanno cullato la mia gioventù.

Non provate neanche a pensare che Claudia ricerchi i personaggi pubblici! Parla di Jacky Icks con lo stesso entusiasmo con cui parla del giovane bambino africano che ha curato prima di partire per una gara, o di quella donna che le ha fatto da mangiare o che si è occupata dei suoi capelli…

Claudia ha una passione per l’essere umano e se ha conosciuto delle leggende è perché si è sempre fermata nel deserto per aiutare gli uni o gli altri senza considerare la loro fama e senza più pensare alla gara …

Il bene che fa torna sempre… sono questi atti che l’hanno portata ad essere considerata, amata. Uno la chiamava “la nostra eroina“, un altro diceva alla sua squadra “se mai la trovate sulle piste, fermatevi!

Claudia, come i cavalieri di un altro tempo, sorge quando le circostanze lo richiedono. Senza fanfare, vola al soccorso di chi ha bisogno: Tuareg, ambiente, concorrenti… Se la causa è giusta, Claudia indossa il suo «abito» e solo armata di benevolenza, di equità, di giustizia e del suo sapere medico, affronta il mondo intero, senza mai avere paura delle conseguenze per lei.

Una delle nostre giovani lettrici scriveva in un testo che ci ha regalato:

Un eroe è quella persona che, nonostante abbia altre preoccupazioni, riesce ad aiutare gli altri“. http://emotionletter.com/eroe-per-caso/

Questa sua definizione si addice perfettamente a Claudia che pensa all’ambiente, al benessere mondiale, al “gruppo” prima di pensare a lei. Questi tre ambiti sono legati da un comune denominatore: Il dono di sé.

Ho passato 3 ore in compagnia di una donna affascinante, attrice della storia, una donna del Mondo, una politica, giornalista, autrice, esperta dei deserti, medico…

Claudia Zuncheddu è una figura di spicco con una forza d’animo che le è valso il premio Eleonora d’Arborea (o premio Osieri).

Finirò con una frase di Thomas Hardy che trovo particolarmente adatta alla nostra protagonista di oggi:

«La donna perfetta, lo sapete, era una lavoratrice, non era una oziosa, neanche una grande signora, ma una donna che usava le sue mani e la sua testa per il bene degli altri»

Ahimè, non si può raccontare una donna, una vita in poche parole! (

www.emotionletter.com

Una risposta a “NEL PARADISO DEL ‘POPOLO BLU’; ‘IN VIAGGIO’ IN AFRICA CON CLAUDIA ZUNCHEDDU”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *