SCOPRIAMO IL MONDO DI FUSILLA: ELISABETTA ARDU, TRA COMUNICAZIONE E CONTAMINAZIONE TESSILE

Elisabetta Ardu “Fusilla”

di LUCIA COSSU

Alberi e arredi urbani vestiti a festa con strisce avvolgenti e soffici di lana o cotone, realizzate a maglia o con l’uncinetto. Lo Yarn bombing è un’esplosione di colori e di calore. Questa pratica artistica, molto ecologica e poco impattante, è nata in Texas negli anni Novanta e si è diffusa, in breve tempo, in tutto il mondo. Le installazioni spontanee, grazie alla fantasia, all’estro e al desiderio di bello degli artisti e delle persone che si dedicano a quest’arte, colorano e animano gli spazi cittadini, i luoghi anonimi o grigi, gli spazi immersi nella velocità infestante del quotidiano. In un mondo così barbaramente tecnologizzato, uniforme e consumista, si avverte una sempre maggiore esigenza di bello, di natura, un desiderio di comunicazione, di tempi più lenti, la necessità di riumanizzare i luoghi e gli spazi. Ecco lo Yarn bombing a soddisfare, per il tempo che si desidera, la ricerca di colore, di una pausa e di un nuovo significato da attribuire, a scelta, alle cose. L’albero rivestito di cotone colorato è un richiamo per il passante distratto: fermati, guardami, riposa e goditi il momento!

In Sardegna lo Yarn bombing porta il nome di Fusilla. Questo è il nick name scelto da Elisabetta Ardu, poco prima di realizzare la sua prima installazione. La sua storia inizia a Santu Lussurgiu, antico e fascinoso borgo del Montiferru, incastonato tra foreste e sorgenti, dove, conclusi gli studi universitari e dopo esperienze in altri luoghi, l’artista ha deciso di vivere.

Gli anni dell’Università sono tra i più formativi per ciascuno di noi: per la conoscenza e consapevolezza che si acquisisce di sé stessi, più di ogni altra nozione e materia e professione, per i corridoi di facoltà e le notti che albeggiano, per le amicizie fraterne. All’Università, la vita è comunitaria, specie per i fuorisede: non si è soli mai, ci si spartisce il pranzo e la cena, ansie e delusioni e gioie. Un tempo inconsapevole di spensieratezza, ma non lo sapevamo!

Durante gli anni universitari, quasi per caso – si fa per dire, perchè esiste una stella, un destino, un richiamo- in un pomeriggio sassarese, Elisabetta inizia a percorrere la sua strada artistica, ma lei ancora non lo sa. La sua amica le mostra i rudimenti dell’uncinetto, che la nonna non era riuscita ad insegnarle. Da quei punti semplici esploderà una grande passione, che andrà a riempire di senso lo spazio urbano. Impara a fare l’uncinetto a modo suo, un modo travolgente che non si limiterà a un uso decorativo e privato dei manufatti: i tavolini non sono sufficienti e neppure le pareti domestiche per contenere la necessità di comunicazione. La passione esplode con un grande messaggio a colorare gli spazi pubblici, a regalare benessere e gioia, un momento di riflessione rivolto a tutti. Perché siamo esseri sociali e la Comunità è la nostra vera casa.

Quando viene a conoscenza dello Yarn bombing, sceglie un albero, lo misura, inizia a preparare con l’uncinetto le pezze circolari e colorate per rivestirlo. Ogni pezzetta ha un fiore al centro, e questo, per diverso tempo, sarà il suo segno distintivo. Siamo nel 2012, è il primo giorno di primavera, Elisabetta abbraccia l’albero e inizia ad installare i manufatti, a cucirli insieme, sino a rivestirne il tronco. Lei sospesa su quel pezzo di natura nato e vissuto in città. Con quell’albero, colorato e caldo, nasce Fusilla.

Anche il nome d’arte è frutto di quell’ambiente comunitario che sono le case dei fuorisede nelle città universitarie. “Non vuol dire niente, il nome. Stavo creando la prima installazione, era un intervento in strada, come forma di comunicazione e volevo la mia tag. Con le coinquiline stavamo preparando la cena, si parlava di nomi, quando una di loro ha detto: “Fusilla”, nella mia mente si è creato subito un puzzle. Volevo un nome, che, graficamente, contenesse l’uncinetto, e qui è rappresentato dalla F, e che contenesse i ferri: la doppia L. Fusilla ricorda la pasta e io sono una pastaiola; il suono ricorda il fuso e il discorso della lana; sono riccia, lunga e affusolata e ricorda me. Ma sì, suona bene. Fusilla!”. Inizia l’avventura, che lei ha promesso, a sé stessa e non solo di portare avanti sempre.

Viene da chiedersi quali siano le reazioni dei passanti; nelle quotidiane corse, che effetto può fare un albero colorato. “Inizialmente le reazioni sono sempre di straniamento, le persone che passano si accorgono di quella botta di colore, che in genere non c’è”. -Mi racconta Fusilla- “Poi si avvicinano e capiscono matericamente di cosa si tratta e allora si ammorbidiscono, proprio come la materia. Ci sono persone che passano dritte, o che non lo vedono, o che pensano che quei colori siano dipinti e allora iniziano a lamentarsi: “ah, anche gli alberi rovinate!”. Mi è capitato anche questo. Io mi mettevo lì, specialmente agli inizi, in incognita ad osservare le reazioni della gente. Un giorno un signore incrocia il mio sguardo e mi chiede: “ma l’ha fatto lei, signorina? Complimenti, è molto bello, sembra un motivo arabo”. Un’altra volta, una nonna con il nipote per mano, che si avvicinano, piano piano, e la nonna gli dice: “tocca” e il bambino si avvicina e inizia a toccare la lana, si avvicina ancora sino ad abbracciare il tronco. Attimi di vita vera, preziosissimi”.

Negli anni, Fusilla ha realizzato tanti lavori spontanei e anche importanti collaborazioni, con collettivi e fiere conosciute a livello nazionale, come, ad esempio, la fiera Kreativ di Bolzano. In quest’occasione ha sperimentato lo Yarn Bombing collettivo: con un gruppo di donne ha creato una bella voce comune, ma libera, per rivestire otto alberi e tre panchine.

“Il messaggio? Variegato, ma principalmente credo di spingere molto sulla gentile libertà di pensiero, dobbiamo cercare di essere liberi, ma con modo, con gentilezza. Perché stiamo vivendo un mondo troppo incattivito e nevrotico, non ci si ferma più a pensare. Queste sono azioni atte a stimolare una qualche scintilla nel pensiero di più persone possibili. Lo Yarn bombing è un ottimo termometro sociale, perché in base alla reazione che si ha su un intervento, tocchi con mano quanto siano presenti in quel luogo certe dinamiche malate e violente”.

Tra le sue creazioni, si distinguono sos casizolos e i dolcetti sardi, pabassinos, casadinas, seadas, tericas, realizzati ad uncinetto con la lana sarda colorata con tinture naturali. Questi manufatti sono piccoli giochi, portachiavi o bijoux, se riprodotti in miniatura con filo da cucire. Per la loro realizzazione, Fusilla utilizza la tecnica giapponese di lavorazione tridimensionale dell’amigurumi, che significa proprio giocattolo realizzato a maglia o uncinetto. “Avvertivo l’esigenza di trovare qualcosa di mio, solo mio, e lo dovevo tirare fuori da me. E così sono nati i dolcetti e sos casizolos. Sono fortemente legata alla mia terra e le mie creazioni sono talmente legate al territorio che non possono non avere il nome nella loro lingua. Ne vado molto fiera, perché sono oggetti sinceri”.

Nel mondo fusillianeo, fantasia e tradizione si fondono insieme, le tecniche vengono decontestualizzate nella realizzazione di manufatti inediti, perché questi non sono semplici oggetti decorativi, sono opere d’arte. Come, ad esempio, gli studi con la canottiglia, le lavorazioni di metalli e oro – utilizzate anticamente negli abiti tradizionali e, ancora oggi, nei paramenti dei sacerdoti- o gli esperimenti con la filatura delle buste per la spazzatura. Dal suo estro artistico nascono oggetti con tutta una filosofia e un valore concettuale, come il sistema solare, un tappeto interamente realizzato con le buste lavorate. “Ma sono un’artista o non lo sono? Sento il bisogno di fare le cose con un’anima, un pensiero, che continuano nel tempo e ti avvicinano le persone”.

Nel 2018 prende vita ‘Isiones, un progetto collettivo di sensibilizzazione ambientale attraverso il linguaggio artistico, in collaborazione con l’amministrazione comunale di Santu Lussurgiu e realtà associative del luogo. Elisabetta, per il momento, ha deciso di vivere nella cittadina del Montiferru e desidera trovare espressioni e significati nuovi, così decide di far dialogare il mondo delle campagne e il paesaggio con l’arte. Il comune denominatore è la commistione tra elementi, paesaggio e cura del bene comune. Si decide di iniziare con l’elemento acqua, intervenendo sui punti di presa dell’acqua dell’agro; queste strutture in cemento, brutte e abbandonate, seppur utili per l’approvvigionamento d’acqua impattano fortemente con la bellezza del territorio. Nelle prime due edizioni, due punti di presa d’acqua sono stati oggetto di un intervento artistico; nel 2020, la pandemia rischiava di bloccare il progetto, ma così non è avvenuto. Questo, infatti, è stato l’anno dell’elemento fuoco e dello Yarn bombing collettivo a Santu Lussurgiu in zona arancione: con la partecipazione da casa di quindici donne, sono stati rivestiti due alberi nella piazzetta del centro storico della cittadina. Il significato è simbolico: sono gli alberi piantati dai bambini delle prime elementari, nel 1990, tra quei bambini c’era Elisabetta Ardu. Un’esperienza importante, perché il lavoro comune, corale, ha permesso che si creassero delle connessioni e dei rapporti di cura reciproci. Nel 2021 altri due punti di presa d’acqua, nell’agro di Santu Lussurgiu, cambieranno veste e saranno perfettamente integrati nel bel territorio in cui sono inseriti.

È di questi giorni la pubblicazione del catalogo Nostos Numerouno, realizzato dal collettivo di giovani artisti sardi, Transhumanza, dove è presente un’opera di Fusilla, su casizolu “cori mode”. È la pubblicazione della mostra collettiva realizzata nel 2020, durante i giorni di carnevale, in una casa del centro storico di Santu Lussurgiu. La scelta della data non è casuale visto il sentimento popolare che, nel centro del Montiferru, anima questa ricorrenza.

Yarn bombing è sinonimo di ricerca del benessere e di equilibrio, è vivere il presente, è desiderio del bello. “È – mi dice Fusilla- riuscire a comunicare con persone che non si conoscono.” Il mondo fusillianeo è questo e tanto altro: è mescolanza di tecniche, radici salde e innovazione, colore e comunicazione, pensiero, cura e condivisione, in una parola: è arte! L’invito è a scoprire questo prezioso mondo, curiosando nei social e seguendo tutte le future attività artistiche.

#lacanas

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