TRA STORIA E BELLEZZA: PORTO FLAVIA, OLTRE IL FASCINO DELLA MINIERA

di BENEDETTA PIRAS

Il Pan di Zucchero della miniera più celebre e iconica della Sardegna 

Cercando immagini della Sardegna sul web, ti sarà capitato di vedere la sua foto almeno una volta. Sembra quasi uscita da un racconto di fantasia quella grande “porta” che dalla parete della montagna emerge a strapiombo sul mare azzurro del Pan di Zucchero, distinguendosi dalla roccia solo grazie alle sue linee geometriche e al nome di una bambina inciso sopra, Porto Flavia.

La storia di Porto Flavia comincia nel 1925. Ci troviamo nel territorio di Masua a Iglesias, dove la miniera locale è pienamente operativa con un piccolo villaggio dedicato alle famiglie di minatori.

Dalla miniera, in funzione a pieno regime dal 1860, venivano estratte materie prime destinate al rifornimento del continente e trasportate grazie ai grandi carichi di cui le navi si rifornivano dal porto di Carloforte. Fino al 1925 però, tutte le operazioni di carico e scarico erano realizzate totalmente a mano e per mezzo di carri.

Il processo richiedeva un grande impiego di tempo e risorse. Una volta estratti infatti, i minerali venivano caricati sui mezzi trainati e fatti arrivare al porto vicino dove i galanzè –gli operai carlofortini- sistemavano a mano il prezioso carico su delle piccole imbarcazioni chiamate bilancelle il cui compito sarebbe stato quello di portare le preziose risorse a Carloforte. Proprio per questo motivo intorno al 1920, il proprietario della miniera decise di commissionare l’ideazione e la costruzione di Porto Flavia, un progetto innovativo nel meccanismo e nelle dimensioni che vedrà il suo compimento soltanto cinque anni dopo.

Progettato dall’ingegnere Cesare Vecelli che diede al complesso il nome di sua figlia Flavia, il porto era un prodigio dell’architettura. La porta sul mare che troneggia oggi da Schina ‘e Monte Nai era la penultima tappa del percorso che le materie prime estratte intraprendevano dalla miniera vicina, risparmiando diversi passaggi e accelerando il processo di carico.

La linea di estrazione adesso era più lineare: i minerali non venivano più caricati sui carri e trasferiti a braccio sulle barche. La materia prima invece, veniva portata all’interno della montagna dove due gallerie collegate da grandi silos si sovrapponevano perfettamente per svolgere il proprio compito.

Oggi visitando l’interno del grande complesso la visione dei due silos dall’alto lascia senza fiato. Arrivati all’apertura corrispondente, i minerali venivano fatti cadere nella bocca delle grandi vasche dalla capienza di 10mila tonnellate per poi aspettare di essere caricate nuovamente dalla galleria inferiore e portate all’attracco delle navi da carico.

Era qui che entrava in scena quella pittoresca porta sul mare del colore della pietra. Grazie ad un grande montacarichi, i minerali venivano caricati direttamente sulle navi di passaggio che si potevano momentaneamente fermare sotto alla porta, così da evitare di attraccare alla spiaggia.

L’impianto ebbe vita lunga: dopo la guerra verrà utilizzato nuovamente fino alla completa cessazione dell’attività, negli anni ’90. Oggi Porto Flavia è una meta visitabile da non perdere, impreziosita ancora di più dalla privilegiata posizione della porta sul mare, dalla cui terrazza è possibile ammirare uno dei quattro faraglioni del Pan di Zucchero, il complesso naturale più bello e famoso della Sardegna.

#costasmeralda.it

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