STUDI SPECIFICI SPIEGANO CHE IN ITALIA (E IN SARDEGNA) FINIRANNO SOTT’ACQUA ENORMI TERRITORI. IL MARE S’INNALZERA’, CI SOMMERGERA’ E NESSUNO DECIDE

Sembra un bollettino di guerra, in realtà è un bollettino climatico. La lotta impari tra uomo e ambiente, produce conseguenze diverse, sia a livello temporale che spaziale. Con l’inevitabile conclusione che sarà il primo a soccombere. Si faceva cenno a un bollettino. Quelle che seguono sono alcune previsioni che riguardano le coste italiane, da oggi a fine secolo. In Italia più di 5.600 chilometri quadrati di litorali, tra cui oltre 385 chilometri di spiagge, rischiano di essere sommersi dal mare se non verranno realizzati interventi di mitigazione e adattamento. La fonte è quella dell’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), la quale in un suo recente rapporto specifica che il livello del Mediterraneo sta crescendo a un ritmo costante e veloce, tanto che «entro la fine del secolo l’innalzamento del mare lungo coste italiane è stimato tra 0,94 e 1,035 metri».

A queste proiezioni, bisogna poi aggiungere il cosiddetto “storm surge”, cioè l’anomalo innalzamento dell’acqua causato dai venti e dalla bassa pressione delle tempeste e simili, che in alcuni casi, molto variabili, aggiungono un altro metro. In totale, sono 40 le zone a rischio sommersione, tra cui molte localizzate in Sardegna. Nello specifico l’area di Cagliari, Oristano, Fertilia, Orosei, Colostrai (Muravera) e di Nodigheddu, Pilo, Platamona e Valledoria (Sassari), di Porto Pollo e di Lido del Sole (Olbia). Qualche settimana prima l’Ingv, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, annunciava che una superficie costiera pari a circa 5,5 milioni di campi di calcio relativa a 163 coste del Mediterraneo sarebbero a rischio inondazione. Negli ultimi due secoli, il livello medio degli oceani è cresciuto a ritmi più rapidi rispetto agli ultimi 3000 anni, con un’accelerazione pari a 3,4 millimetri l’anno negli ultimi vent’anni. Con una differenza da anno in anno, di più 0,084 mm. Il livello del mare globale negli ultimi 25 anni è quindi aumentato di ben 7 centimetri. Che nell’arco di un secolo diventano quasi 30 centimetri. Per quanto riguarda il Mediterraneo, e quindi i nostri mari, il livello è di circa 2 millimetri l’anno, pari a 20 centimetri in un secolo. Sembrano misure irrilevanti, in realtà possono diventare devastanti per le popolazioni costiere che vi abitano. Il responsabile di questa situazione è il cambiamento climatico in atto.

Con il riscaldamento globale, si stanno sciogliendo importanti riserve di ghiaccio come quelle polari e sta aumentando l’espansione termica degli oceani. Se non s’interviene subito nel ridurre le emissioni che provocano l’accrescimento medio della temperatura, si prevedono scenari ancora peggiori. Fino a circa un metro di livello medio in più nel 2100, di alcuni metri nel 2300 e via dicendo. Già bloccando oggi il carico inquinante, non ci sarebbe una risposta positiva nel breve tempo, perché comunque il livello salirebbe ancora. Immaginiamo cosa potrebbe accadere se a fronte dei tanti allarmi lanciati, la reazione nel porre fine al trend attuale fosse lenta se non inesistente. Come del resto sta purtroppo avvenendo. È del tutto evidente che, mai come in questo caso, le scelte di oggi si ripercuoteranno nel futuro. Anche a livello di pianificazione e investimenti. Se è vero che si può e si deve agire nei programmi di mitigazione e rallentamento degli impatti, ci sarà poi una soglia oltre la quale certe aree saranno perdute.

Ci sarà il momento, non lontano, in cui ci si chiederà se ha senso investire risorse, realizzare infrastrutture, proporre attività in luoghi potenzialmente a rischio sommersione. A fronte del mondo scientifico che si sta prodigando in importanti programmi di ricerca, con sempre maggiori studi di dettaglio, tanto da fare proiezioni sempre più coerenti per il futuro, dalle altre categorie che contano, che anzi decidono, non ci sono risposte adeguate o comunque all’altezza della gravità della situazione. Una responsabilità, quella che si stanno assumendo, che pagheranno cara le generazioni future.

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